mercoledì 20 aprile 2016

Ti regalo un racconto personalizzato


Oggi pubblichiamo un post molto lungo, ma per rendere per bene l'idea di un "lavoro" che stiamo portando avanti da qualche anno.
Come sapete, ci piace tanto integrare "scuola e vita", apprendimento e vita reale.
In Italiano, in particolare, lo abbiamo sempre fatto.
In particolare, in classe 2a, i bambini hanno iniziato a scrivere testi descrittivi: per la descrizione della persona, allora, abbiamo pensato di regalare a nonni, zii e persone care una descrizione personalizzata, in occasione del loro compleanno.  
Crescendo, si vanno a studiare le caratteristiche di sempre più tipologie testuali, in particolare del testo narrativo nei suoi vari generi.
Molti libri di testo propongono agli studenti di scrivere un racconto, alla  fine di ogni genere studiato (racconto fantastico, racconto realistico, racconto d'avventura, racconto umoristico, ecc). Molte volte, questo esercizio, in astratto, può risultare pesante e noioso, o anche "spaventare" il bambino.
Noi abbiamo pensato di dedicare anche i nostri racconti ai nostri cari.
Centrando la trama sulla persona che li avrebbe ricevuti, sulle sue caratteristiche, i suoi interessi, le sue passioni.
Così, compleanno dopo compleanno, nel corso della classe 4a e 5a, Margherita ha scritto tanti, tanti racconti, che sono andati a costituire la base per il suo "Fiaballegre".
Da quest'anno, sta facendo la stessa cosa anche Mariangela, che per ora si è divertita un sacco ad inventare situazioni strane, buffe o irreali in cui calare i suoi nonni.
Il risultato?
Una marea di racconti traboccanti d'amore. Perchè scrivere per le persone a cui vogliamo bene è davvero un piacere.
Per non parlare dell'emozione di chi riceve in dono un racconto personalizzato e centrato su di lui, scritto da un nipotino di 8-10 anni.

Eccone alcuni.

Per una bisnonna tanto energica e sempre in movimento, Margherita ha ideato non uno, ma due racconti!
Invento un racconto realistico
Una bisnonna super-sprint
C’era una volta una bisnonna di nome Pia.
Aveva i capelli a caschetto, gli occhiali e gli occhi marroni.
Per sua natura molto attiva adorava lavorare e non stava ferma un attimo: voleva spazzare, pulire forni e fornelli, lucidare l’argenteria, dare la cera, togliere le ragnatele, lavare i piatti, stirare, stendere e fare il bucato.
Era molto anziana, per questo i suoi familiari non volevano che lavorasse troppo e cercavano di convincerla a non stancarsi molto, ma lei niente, non li ascoltava.
Un brutto giorno però, mentre stava spazzando a casa dei nipotini, scivolò su una macchinina lasciata lì dal suo nipotino più piccolo e dovette andare all’ospedale.
Lì scoprirono che si era rotta una gamba e gliel’ingessarono.
La bisnonna Pia, con la sua gamba ingessata, dovette restare seduta su una poltrona per un mese e mezzo e nessuno potè toglierle un sonoro: “Te l’avevamo detto!”, ma i suoi nipotini le fecero compagnia e questo le servì da lezione.


Ragù…bruciato!
C’era una volta, tanto, tanto tempo fa, quando in Italia regnava ancora la monarchia, una nonna di nome Maria Pia.
Viveva in una casa di campagna con sua nipote Elisa e i suoi bis-nipoti, cinque bambini molto birichini e vivaci.
La nonna era conosciuta in tutto il paese per il suo mitico ragù.
Si diceva che in tutta la città non esistesse nessuno in grado di cucinare un ragù buono come il suo.
Invano la gente le chiedeva la ricetta per quel ragù prodigioso, ma la sua risposta era sempre: “Mi dispiace, ma è una ricetta segreta e non posso rivelarla a nessuno!”
In quel momento regnava sul regno una giovane regina, Sua Maestà Elisabetta ІІІ di GranSasso, la quale, poverina, non riusciva a mangiare.
I cuochi di corte erano disperati, avevano provato qualsiasi piatto, dalle carni ai sufflè, dalle torte ai pasticcini, ma niente, la regina non mangiava.
Tutte le volte che i cuochi, porgendole uno sfizioso piatto, le ponevano la fatidica domanda: “Vuole assaggiare, Altezza?”, la regina rispondeva annoiata: “No grazie, non ho fame e poi non mi sembra invitante.”
Un giorno giunse voce al castello che in città ci fosse una cuoca che cucinava il ragù più buono del mondo.
Le guardie reali la andarono a chiamare di persona, spiegandole la gravità della situazione.
La nonna fu felice di poter essere di aiuto a un così illustre personaggio e fu condotta nelle cucine reali.
Lì cucinò in quattro e quattr’otto un meraviglioso piatto delle sue leggendarie tagliatelle al ragù, fumanti e appetitose.
Il profumo delle tagliatelle si diffuse presto nell’intero palazzo e tutti, ma proprio tutti, furono sopraffatti da una prodigiosa acquolina, perfino la regina.
Speranzosi, i cuochi portarono il piatto alla regina, che questa volta alla solita domanda rispose: “Va bene, dai, assaggerò questo piatto, sembra molto invitante!”
Detto questo, prese una forchettata di tagliatelle e la mangiò.
I suoi occhi si illuminarono: “Mmmm... Sono buonissime!!!!!!!!” esclamò gioiosa.
La regina spiegò che da tanto non mangiava qualcosa di così buono e aveva fame, ma nessun cibo le sembrava così goloso da valer la pena di essere assaggiato.
Da quel giorno la regina mangiò solo tagliatelle e la nonna fu felice di preparargliele.
“Ma qual è la ricetta per un ragù così buono?”, domandò la regina sempre più curiosa.
“Ebbene, ora vi svelerò la mia ricetta!” annunciò trionfante la nonna ”Il segreto del mio ragù è...Bruciarlo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ebbene è proprio così, quando sarebbe il momento di tirarlo giù dal fuoco, io lo lascio cuocere un minutino in più e così diventa delizioso!!!”
Da quel giorno la nonna divenne la “Cuoca di Corte per eccellenza” e il suo mitico ragù rimase per sempre nella storia dell’umanità.


Per il nonno, appassionato di auto e motori, Margherita  ha inventato un racconto umoristico.
Una rivincita per il nonno Luigi
C’era una volta un nono di nome Luigi.
Fin da bambino era sempre stato appassionato di macchine e nella sua vita ne aveva avute tante.
La più bella  secondo lui però era stata la sua ultima  Mercedes.
Da quando l’aveva comprata tutti l’avevano preso un po’ in giro perché non era di prima mano ma, sostenuto dai suoi due nipotini maschi, continuava a ripetere che quella fosse l’automobile più bella e  veloce del mondo.
Un giorno ebbe l’occasione di dimostrarlo.
Stava andando ad Imola, quando passò davanti al circuito dove si disputavano le gare di Formula 1.
Proprio iin quel momento si stava svolgendo una gara.
Uno dei piloti però aveva l’auto in panne.
Al nonno Luigi non parve vero di poter realizzare un sogno e subito si offrì volontario.
Qualche minuto dopo, indossati tuta  e casco, era in pista con la sua bella  Mercedes lucidata a dovere.
1, 2, 3, via!!!! Sentì gridare e in una nuvola di fumo tutti i concorrenti erano partiti.
Il nonno Luigi si stava divertendo da matti!
In pochi secondi sorpassò tutte le altre macchine e tagliò il traguardo per primo!!!
Fu così che il nonno Luigi vinse il primo premio e da quel giorno nessuno osò più prenderlo in giro.


Per la  nonna, sua moglie, appassionata di cani e donna bella  e giovanile, un racconto realistico 

Avventura canina   
C’era una volta una nonna di nome Patrizia.
Il suo nome vero era quello ma i suoi cinque nipotini la chiamavano nonna Patty.
Amava molto la sua cagnolina Matilde e tutti i giorni la portava a fare una passeggiatina.
Fu proprio durante una di quelle passeggiatine che visse la più grande avventura della sua vita.
Quel giorno stava portando a spasso Matilde quando, arrivate davanti al cine-teatro del paese, videro  una lunga fila di persone.
Ad un certo punto Matilde, attratta da uno strano richiamo, trascinò la nonna Patty  dentro  il teatro, dove si stava svolgendo un concorso di bellezza canina.
Ad un tratto la nonna si vide appiccicare una coccarda con su scritto il numero “15” e un attimo dopo era sotto i riflettori.
Matilde, da bastardina rumorosa e giocherellona qual era, si trasformò in un perfetto cane da mostra e così iniziarono a sfilare davanti ai giudici.
Le palette si alzarono: 8! 9! 10! 10! 10! 9! 10! 10! Il totale era 76!!!!!
I conti furono presto fatti.
Con un punteggio così la coppia nonna Patty e Matilde aveva superato tutte le altre  aggiudicandosi il primo premio e il titolo di Miss nonna e Miss cagnolina 2014.

Per questi due nonni insieme, Mariangela ha invece recentemente inventato un racconto fantastico, tenendo conto delle loro passioni.

I nonni e l’arcobaleno dei sogni
Questa è la storia di come i sogni dei miei nonni paterni Luigi e Patrizia si realizzarono.
Era una mattina d’inverno; Patrizia e Luigi stavano portando a passeggio la loro adorata cagnolina  Matilde.
Quando arrivarono in piazza, videro un grande cartellone con disegnato sopra un arcobaleno e una scritta che diceva: “Realizzate i vostri sogni!”.
A quella vista tutto si illuminò e i tre si ritrovarono in un nuovo paese tale e quale il loro.
Nell’aria però c’era qualcosa di magico.
Luigi si trovò davanti una bellissima Alfa Romeo Giulietta, da sempre una delle sue macchine preferite.
Senza  esitare, Luigi salì sull’auto, accese il motore e partì a tutto gas per le vie di quel paese incantato.
Nel frattempo Patrizia e Matilde si ritrovarono davanti a un negozio che aveva l’insegna e la  vetrina coperte da un telo.
La nonna tirò il telo e si accorse che quello era un negozio d’abbigliamento per cani.
Patrizia, incuriosita, entrò nel negozio: era piccolino, con un pavimento giallo e luminoso, le pareti dipinte di verde (uno dei colori che preferiva) e tutt’attorno un sacco di scaffaletti pieni zeppi di cappottini, vestitini, collari, guinzagli  un sacco di altre cose.
Patrizia voltò il capo e vide una cassa con a fianco una cuccia. Solo allora uscì e lesse l’insegna: “Pattylde”.
Solo allora capì che il negozio era loro.
In questo modo poteva unire le sue più grandi passioni, la moda e i cani.
In quel momento arrivarono un sacco di clienti che aspettavano da tempo l’apertura del negozio: c’erano anziane signore con piccoli cagnolini, grandi omaccioni con possenti cagnoloni bavosi ed eleganti ed eccentriche donne che tenevano al guinzaglio barboncini tutti infiocchettati.
Intanto, Luigi aveva girato per tutto il paese divertendosi un mondo.
Quando gli venne fame, frugando fra i cassetti, trovò un buono per il ristorante “La tagliatella bolognese”, che era all’angolo ella strada. Dopo una bella scorpacciata, il nonno si alzò da tavola con la pancia piena.
Si era  intanto fatta sera e il nonno decise di andare a prendere la nonna, che aveva appena chiuso il negozio.
Luigi suonò il clacson e Patrizia si accorse che era lì: caricarono in macchina Matilde legandola con una cintura di sicurezza per cani presa direttamente dal negozio.
Loro non avevano idea di quello che era successo: l’unica cosa che sapevano era che ci fosse un piccolo mistero in quella avventura e nessuno sarebbe mai riuscito a svelarlo.

Per la nonna Raffaella, appassionata di dolci e "narratrice di favole" quando i bimbi erano piccoli, Margherita ha ideato...

Una dolcissima avventura
C’era una volta una nonna di nome Raffaella.
Era paffutella e molto golosa di dolci, tanto che da piccola la sua mamma, per farla calmare, le dava pane con burro e zucchero!
Un’altra sua grande passione era raccontare storie ai suoi nipotini.
Un giorno i suoi cinque nipotini erano andati a trovarla e lei stava raccontando loro la fiaba di “Hansel e Gretel”.
Era ormai arrivata alla conclusione e la  strega era stata sconfitta quando, tutto ad un tratto, nell’ultima pagina del libro si aprì un’enorme voragine e una forza incredibile risucchiò tutti e sei.
Dopo qualche minuto trascorso in un tunnel buoi e vorticoso vennero catapultati al centro di un bosco.
La nonna e i nipotini non capirono dove fossero e incominciarono ad incamminarsi per un sentiero lungo e stretto in mezzo al bosco.
Ad un certo punto, in mezzo agli alberi, scorsero una casetta, che raggiunsero in pochi istanti.
Arrivatici davanti scoprirono che era tutta fatta di dolci!!!
Le pareti erano di biscotto, stuccate di crema  al burro e colorate con panna montata tinta di rosa, il tutto era stato costruito con due biscotti giganti; i vetri delle finestre erano stati modellati con l’isomalto rosa e lilla; la porta era fatta di cioccolato al latte, lo zerbino di pasta-biscotto e dal comignolo di marzapane usciva un delizioso profumino di biscotti appena sfornati.
Tutt’attorni c’erano lecca-lecca di tutti i colori!!!
Solo allora capirono di essere entrati nella fiaba di “Hansel e Gretel”.
Nonna e nipotini aprirono la porta di casa e dentro vi trovarono Hansel e Gretel che piangevano disperati.
“Cosa c’è?” chiese la nonna ai due bambini.
“Ci siamo persi e non riusciamo più a tornare a  casa!!!” risposero Hansel e Gretel.
“Vi aiutiamo noi!” esclamarono i cinque nipotini “siamo degli esploratori provetti!!!”.
“Grazie” risposero i due bambini, e insieme ripresero il cammino.
Lungo il sentiero incontrarono tutti i personaggi delle storie che la nonna raccontava ai nipotini: Marietta con la sua mamma e il suo papà, Biancaneve e i sette nani, il corvo e la volpe, il topo di campagna e il topo di città, Cappucce Rosso e il pentolino magico con la ragazza!!!
Riportati a casa Hansel e Gretel il gruppo si sciolse e alla nonna e ai nipotini venne voglia di tornare a casa.
Ad un tratto nel cielo si alzò un’enorme tromba d’aria e in un lampo si ritrovarono a casa.
Questa avventura meravigliosa sarebbe rimasta per sempre nei loro cuori.

Mariangela, proprio la scorsa settimana, le ha invece dedicato un racconto realistico.
Il sogno di Raffaella
Raffaella è una donna che lavora come impiegata nell’ufficio di un piccolo comune.
La sua gran passione  cucinare dolci.
Qualche mese fa le successe una cosa sbalorditiva.
Siccome i suoi nipoti sapevano della sua passione, l’avevano segretamente iscritta al programma televisivo Bake Off Italia.
Raffaella adorava quel programma e le sarebbe piaciuto un sacco parteciparvi.
Il problema era che si dovevano aspettare diversi mesi per i casting.
Purtroppo l’attesa era così lunga, che una giornata sembrava una settimana e Raffaella restava sempre per una mezz’ora  buona davanti al telefono nel caso che la chiamassero per annunciarle che fosse stata  presa ai casting.
Col passare dei mesi, Raffaella s rassegnò al’idea di non partecipare a Bake Off Italia e continuò a fare la sua solita vita.
Un giorno qualunque Raffaella sentì bussare alla porta e si trovò davanti Ernst Knam, re del cioccolato e più severo giudice di Bake Off Italia, che le disse: “Prepara i bagagli, Raffaella, ti aspettano i casting”.
Raffaella era talmente incredula, che ci volle qualche minuto per riprendersi dallo stupore.
Con una delle sue mitiche torte superò i casting senza impicci.
Pochi giorni dopo si trovò sotto il tendone dei suoi sogni, cioè il tendone di Bake Off Italia.
Ogni puntata superò tutte le prove con astuzia, abilità e creatività, conquistando il grembiule blu una marea di volte.
Arrivò dritta in finale insieme a due rivali della  sua stessa età, Anna e Serena.
All’inizio dell’ultima puntata  la produzione le fece una sorpresa: arrivarono tutti i suoi cinque nipotini, che le diedero la carica per vincere le ultime sfide.
Mancava solo l’ultima sfida, che restava sempre la stessa, cioè il cavallo di battaglia dei concorrenti.
Visto il tema, Raffaella non poteva cucinare altro che la sua ottima torta di frutta.
Grazie a quel dolce riuscì a vincere la quarta edizione di Bake Off Italia.
Finalmente il suo sogno più grande si era realizzato e Raffaella non vedeva l’ora di festeggiare con tutti i suoi parenti.

Tornando a Margherita, ecco altre delle sue "Fiaballegre".
Per lo zio Giuseppe, appassionato di Batman e goloso di Coca Cola...
Avventura notturna
C’era una volta uno zio di nome Giuseppe.
Da sempre la sua più grande passione era Batman.
Una notte, mentre stava passeggiando per le vie del paese, vide un’ombra aggirarsi agilmente tra i tetti.
Subito ne fu incuriosito e si avvicinò un po’.
Ad un tratto l’ombra gli balzò davanti e lo zio riconobbe Batman, l’eroe dei suoi sogni!!!
Batman gli disse  che Robin si era rotto una gamba, e che era venuto lì apposta per chiedergli di diventare il suo aiutante per una notte.
Lo zio Giuseppe era al colmo della gioia: indossò il costume e si avviò con Batman per i tetti.
In quella magica notte lottarono contro Due Facce, l’Uomo d’argilla, Edera Velenosa, Bane, lo Spaventapasseri, Mister Freeze, Killer Croc, il Pinguino e l’Enigmista.
Alla fine dovettero addirittura combattere contro il malvagio Jocker.
Il Jocker stava per avere  la meglio quando lo zio Giuseppe ebbe un lampo di genio: prese fuori dal mantello un bottiglione di Coca Cola che portava sempre con sé, lo agitò vigorosamente, svitò il tappo e dalla bottiglia uscì un getto violentissimo di Coca Cola che, che colpì dritto dritto la faccia del Jocker.
Quest’ultimo, preso alla sprovvista, perse l’equilibrio e cadde giù nell’immondizia.
Ormai era l’alba e lo zio e Batman dovettero separarsi: i due si strinsero amichevolmente la mano, sicuri che non avrebbero mai dimenticato quella magica notte.



Per un'altra bisnonna, appassionata d'Antico Egitto e di piante:
Il misterioso seme del Nilo
Era il 1989 e una nonna di nome Claudia, molto appassionata d’Egitto e  di giardinaggio, viveva in una grande casa a Cento.
Un giorno, data la sua enorme passione per l’Egitto, decise di partire per andare a visitarlo, fece la valigia e partì.
Giunta a destinazione, all’aeroporto, aspettò per più di un’ora la sua valigia, ma non la trovò più.
Allora iniziò a preoccuparsi: “Come farò adesso?” si chiese.
Per due o tre giorni si vestì solo con tuniche stile egiziano, finchè un bel giorno ritrovò la sua valigia.
La ritrovò lungo le rive limacciose del Nilo, adagiata sul fango scivoloso.
La nonna Claudia la trascinò fuori dal fango e quando la aprì, in aggiunta alle cose portate da lei, c’era una piccola scatolina rotonda d’oro decorata con rubini, zaffiri e brillanti, con sopra un’incisione in geroglifico.
La nonna l’aprì e dentro vi trovò un normalissimo, piccolo seme.
Al termine della vacanza, ritornata a casa, lo piantò senza grande aspettativa nel suo rigoglioso giardino e con sua immensa sorpresa, in un lampo, davanti ai suoi occhi sbocciò un fiore incantevole, grande come un girasole, ma con una corolla nera a far risaltare una corona di sette, grandi petali dagli sgargianti colori dell’arcobaleno!!!
Rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, blu, indaco!!!!!!!!!
La nonna Claudia rimase lì a bocca aperta ad ammirare quell’enorme fiore multicolore.
Non poteva proprio credere ai suoi occhi!!!!
Quello era il leggendario, rarissimo fiore “Arcobaleno del Nilo”!!!
Ne aveva sentito parlare in un programma di botanica per la sua rarità e i suoi colori.
Grazie al suo fenomenale pollice verde riuscì a far germogliare tanti altri Arcobaleno del Nilo e da quel giorno il suo giardino non solo attirò l’attenzione di tutti i passanti ma diventò il più bel giardino d’Italia e la nonna Claudia vinse il titolo di “Lady pollice verde’’.

 Per lo zio appassionato di moto e tifoso di Valentino Rossi...
Una corsa con Valentino
C’era una volta uno zio di nome Diego.
Fin da bambino la sua più grande passione erano le moto; su di esse aveva riviste, giornali, giornalini, libri e libretti.
Il suo mito era da sempre Valentino Rossi; il grandissimo campione motociclistico.
Dopo molti anni Diego era finalmente riuscito a realizzare il suo grande sogno: avere una moto.
Era bella, questo sì, ma non era potente come la desiderava.
Un giorno, correndo con la sua moto, passò davanti al circuito del Mugello, dove correva Valentino Rossi, che, proprio in quel momento, si stava preparando per un’importante gara a cui avrebbero partecipato tutti i più bravi motociclisti d’Italia .
Cambiando l’olio al motore però Valentino scivolò su una pozza d’olio e, ahimè, si ruppe una gamba.
“Come farò ora a gareggiare!?” si chiese Valentino.
Vedendo Diego, Valentino, da grande esperto, intuì subito la sua grande passione per le moto, così gli domandò: “Riusciresti a correre al mio posto?”
Lo zio Diego rispose: “Mi piacerebbe molto, ma la mia moto non è abbastanza potente…”
Allora Valentino gli disse: “Non ti preoccupare, in men che non si dica la tua moto sarà veloce e potente quanto la mia!”
Poco dopo, grazie ai meccanici di Valentino, lo zio Diego sfrecciava sulla pista con la sua moto rimodernata.
In pochi minuti sorpassò tutti i concorrenti e tagliò il traguardo per primo. 
La folla impazzì.
Dopo la vittoria, Diego festeggiò insieme a Valentino e agli altri concorrenti.
Finita la festa Diego e Valentino si salutarono, ma non prima di aver scattato una bella foto insieme.

 Per la giovane zia, che lavora nel sociale, con i bambini..                                                            Un piccolo amico per Manuela
C’era una volta una ragazza che si chiamava Manuela.
Adorava i bambini e per questo lavorava al S.A.V., Servizio Accoglienza alla Vita.
Un giorno, fra gli altri bambini, notò un bambino di colore che se ne stava lì in disparte.
Manuela, subito andò da lui a domandargli: ”Dov’è la tua mamma, piccolino?”
Il bambino le rispose: “Non lo so, mi sono perso!”
“Andiamo a cercarla.”
Allora Manuela lo prese per mano, uscirono e cominciarono a cercare la mamma.
Camminando e chiacchierando, camminando e chiacchierando non si erano accorti di essere saliti fino in cima all’arcobaleno!!!!
“Ora come faremo a scendere?” si chiese Manuela “Scivolando come da uno scivolo!!!” disse il bambino.
A quel punto iniziarono a scivolare, e scivolarono, scivolarono, scivolarono in mezzo ad una cascata di colori, finchè non arrivarono a terra.
Ai piedi dell’arcobaleno c’era una donna.
“Mamma!!!!” gridò il bimbo “Tesoro!!!” esclamò la donna, che doveva essere la mamma del bambino.
“Grazie di cuore, bella fanciulla, per avermi riportato mio figlio, quel birichino era scappato e non lo trovavo più.
Adesso, però, dobbiamo andare a casa.”
“Aspetta!” disse Manuela al bambino “come ti chiami?”
“Mi chiamo Misha” disse il bambino.
Così Manuela tornò a casa, felice di essersi resa utile.
Quella non fu l’ultima volta che Manuela vide Misha, perchè lui e la sua mamma da quel giorno la andarono a trovare spesso.
Fu così che Manuela e Misha diventarono amici e si vollero sempre bene.
Per un caro vicino di casa e amico di famiglia...
Un viaggio fantastico con Luciano
C’era una volta un simpatico omone di nome Luciano.
Seppure non avesse mai avuto figli, nella sua vita aveva accudito, fatto giocare e divertire tantissimi bambini: nipoti, nipotini, figli di vicini, di amici, eccetera eccetera.
Proprio per questo, nella sua grande macchina aveva organizzato uno scomparto segreto in cui teneva delle caramelle che lui chiamava “schifezze”, che ai bambini piacevano tanto, nascosto in uno speciale doppio fondo che aveva vicino al sedile.
Un giorno, mentre stava giocando in cortile con i suoi cinque piccoli vicini di casa, aprì lo scomparto segreto per prendere le caramelle quando,  come per magia, lui e i bimbi vi furono risucchiati dentro.
Dopo qualche minuto trascorso in un vortice arcobaleno scoprirono  un mondo fantastico pieno di giostre, cavallini a dondolo, trottole, montagne russe, dolciumi, caramelle e tante altre cose meravigliose!!!
Luciano e i bambini si divertirono un sacco su tutte quelle giostre, ma quando Luciano stava per tuffarsi in una gigantesca coppa di gelato Margherita si svegliò.
Quello che aveva fatto era stato solo un bellissimo sogno.


Naturalmente, un racconto personalizzato è stato dedicato anche ai fratellini!
Per Tommaso, da piccolino...
La ruspa Bob
C’era una volta una ruspa di nome Bob.
Era tutta verde, con due luci gialle, due fanali rossi, un lungo gancio e una grande ruspa davanti.
La ruspa lavorava sempre davanti alla casa  di un bimbo che si chiamava Tommaso per aggiustare dei tubi che si erano rotti.
Un giorno, mentre stava scavando, scivolò sul fango e cadde dentro a una buca: non riusciva più ad uscire!!!
Quando arrivò la notte il carro attrezzi, la gru e l’escavatrice  andarono a cercare Bob, accesero le loro luci e partirono.
Ad un certo punto si fermarono: quando  trovarono la ruspa, la gru la tirò fuori e la caricò sul carro attrezzi, poi l’escavatrice coprì la buca con la terra.
La ruspa Bob ringraziò i suoi amici e andarono tutti insieme a festeggiare mangiando una grande torta di terra e bevendo tanta buona benzina, poi accesero anche tutte le loro luci e le sirene!
Da quella volta Bob non cadde mai più nelle buche.   

Per Giovanni...
Un coraggioso addestratore di dinosauri
C’era una volta un bambino di nome Giovanni.
Era un bambino molto bello e bravo, con due grandi occhi blu ed i capelli corti e castani.
Giovanni, da sempre, adorava i dinosauri e i travestimenti.
Un giorno, frugando nel suo armadio in cerca di qualcosa con cui giocare, in fondo in fondo, in un angolino buio buio e polveroso, trovò un vecchio cappello verde.
A Giovanni piacevano molto i cappelli, quindi, se lo mise in testa e a quel punto successe una cosa strana: si creò un enorme vortice, che, girando alla massima velocità, lo catapultò in un grandissimo prato.
Giovanni si alzò e davanti a sè vide un enorme animale dal  collo lungo: Giovanni non credeva ai propri occhi, era atterrato nell’era dei DINOSAURI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 Ad un tratto sentì un tremendo ruggito e dalla foresta lì vicino sbucò un enorme tirannosauro rex alto almeno cinque metri e con una bocca piena di denti affilatissimi che, ruggendo e sbavando, ricorreva un branco di piccoli dinosauri.
Il tirannosauro però venne ferito a una zampa da un triceratopo,
allora ritornò nella sua tana a bocca asciutta.
Giovanni, che aveva osservato tutta la scena, corse immediatamente dal triceratopo per domandargli: “Chi era quello?”.
 “Quello” rispose il triceratopo “era il gigantesco Tirannosaurus Rex che da tempo terrorizza la valle, ma nessuno è mai riuscito a sconfiggerlo”.
“Lo sconfiggerò io!’’ disse Giovanni e si inoltrò nella foresta in cerca della tana del tirannosauro.
Dopo ore di ricerca trovò  finalmente il covo del tirannosauro.
IL tirannosauro, nel vedere Giovanni avvicinarsi, iniziò a ruggire, ma Giovanni continuò ad andare avanti e ben presto i due iniziarono a combattere.
Dopo poco Giovanni stese il tirannosauro e gli chiese: “perché terrorizzi tutta la valle?”
A quel punto il tirannosauro scoppiò in lacrime!!!!!
Non gli piaceva affatto essere sgridato.
Da quel giorno Giovanni iniziò ad addestrare il tirannosauro, che ben presto obbedì a tutti gli ordini di Giovanni.
Quando gli abitanti della valle seppero quello che aveva fatto Giovanni andarono immediatamente a congratularsi con lui e a ringraziarlo.
Nella valle Giovanni fu sempre ricordato come un eroe.
A quel punto Giovanni salutò tutti i suoi nuovi amici, si rimise in testa il cappello magico e tornò nel suo tempo.
Aveva vissuto l’ avventura più bella della sua vita!!!    
 
Per Camilla, un racconto realistico.
Camilla, reginetta dello shopping
C’era una volta una ragazzina il cui nome era Camilla.
Andava pazza per lo shopping, la sua più grande passione era scegliere gonne, magliette, vestiti, scarpe e borsettine.
Un giorno, passeggiando fra i negozi della città, vide un mega poster il quale recapitava la notizia dell’iscrizione al seguitissimo programma
“SHOPPING NIGHT”.                                                      
Camilla, che seguiva il programma fin dall’età di 8 anni, non tardò ad iscriversi.
Pochi giorni dopo le fu recapitato un messaggio che diceva che era stata scelta per partecipare a shopping night.
La sera del 1° maggio si presentò al salone di Milano per partecipare alla competizione.
Il salone era grande e spazioso, pieno di abiti, manichini, collane, foulard, scarpette e luci di ogni colore!
Come avversarie c’erano due ragazze della sua età, Marika e Martina.
La sfida consisteva in una prova: creare un outfit adeguato al tema descritto, con tanto di collane, bracciali, orecchini, trucco, acconciatura e accessori vari.
Il tema di quella serata era: “Pomeriggio di shopping con le amiche”.
Camilla creò un look fantastico: minigonna jeans, una maglietta color bianco panna di lino con una leggera frappa intorno allo scollo, stivali di cuoio borchiati e una borsetta a mano di vernice rosa con le borchie.
I capelli erano acconciati con una coda alta legata con un nastro rosa; come gioielli una scintillante collana d’oro, orecchini pendenti formati da pendagli d’oro di varie misure e un bracciale d’oro e brillanti.
Il look era completato da un ombretto rosa e argento, eye-liner, mascara, cipria chiara e un rossetto luccicante di uno sgargiante fucsia.
Camilla sbaragliò le sue avversarie e vinse il diadema ed il titolo di ”Reginetta dello shopping”.
Quella fu per lei una delle serate più belle ed emozionanti della sua vita.

Per Mariangela, un racconto fantastico.
Mariangela e l’elefantino ferito
C’era una volta una bambina di nome Mariangela.
Era una bambina molto carina, con capelli biondi fino alle spalle, occhi grandi e azzurri come laghetti di montagna e un simpatico nasino a patatina.
Mariangela adorava tutti gli animali e in particolar modo quelli della Savana; le piacevano proprio tutti: dai leoni agli elefanti, dalle giraffe alle scimmie.
Per il suo ottavo compleanno, Mariangela stava organizzando una festa fantastica e il tema era: “Animali della Savana”.
Così il mattino del suo compleanno, si svegliò di buonora e corse in sala a spacchettare i regali.
Fra i numerosi doni trovò un graziosissimo elefantino di peluche che portava al collo un bigliettino con il messaggio: “Se sei la bambina dai capelli biondi, premi l’etichetta”.
Mariangela, che era sempre stata molto curiosa, portò il pupazzo in camera sua e lì spinse il bigliettino.
Come per magia cadde in uno spassosissimo scivolo di bambù che, fra una curva e l’altra, la fece atterrare al centro di una sconfinata distesa di sabbia dorata. Lì gli alberi si stagliavano fronzuti su un cielo terso e sereno e i numerosi massi scintillavano argentei alla luce di un sole cocente: era atterrata nella Savana!!!
Animali di ogni specie e colore scorazzavano liberi e felici su e giù dagli alberi, correvano, saltavano e si inseguivano.
Mariangela era entusiasta e si mise subito a giocare a palla con un leone, una zebra e una giraffa.
Ad un certo punto sentì un rumore strano provenire da dietro un immenso cespuglio, come di un animale che piangesse disperato.
Mariangela, incuriosita, si avvicinò e con sua immensa meraviglia vide un gigantesco elefantino identico al pupazzo che le avevano regalato!
Era grande e soffice, con un pelo color celeste e una lunga e buffa proboscide.
Piangeva e si lamentava disperatamente e agitava le enormi zampone facendo un fracasso tremendo: “Bam! Bum! Bam!”.
Molti animali cercavano invano di consolarlo, ma le sue grosse lacrime piovevano senza pietà sulle teste degli sfortunati consolatori.
“Perché piangi?”, chiese preoccupata Mariangela.
 “Buuuuu!!!!” esclamò disperato l’elefantino “ Mi è entrata una grossa spina nella zampa e non riesco più a toglierla!!! Ė da ore che tiro e mi dimeno, ma mi fa molto male e non riesco più a camminare!!!!!!!!”
“Non preoccuparti, ti aiuto io!” replicò ottimista Mariangela “Tira su la zampa e ci proverò!”.
Così l’elefantino alzò il suo enorme piedone e Mariangela potè vedere chiaramente un’immensa spina, lunga, larga e molto acuminata, conficcata nella pianta della zampa del povero elefantino.
Così fabbricò un paio di pinze con dei rami robusti e, con grande fatica, riuscì a estrarre la grande spina che affliggeva il cucciolo.
“Grazie...come ti chiami?”chiese imbarazzato.
“Mi chiamo Mariangela e tu?” domandò la bambina.
“Mi chiamo Klintyn!”.
Poi i due amici fecero una meravigliosa foto-ricordo e giocarono un po’.
Ad un tratto in cielo apparve una fessura che risucchiò Mariangela; così si salutarono e partì.
Arrivata a casa sistemò il peluche su una mensola e andò a festeggiare il suo compleanno: era stato il giorno più bello della sua vita. 
 

Pochi giorni fa, anche Giovanni (classe II) si è cimentato nel suo primo racconto personalizzato... dedicandolo a Margherita, in occasione del suo undicesimo compleanno. 

Invento un racconto fantastico per mia sorella Margherita
Un’avventura nei libri
C’era una volta una  bambina che si chiamava Margherita.
Da sempre lei adorava leggere: era il suo passatempo preferito.
Un giorno, mentre stava leggendo un libro qualunque, però, accadde una  cosa stranissima.
Quasi alla fine il libro, praticamente, la risucchiò: Margherita si ritrovò in un mondo con tutti i libri che aveva letto, dal primo a quello che stava leggendo adesso.
Mentre si stava aggirando nei dintorni, si ritrovò davanti alla casa di Piccole donne:  incontrò Meg, Jo, Beth ed Amy, che le offrirono un bel tè con una buonissima fetta di torta e le dissero: “Se tu sei finita qui da un libro che stavi leggendo, allora non potrai mai tornare indietro...”.
“Come?” disse Margherita.
“Almeno che tu non superi l’enigma matematico più difficile: ognuno di noi ci ha provato, ma nessuno ci è riuscito.”.
Jo aggiunse: “Una volta eravamo liberi di essere in un libro personale; adesso, invece, siamo richiusi qui. Siamo prigionieri di questo libro cattivo...”.
“Ok, ci proverò!” disse Margherita “Anche se non sono sicura di riuscirci: la matematica è il mio incubo peggiore!”.
Mentre si stava avviando con uno zaino pieno di torte, incontrò una signora che le chiese: “Ehi, chi sei tu?”.
“Sono venuta dalla realtà....” disse Margherita.
“Dalla realtà?!” disse la signora. Solo allora Margherita la riconobbe: era Mary Poppins.
Mentre stava andando, Margherita si trovò di fronte ad un libro gigante, con un enigma di matematica scritto in piccolissimo.
L’enigma era davvero difficilissimo. Ad un certo punto arrivò Trilly, la fatina di Peter Pan. Con il suo aiuto, Margherita riuscì a risolvere l’enigma.
 A quel punto il libro le fece una domanda: “Vuoi tornare a casa solo tu a o vuoi che tornino anche tutti gli altri?”.
“Anche tutti gli altri, ognuno nel proprio libro!”.
“Ok, 1, 2, 3!”.
Tutti erano tornati nel proprio libro.
Anche Margherita tornò nella realtà, nella sua cameretta rosa, dal suo adorato gattino Pepe che la stava aspettando.
Ecco, dopo questo "laboratorio di scrittura creativa", per oggi vi salutiamo!

2 commenti:

  1. Sono rimasta senza parole e credetemi, da gran chiacchierona quale sono, non è cosa facile!!
    Un abbraccio
    Emanuela

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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