venerdì 29 giugno 2018

I libri di Margherita: Storia di Ellie

STORIA DI ELLIE

DATI EDITORIALI
Titolo: Storia di Ellie
Autore: W. Bruce Cameron
Formato: e-book
Casa Editrice: Giunti Junior
Numero di pagine: 140
GENERE DEL LIBRO
Romanzo.

PERSONAGGI PRINCIPALI
Ellie, Jakob, Maya, Wally, Al, Belinda, Georgia, tutte le persone salvate, genitori, poliziotti, mamma di Ellie, fratellini e sorelline di Ellie, Mami, bambini, bambini della scuola, soccorritori e altri personaggi minori.

TRAMA
Ellie è un pastore di tedesco.
È solo una cucciola quando viene scelta da Jokob, un poliziotto specializzato, per diventare un cane da soccorso.
Da quel momento deve abbandonare la sua mamma e i suoi fratellini per andare a vivere con Jakob.
Ellie adora il suo nuovo padrone, che però sembra sempre molto serio e triste a causa della morte della moglie.
Jakob la porta a “Lavoro”, e le insegna a fare “Cerca”: le fa annusare un indumento di una persona e le dice di cercare la persona con quell’odore, che lei deve trovare e poi mostrare al padrone.
In questo modo, fra piste sempre più difficili, Ellie diventa un eccezionale cane da ricerca.
Trova molte persone in pericolo o che si sono perse e le salva: in tal modo si sente un bravo cane.
A causa di un incidente, però, Ellie viene affidata a un altro poliziotto.
La nuova padrona di Ellie è Maya, una poliziotta molto determinata che lotterà contro i propri limiti e riuscirà a far prendere il brevetto alla vivacissima e intelligentissima cagnolina.
Tuttavia, un brutto giorno, cercando una donna dispersa fra le macerie, una sostanza corrosiva finisce sul naso di Ellie… cosa le succederà?
Potrà ancora aiutare le persone dopo questo terribile incidente?
Forse sì, ma in un modo molto diverso…

COMMENTO PERSONALE
Questo libro mi è piaciuto molto.
È simpatico e divertente, ma anche profondo e delicato.
Ti fa vedere il mondo dalla parte di questa cagnolina straordinariamente intelligente e coraggiosa, e mi è piaciuto tanto il fatto che  l’intera storia sia narrata dal suo punto di vista.
Storia di Ellie è la versione più completa e lunga di quella già narrata dallo stesso bravissimo autore nel libro che ho adorato Dalla parte di Bailey e da cui è stato tratto il film cinematografico di enorme successo Qua la zampa!.


 Con questo post partecipo al  "Venerdì del libro" di "HomeMadeMamma".

lunedì 25 giugno 2018

Esami 2018


Quest' anno gli esami sono stati particolarmente lunghi ed impegnativi per la nostra famiglia, più che altro perchè hanno coinvolto tutti e cinque i bambini/ragazzi, per un totale di 9 giornate, tra l'8 ed il 21 giugno.
Il tutto intervallato da tre saggi di danza e ginnastica, la presentazione di un libro a cui ha partecipato Margherita e, purtroppo, diverse visite mediche per una situazione difficile che stiamo vivendo.
Voglio parlarvi dei nostri esami, sperando di essere d'aiuto alle famiglie e ai ragazzi che dovranno sostenerli in futuro.

LA PREPARAZIONE DEI RAGAZZI
Ovviamente, è stata molto diversificata tra loro: l'impegno richiesto per una terza media non può essere lo stesso di una prima elementare, e viceversa. In generale, però, per  noi è sempre stato impagabile e fondamentale "iniziare a lavorare" presto, già in estate, Riguardando i quaderni dei ragazzi, le prime attività didattiche dell'anno scolastico appena passato sono state svolte a fine giugno, inizio luglio. Senza forzature, ma sempre assecondando (soprattutto per i primi mesi) i ritmi e le curiosità dei bambini. Con Margherita, ad esempio abbiamo letto tutto "I Promessi sposi" durante l'estate, spesso in macchina, durante le nostre gite e i nostri spostamenti.. addirittura su una casetta su un albero: eravamo nel pieno di un passo particolarmente avvincente e non abbiamo resistito! Così è stato per lo studio degli squali da parte di Tommaso, con i Sumeri per Giovanni, con favola e fiaba per Mariangela... per Camilla, poi, è fondamentale leggere un pochino ogni giorno e non smettere a lungo alcuna attività. Il tempo guadagnato in anticipo (a Settembre Margherita era già quasi a metà del programma di Inglese) ci ha poi permesso dii non dover correre eccessivamente più in là, di terminare i programmi di alcune materie con molti mesi di anticipo  e, soprattutto, di di poter sempre continuare a dedicare tempo a quello che più ci piaceva ed appassionava: lettura scrittura, tanto gioco, tanta attività sportiva, tante giornate di festa, diverse gite... e di poter rallentare in qua e là, a seconda dei momenti e delle necessità. In generale, comunque, le nostre giornate sono dedicate allo studio per la maggior parte. L'anno appena trascorso, anche il sabato e la domenica si studiava quasi sempre. Questo, però, è dovuto principalmente a nostri problemi organizzativi: seguire i programmi di cinque classi da sola, unito al lavoro esterno e a tanti incastri da far combaciare, significa necessariamente un lavoro organizzativo capillare e molto articolato.
A seconda dei ragazzi e delle singole materie, le ultime settimane dell'anno scolastico sono comunque state dedicate al ripasso e all'elaborazione delle tesine o materiali da portare all'esame.

I PREPARATIVI
Questo punto si collega direttamente alla conclusione di quello sopra.
Per esperienza (ormai gli esami al nostro attivo sono 24!) tutto parte da una buona stesura dei programmi svolti, da consegnare alla scuola entro il 30 aprile di ogni anno (molto prima, per la terza media, richiedendo da quest'anno anche le Prove Invalsi). Un programma ben articolato e dettagliato, non necessariamente tecnico ma esauriente, tutela il più possibile il bambino da domande fuori da quello che ha effettivamente studiato e nel contempo, orienta i docenti - se hanno voglia e tempo di leggerli con attenzione - su quello che è stato il percorso dello studente.
Nel tempo, i nostri programmi - soprattutto quelli delle scuole medie - sono diventati sempre più articolati. Ad esempio, nella sezione "antologia": non scrivo più soltanto: il genere X... ma di quel genere, preferisco specificare tutti brani letti. In storia della letteratura, studiando un autore, c'è una bella differenza tra leggere una-due poesie al massimo proposte dai testi scolastici, o l'intero canzoniere. Studiando Verga, c'è differenza tra leggere un riassunto delle opere più una novella, oppure I Malavoglia in  versione integrale, oltre alla maggior parte dell Novelle.
Lascio sempre spazio anche alle nostre gite, quasi sempre tematizzate e attinenti ai programmi svolti e ai percorsi interdisciplinari, che possono dare un'idea del nostro modo di lavorare. Molto importante è poi inserire i libri letti: sono illuminanti circa gli interessi del ragazzo, la sua maturità, e anche le sue capacità.
Nelle ultime settimane, poi, oltre al ripasso, ci siamo dedicati alle tesine e ai lapbooks.
10 tesine a testa per Margherita e Mariangela, che cercassero di formare il più possibile una sola grande "tesina" che collegasse tra loro il maggior numero possibile di materie.
Per Camilla ho preparato invece 6 diversi lapbooks (storia, geografia, scienze, tecnologia, inglese e spagnolo) che l'aiutassero nell'esposizione orale e valorizzassero il lavoro da lei fatto durante l'anno; Tommaso avrebbe portato con sè il lapbook e gran parte del materiale (tutto quello trasportabile) sugli squali; Giovanni le lezioni stampate (tutte auto-prodotte da noi) sui tre argomenti che avrebbe voluto esporre all'orale.
Tutti hanno sempre portato con sè in sede d'esame i propri quaderni (in foto, alcuni di essi) e i propri disegni.

Ed ora.. passiamo a raccontare i singoli esami, prima con qualche scatto fuori dalla scuola, poi con un piccolo "resoconto" individualizzato.


Giovanni e Tommaso hanno sostenuto l'esame lo stesso giorno, ma in aule, tempi e con insegnanti diversi.
La partenza non è stata delle migliori: per un errore della segreteria, ci era stata notificata la data sbagliata, per cui ci siamo presentati a scuola - con tutta l'emozione che questo comporta, soprattutto al primo esame - con un giorno di anticipo, venendo rimandati a casa tra l'imbarazzo generale e la delusione dei bimbi.

L'ESAME DI TOMMASO: Classe 1a primaria, idoneità alla 2a
Il  primo esame di Tommaso si è svolto abbastanza serenamente. due ore e mezzo, una sola mattina, un po' su tutto quello che aveva fatto.
Italiano: dettato di parole, raccontino letto dalle maestre con domande di comprensione.
Matematica: un problema dettato, operazioni in riga, un gioco logico.
Niente lettura ma, in compenso, alcune domande di scienze fuori dal nostro programma (comunque semplici, Tommaso è riuscito a rispondere) e inglese scritto, con aree tematiche che non avevamo toccato...  Il suo è l'unico esame in cui le insegnanti - credo per inesperienza con privatisti - hanno richiesto anche prove ed argomenti non inseriti nei programmi da noi consegnati.
Lui è stato molto bravo, sicuro, non si è emozionato troppo. Ha sbagliato diverse cose nel dettato (a detta sua) e in inglese scritto (che non avevamo fatto!), ma le maestre lo hanno travato un bambino brillante e preparato, e non hanno riscontrato particolari problemi, se non nel suggerirmi di potenziare lo studio della storia (a Tommaso non entrano in testa i mesi dell'anno, è una nozione che lo annoia e non gli interessa!).
Hanno comunque sfogliato con interesse i suoi quaderni, visionato il suo lapbook e i suoi dipinti e disegni, parlato con lui di squali...
Tutto bene, esame superato! Ovviamente, con il suggerimento dell'inserimento a scuola per il valore della socializzazione... ecc. ecc.

L'ESAME DI GIOVANNI: Classe 4a primaria, idoneità alla 5a
Per Giovanni, dopo tre anni di delusioni, è arrivato finalmente l'esame sperato. Le insegnanti, pur essendo le stesse degli scorsi due anni, si sono sciolte molto nei suoi e nei nostri confronti e, abbandonato l'atteggiamento di diffidenza e palese disaccordo con la scelta hs, hanno permesso al bambino di emergere davvero, in tutto l'impegno che quest'anno aveva messo nello studio. Anzi, Giovanni, generalmente lento e molto pignolo, ha svolto tutti gli esercizi in minor tempo rispetto a quello stabilito e li ha trovati tutti molto semplici rispetto a quello a cui è abituato.
Italiano: lettura e domande di comprensione di un racconto, lettura e dettato di un secondo racconto; analisi grammaticale di due frasi.
Matematica: operazioni con i numeri interi; molti problemi matematici.
Per l'orale, Giovanni aveva preparato tre argomenti a scelta...


...ma in realtà la sua interrogazione è stato un ripercorrere e collegare tra loro argomenti dell'intero programma nelle varie materie.
Soprattutto su Storia: lui aveva scelto di portare gli Egizi, la sua civiltà preferita, ma le maestre gli hanno fatto domande e chiesto collegamenti tra tutte le civiltà studiate: Sumeri; Assiri, Babilonesi, Egizi, Ebrei, Cinesi, Indiani,  Fenici... e lui ha saputo rispondere con padronanza e serenità.
Discorso analogo per scienze, con collegamenti tra le varie classi di animali ed esseri viventi.
Geografia: l'Italia fisica in generale, specialmente catene montuose e mari.
Essendo stato molto veloce, Giovanni è riuscito a suonare anche la chitarra, strumento a cui si è approcciato recentemente.
Su tutto il programma, ci hanno detto di aver fatto molto molto meno di noi (in Italiano noi abbiamo studiato tutti i modi e tempi; a scuola erano all'indicativo; in matematica Giovanni ha lavorato tanto sui numeri decimali, sulla compravendita, sulle equivalenze, su Peso lordo, peso netto e tara... sui perimetri), e questo commento si sarebbe poi ripetuto sia per Mariangela che per Margherita.
Risultato? Quando sono andata a riprenderlo, ho trovato un ragazzino felice, anzi, raggiante: non solo e non tanto per il risultato, ma per l'esperienza di ascolto e piacevolezza che quella mattinata aveva costituito per lui.

Camilla e Mariangela hanno sostenuto il loro primo esame alla scuola secondaria insieme, negli stessi giorni, nella stessa aula e con gli stessi professori, pur con programmi e percorsi molto diversi tra loro.


L'ESAME DI MARIANGELA: Classe 1a media, idoneità alla 2a
Mariangela ha sostenuto il suo primo esame alla scuola secondaria con tanta motivazione e voglia di far bene. Il tutto è stato particolarmente intenso, su 4 giorni, con un saggio in palestra il pomeriggio del primo scritto e un saggio in teatro la sera dell'ultima prova.
Prima prova: Italiano. Tema o racconto. Mary ha scelto un tema sul regalo più bello mai ricevuto, parlando dell'amatissimo gatto Pepe.
Seconda prova: matematica. Espressioni con e senza potenze, confronto di frazioni, problemi di geometria e di aritmetica, piano cartesiano.
Terza prova: lingue. Inglese: esercizi di grammatica (ad esempio, completare frasi con la forma verbale giusta scegliendo tra opzioni date); brevi testi da completare.
Spagnolo: scrivere le domande che si adeguassero alle risposte date; tradurre un breve testo dall'italiano allo spagnolo; esercizi di grammatica con i pronomi-oggetto; esercizi in cui cerchiare l'opzione adeguata; numeri dalle cifre alle lettere.
Per l'orale, Mariangela aveva preparato 10 tesine, una per materia.
Storia: Carlo Magno e la nascita del feudalesimo.
Storia dell'Arte: la Corona ferrea.
Musica: La musica strumentale nel Medioevo.
Italiano: Le principali differenze tra favola e fiaba.
Geografia: Le colline europee.
Scienze: Il gatto.
Spagnolo: Mi gato Pepe.
Inglese: My tipical day.
Tecnologia: La raccolta differenziata e il riciclo dei materiali.
Educazione motoria: Lo sport, il miglior alleato di una vita sana.
Tutto è andato benissimo: la ragazzina ha vissuto quelle giornate con concentrazione e serenità e si è dimostrata matura, responsabile e molto preparata. Come Giovanni e Margherita, ha trovato molto più facili le prove d'esame rispetto a quello che è abituata a fare a casa.
All'orale non le sono state chieste tutte le materie, ma solo alcune di quelle su cui non aveva sostenuto gli scritti (che, evidentemente, erano andati molto bene): questo le ha lasciato un pizzico di amaro in bocca, perchè si era impegnata davvero tantissimo, amava gli argomenti scelti e aveva voglia di parlare di tutto.
Non sappiamo i voti, perchè ho scelto di non chiederli, come ogni anno, ma è stato un esame davvero positivo.


L'ESAME DI CAMILLA: Classe 1a media, idoneità alla 2a, BES
Un esame per una bimba "speciale ma non certificata" (è una lunga storia, una serie di ostacoli contro cui sto combattendo da tanti anni) costituisce sempre una notevole incognita e fonte di preoccupazione. Già il calendario, prevedendo prove di 4 ore su 4 giorni e, in particolare, due ore per ogni lingua straniera scritta (per una ragazzina che ancora legge e scrive molto stentatamente in italiano) mi lasciava molto perplessa, mi pareva un po' proibitivo per lei.
Lei, però, ha affrontato ogni giornata con serenità e slancio e soprattutto, cosa che mi hanno segnalato anche i professori, sempre col sorriso sulle labbra, anche nei momenti più critici in cui quello che le veniva chiesto era a lei del tutto sconosciuto (come la grammatica inglese: per lei la grammatica è pura astrazione anche in italiano, figuriamoci in un'altra lingua).
Comunque, in italiano ha risposto a domande su un racconto, e poi ha scritto un breve testo sul gatto Pepe.
Matematica: operazioni, geometria (misurare e disegnare) e un problema.
Inglese: la casa, i colori, alcuni quesiti grammaticali.
Spagnolo: i numeri e vari esercizi a  completare sul lessico studiato.
All'orale ha voluto mostrare orgogliosa tutti i suoi lapbooks: io, fuori dall'aula, sentivo lei parlare e raccontare e spesso i professori (sor)ridere, forse inteneriti dal suo modo di essere e porsi.
Quando è uscita, abbiamo aspettato oltre 15 minuti prima che la commissione decidesse: evidentemente non tutti erano d'accordo, ma l'idoneità è comunque arrivata: brava la mia Camillina!
Ecco gli argomenti da lei scelti.
Storia: I castelli
Geografia: le Marche
Tecnologia: Le fibre tessili naturali e i tessuti
Scienze: Il baco da seta
Inglese: i vari campi semantici/lessicali studiati
Spagnolo: i vari campi semantici/lessicali studiati + una breve presentazione orale di sè e della nostra famiglia.



L'ESAME DI MARGHERITA: Classe 3a media, esame conclusivo del primo ciclo d'istruzione
Per Margherita l'esame ha costituito davvero il coronamento di tutto il percorso svolto in questi anni, anche perchè è sta l'ultima tappa prima dell'inserimento regolare al Liceo.
Si era preparata tantissimo, aveva voluto sfidare i propri limiti dedicandosi moltissimo anche alla matematica, da sempre materia meno congeniale delle altre, molti programmi erano ultimati così in anticipo, che al ripasso si era aggiunto un grande e proficuo approfondimento. Il suo esame, dopo le prove INVALSI, sostenute nel mese di Aprile, si è svolto insieme ad una classe, in cui è stata inserita la mattina del primo scritto,
Le prove.
Italiano: un tema o racconto. Margherita, tra le tracce proposte, ha scelto di inventare e scrivere un racconto ispirandosi a Guernica, di Picasso.
Matematica (molto più semplice del previsto): Piano cartesiano su cui costruire una figura piana e la sua estensione solida, calcolandone aree, perimetro e volume; espressioni, espressioni letterali, probabilità e statistica, problemi con il moto rettilineo uniforme, campana di Gauss e vari grafici. Inglese: Lettera di presentazione a un'amica in cui parlare di sè, della propria famiglia, casa e vita quotidiana).
Spagnolo: lettura e comprensione di un articolo riguardante i social network ed il loro uso, in particolare fra i giovani spagnoli, con 10 domande a cui rispondere.  
Risultato? Scritti impeccabili. 
Circa una settimana dopo, è stata la volta del suo orale.
Come Mariangela, anche Margherita aveva preparato 10 argomenti.
Il tema filo-conduttore da lei scelto era "La seconda Rivoluzione industriale".
Storia: La Seconda rivoluzione industriale e la nascita della società di massa;
Spagnolo: La segunda revoluccion industrial espanola;
Inglese: The chimney sweepers;
Storia dell'Arte: L'impressionismo: i cambiamenti della società visti attraverso le opere di Edouard Manet;
Musica: Peter Il'ic Cajkovskij;
Educazione motoria: La danza classica;
Tecnologia: L'evoluzione dell'automobile dall'inizio del 1800 al 1900;
Italiano: Il verismo e Giovanni Verga;
Scienze: Le prime scoperte sulla genetica e le tre leggi di Mendel
Geografia: Gli Stati Uniti d'America
Religione: La religione negli Stati Uniti d'America.

Io, quel pomeriggio, l'ho accompagnata e sono rimasta con lei, ma senza entrare nell'aula, per sua scelta.
Da fuori, sentivo qualche commento, il tono rilassato del colloquio, captavo qualche parola o frase in qua e là... finchè, uno o due alla volta, molti dei professori sonno usciti per venire a congratularsi con me! Tanti complimenti che mi imbarazza riportare qui, ma in particolare per l'amore per lo studio che trapela da lei, per la sua preparazione, per il suo livello... fino a dirmi: "Signora, ha fatto bene a non mandarla a scuola!"... Alla fine del suo orale, l'intera commissione le ha addirittura fatto un applauso! A lei, una ragazzina sconosciuta, estranea al sistema... incredibile e quasi imbarazzante...
Quando è uscita, felice e con le ali ai piedi, mi ha poi raccontato tutto: non le è stato chiesto quasi nulla delle sue tesine, ma l'hanno fatta parlare dei libri che le sono piaciuti di più: lei ha parlato di Madame Bovary, de I Promessi Sposi, della vera storia della Monaca di Monza... e poi ha mostrato i suoi libri, quelli scritti da lei e le antologie che contengono suoi racconti... ha  parlato di arte, storia e letteratura... ha completato l'unico esercizio di matematica (statistica) che non aveva fatto in tempo ad ultimare durante gli scritti, enunciato le Leggi di Mendel, chiacchierato in lingua con i professori di Inglese (che le aveva portato un paio di libri in dono) e di Spagnolo... tutto in maniera molto rilassata e piacevole, un vero colloquio, anzichè un'interrogazione. Anche alcune domande random in qua e là, a cui la ragazzina è riuscita a rispondere. Ha poi mostrato i suoi disegni tecnici e i suoi dipinti, ma non ha fatto in tempo a suonare la pianola, su cui aveva lavorato tanto.
Edit del 30.06.18: Come sapete, per scelta, non abbiamo mai voluto sapere i voti dei "ragazzi" nei vari esami. Quest'anno, però, l'esame di stato di Margherita aveva un voto pubblico, affisso fuori dalla scuola insieme a quelli di tutti gli altri studenti. Ieri siamo andate a vedere: Margherita ha ottenuto un incredibile 10 con lode, l'unico di tutto l'istituto! 

Insomma, mai come quest'anno l'esperienza degli esami è stata positiva e piacevole.
Sul prossimo anno, però, al momento, mai come adesso la situazione è in forse.
Come già detto, per Margherita il percorso da home-schooler termina qui.
Per gli altri, molte problematiche si stanno intrecciando, sia a livello di salute, che gestionale, che di certificazioni e riconoscimenti.
Dobbiamo necessariamente aspettare che almeno alcuni tasselli si sistemino, per poter decidere. Sarà un'estate intensa e particolarmente colma di riflessioni.


P.S. Un po' alla volta cercherò di mettere ordine tra tutto il materiale e vi mostrerò i lapbook di Camilla, che voglio mettere a disposizione insieme a molti altri preparati per lei e con lei nel tempo.

P.P.S. Se qualcuno fosse interessato a visionare i nostri programmi, può scriverlo nei commenti qui sotto o chiederli in privato.

venerdì 22 giugno 2018

I libri di Margherita: La pianista di Auschwitz

LA PIANISTA DI AUSCHWITZ

DATI EDITORIALI
Titolo: La pianista di Auschwitz
Autore: Suzy Zail
Casa Editrice: Newton Compton Editori
Numero di pagine: 160

GENERE DEL LIBRO
Romanzo

LUOGHI DELLA STORIA
Ungheria, Debrecen, ghetto, palazzina, appartamento di Hanna, camera di Hanna, sala, mattonificio Serly, rifugio, latrine, carro bestiame, Polonia, campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, stanza, latrine, campi di lavoro, forni crematori, villa, stanza della musica, camera di Karl, docce, gasatoi, stanza della capoblocco, treno, conservatorio, altra stanza della musica.

TEMPO DELLA STORIA
Indefinito, più o meno un anno.

PERSONAGGI PRINCIPALI
Hanna, Karl, Erika, mamma, papà, generale Hans Jager, dottor Mengele, capo blocco, gemelle Lili e Aga, Michael Wollner, generali delle SS, soldati nazisti, insegnante di musica Piri, ospiti del generale Jager, contadini, soldati russi e altri personaggi minori.

TRAMA
Hanna è una ragazzina ungherese ebrea.
Ha 15 anni e un sogno da realizzare: diventare una grande pianista.
Ama il pianoforte fin da bambina.
Proprio quando vince una borsa di studio per un conservatorio prestigioso, viene deportata nel campo di concentramento Auschwitz-Birkenau insieme alla madre, al padre orologiaio e alla sorella maggiore Erika.
Come unico ricordo di casa, Hanna stacca un diesis dal suo amato pianoforte e lo porta di nascosto con se.
In mezzo all’inferno del campo di concentramento, Hanna viene scelta come pianista del generale Jager nella sua villa.
Il comandante ha un figlio, Karl, bello e introverso, che non parla mai e sembra non interessarsi a nulla che non siano i suoi libri.
Tuttavia, mentre Hanna è costretta a suonare per il comandante, Karl la osserva.
I due iniziano a parlare, e Hanna capisce che Karl non la odia e non odia gli ebrei, perché tramite il giardiniere contrabbanda cibo nel campo.
I due ben presto si innamorano.
Questo nuovo amore e il fatto di poter suonare il pianoforte aiuteranno Hanna a sopravvivere alle brutalità e agli orrori del campo.
Ma qualcosa di inatteso, qualcosa di sconvolgente sta per accadere…

COMMENTO PERSONALE
Questo libro mi è piaciuto moltissimo.
È emozionante, delicato, profondo, drammatico eppure ricco di speranza.
Fa piangere e ridere, scatena amore e odio, coinvolge il lettore al massimo grado.
La fragilità di Hanna diventa il suo punto di forza, la rende un’eroina umana e profondamente vera.
Tramite questa storia straordinaria e questa giovanissima protagonista, in una realtà mostruosa come quella di un campo di concentramento, che a volte può sembrare lontanissima dal nostro mondo, tutti noi, purtroppo, ritroviamo qualcosa della nostra realtà quotidiana.
Eppure, il sottofondo del libro è di grande speranza: esiste sempre una via di uscita, sempre, e con un po’ di fortuna la luce riprenderà a brillare.
Bellissimo libro, lo consiglio veramente.

Con questo post partecipo al  "Venerdì del libro" di "HomeMadeMamma".

mercoledì 20 giugno 2018

My family (by Margherita)


MY FAMILY
Hi, my name’s Margaret.
I’m 13 years old, and I want to tell you about my family.
We live in xxx, a little town in the northern Italy, at the number 12 of a quiet, neat, long street named xxx.
Our home’s a big apartment with a lot of windows shining in the sunlight, paints and photos on the walls and shelfes full of books.
We all love colors, and it’s crystal-clear: my bedroom’s walls are pink, my brothers’ bedroom’s are light-yellow and light-blue and our dining room’s are light-yellow.
Our home’s an odd mixture of styles and colors: we’ve got computers, tablets and e-books nearby old, rich forniture; we’ve got colorful tableclothes on a frail crystal table; an ancient wardrobe full of pencils, pens, photos and sheets of paper; a wonderful plant with its strong green on an ancient wardrobe, and a tv and some book on a weight commode of our ancestors!
Well, we live in this strange house, and we’re happy, too.
My family’s very big.
I’ve got my mum, two sister, two brothers, a cat, two granddads, two grandmums, three uncles, two aunts, two cousins and two great-grandmums.
Sometimes it’s frightful, but  I love my big family: it’s cool.
My mother’s name’s Eliza: she’s forty and she’s the strongest woman I’ve ever known.
She’d got a lot of troubles in her life, but she got it all.
She’s quiet tall, with long, curly, brown hair, light-green eyes and she always smiles.
She doesn’t care about what people say about her and she works hard to make me and my siblings happy: I’m enormously grateful for this.
My sister Camilla is a pretty twelve-years-old girl: she isn’t very tall, she’s got big, faithful, brown eyes, long, light-brown hair and some freckles here and there on her cheeks.
She likes clothes and babies, going to her dance lessons and talking with her friends.
When she was a child she looked like a doll and I’ve always dearly loved her.
My sister Maryangel is eleven years old: she’s short and very thin, her skin’s as white as milk, she’s got big, light-blue eyes, long, wavy, golden hair and some freckles on her pretty face.
She’s got one great passion: artistic gymnastic.
She’s amazing when she jumps up and down, climbing everywhere and running as fast as wind: she’s as light as a butterfly and I’m sure she’ll do great things in her life.
We’ve always loved each other, and, though sometimes I say I hate her, I always love her.
My brother John is a ten years old child: he isn’t very tall, he’s got beautiful dark-blue eyes, soft, short, brown hair and red lips.
He’s a very sweet and kind child: he likes painting more than all the other things, and he’s got a great talent for this.
He likes cats and Maths, too: I like talking with him very much, ‘cause we’re very  similar.
He usually is the quietest in our home, but when he loves or hates something nobody can make him change his mind.
My brother Thomas’s seven year old: he’s quiet tall and plump, he’s got a round face, beautiful dark-green eyes and short, silky, golden hair.
He’s got a great passion: sharks.
He started studying them when he was five and he has never stopped.
He knows everything about them: what kind of fish they eat, where they live, how big they are, if they’re dangerous or not and a lot of other things.
He loves drawing and painting them, and he doensn’t copy them: he perfectly knows almost every kind of shark.
He likes Maths and videogames, too.
Though sometimes I hate him ‘cause he’s stubborn and naughty I like him, ‘cause I know he’s very clever and smart.
You could think he hasn’t got any heart, but it woudn’t be true: I know that, in the dephts of his heart, he loves us.
The aforesaid cat is Pepper: he’s a plump, sweet, sleepy cat, and I absolutely adore him.
We brought him home when he was only two months old: he was so small and  sweet, with his big ears, his light-green eyes and he’s pink nose!
At first he was frightned and he run under the sofa, trembling, but in a few hours he started playing with some paper balls and then he ate some crocket.
Now he’s grown-up, and he’s the dearest, sweetest creature ever: he’s got a silky, soft, gray-and-black fur, big, green-and-grey eyes and a pretty pink nose.
He loves when I cuddle him, and I often do it: I adore him!
He sleeps almost all the day.
When we go out to take a walk we bring him with us: he adores when we put him in my bike’s basket, with a slight wind caressing his fur and such interesting smells all around.
My granddads’ names are L. and S.: they’re really different.
L. is a short, plump man of sixty-seven: he’s got grey hair and mustache and his brown eyes shine behind his old glasses.
He always wear shirts, jeans and he loves watches.
My granddad S. is sixty-one: he’s really tall and quiet thin, his got short balck hair and he wears glasses.
He’s got a bright mind and he has visited thousands of places in his life: he’s been living in Spain, France, Brazil and a lot of other countries.
I love when he tells me about his travels.
My grandmums’ names are R. and P.
R.’s a sixty-years-old, tall, plump woman: she’s got wonderful eyes as green as grass, straight, blond hair which caress her shoulders and she always wears trousers, silk shirts and beautiful jewels like pearl ears and amber necklaces.
She’s quiet and tidy: her house’s always perfect.
When I was a child she told me wonderful stories about little fairies, horrible witches, beautiful princesses, bold princes, old kings and queens, bloody drakes, terrible monsters, dark woods, precious castles, pretty villages and magic lands: I’ve always absolutely adored these tales, and I still remeber them all, though I were very young when she told me them.
P.’s a sixty-eight-years-old woman: she’s short and very thin, she’s pale and bony, she’s got short, black hair, big brown eyes and she always wears odd and strange clothes: she’s got yellow, red, blue and green skirts, orange, violet, pink and black jackets and bizarre jewels like big amber ears, colorful woody necklaces, strange bracialets and enormous rings.
She’s sweet and kind, she likes reading and talking and sometimes she stops and starts thinking and dreaming or talking by herself.
Though she’s a bit odd, I dearly love her.
My uncles are D. and L., and my aunts M. and O.
L. and O. with their sons, my cousins G. and D., don’t live in Italy: they live in France, nearby Switzerland, and they sometimes come here to pass some day with us.
G. is almost seven and he doesn’t speak my language: though his dad’s Italian, his mum’s Spanish.
I’m lucky, ‘cause I can speak Spanish quiet well and we can talk.
D. doesn’t speak any language at all: she’s only two months old.
Then, of course, there’s me.
I’m Margaret and I’m 13 years old.
I’m not very tall, I’ve long, wavy, brown hair, big light-blue eyes, I always wear glasses and my skin’s as white as milk.
I’ve got two great passions: reading and writing.
Since I can remember I’ve always loved reading: books are what I love most.
I can loose myself in them for hours, floating in worlds which none but me can know, dreaming of persons and places that don’t exist in reality, but which live in my heart.
I’ve read more than two-hundred books in my life, and I still can remember them all.
I love writing, too: I’ve written three books since I was ten, one every year.
I’ve won some prize, too, and I’m so grateful to everyone who read my books and tales.
I don’t mind cooking, painting and dancing.

I love my life and my family, and I’m absolutely sure that I couldn’t be happier.

lunedì 18 giugno 2018

Storia e progresso, in un tema di Margherita


Tema
La Storia dell’Umanità è un cammino di scoperte e conoscenze che va sotto il nome di progresso. Quali secondo te sono state le tappe fondamentali e quali le conseguenze relativamente al periodo storico da te studiato?

La Storia è un viaggio nel tempo a ritroso di migliaia di anni.
A chi desidera una macchina del tempo con cui trapassare lo spazio temporale consiglio semplicemente un libro di Storia: nulla è più potente di ciò che ci ha preceduti e che ci ha permesso di essere quello che siamo oggi.
Il progresso altro non è, secondo me, se non la naturale crescita dell’uomo.
Qualsiasi creatura vivente si evolve durante tutto il corso della sua esistenza, e così fa l’uomo.
Inizialmente sprovvisto di tutto, l’essere umano si è costruito attraverso i secoli e i millenni l’esistenza che sognava.
Come tutti i percorsi, però, non è stato semplice.
Si sono susseguite tappe indispensabili che ne hanno scandito il ritmo, così come il cammino del pellegrino è scandito dai ripari sul sentiero, e senza non potrebbe proseguire.
L’innovazione principale, probabilmente la più importante, fu apportata da un popolo stanziatosi in Mesopotamia, fra il Tigri e l’Eufrate, circa 5000 anni addietro: i Sumeri.
Fu questo popolo a segnare in maniera definitiva  l’inizio vero e proprio della Storia, inventando un metodo di comunicazione straordinario: la scrittura.
Dal momento in cui la prima parola fu incisa sulle tavole di pietra, iniziò per l’uomo un percorso che mai più si sarebbe arrestato.
Un’altra invenzione che rivoluzionò la vita quotidiana fu la ruota, inizialmente utilizzata per plasmare vasi, e che in seguito fu applicata a carri trainati da animali, permettendo di percorrere lunghe distanze in tempi relativamente brevi per l’epoca.
Con il passare del tempo, la caduta del primo e del secondo regno babilonese e la definitiva sconfitta degli Assiri, in Egitto si sviluppò una civiltà che sarebbe stata fra le più importanti nel corso della Storia: la civiltà Egizia.
Durante il loro regno fiorino la cultura e le arti, ma nacquero anche due innovazioni decisive, utilizzate ovunque nel mondo anche ai nostri giorni: il chiodo e il mattone.
Fino a quel momento la case erano di assi di legno malamente tenute assieme: con l’avvento del chiodo divenne possibile saldare le assi in maniera robusta, e con la successiva invenzione del mattone, che veniva impastato con fango e paglia e fatto seccare al sole, le case divennero edifici solidi, in grado di resistere alle intemperie e alle numerose e cicliche esondazioni del fiume Nilo.
Il mattone si rivelò di tale efficacia che ben presto si diffuse in tutto il mondo allora conosciuto, e ancora oggi le moderne case sono edificate con essi.
La civiltà Egizia prosperava, mentre la civiltà Fenicia fioriva.
I Fenici furono il primo popolo ad abbandonare le coste del proprio territorio e a intraprendere la via del mare. Oltre alla porpora, il cui antico segreto gelosamente custodito è stato svelato solo in tempo recenti, i Fenici ebbero un altro grande merito: quello di aver creato per la prima volta nella Storia un alfabeto scritto.
Questo alfabeto, composto da lettere e non da ideogrammi o fonogrammi, si rivelò di primaria importanza nel commercio e si diffuse in tutto il mondo conosciuto.
Fu poi ripreso dai Greci, che lo modificarono, e dai Romani, fino a diventare l’alfabeto che ora tutti utilizziamo.
Seguendo l’esempio fenicio, un’altra grande civiltà abbandona la propria terra d’origine per cercare fortuna nel commercio marittimo: i Greci.
Furono indubbiamente uno dei popoli più avanzati dal punto di vista delle città, del sistema sociale, della tattica militare, della produzione ed esportazione di merci e, più di tutto il resto, dal punto di vista artistico e culturale.
Ad Atene, centro del fermento culturale dell’epoca, fiorirono la letteratura, la poesia, la musica, il teatro, l’astronomia e la matematica, dando vita a una delle città più ricche e importanti d’Occidente.
Se i Sumeri “inventarono” la Storia, i Greci furono certamente furono i primi a scriverla.
Erodoto è universalmente considerato il primo storiografo mai esistito, e già ai suoi tempi era detto “il padre della Storia”.
Viaggiò in lungo e in largo per luoghi esotici e lontani, e il resoconto dei suoi viaggi, minuziosamente annotati, è oggi una fonte impagabile per conoscere da vicino la vita quotidiana e la mentalità delle civiltà antiche viste attraverso gli occhi di un contemporaneo.
Una altro merito dei Greci fu quello di aver dato vita al primo grande impero mai esistito.
Alessandro Magno, cui va il merito di questa portentosa innovazione, è senza dubbio una delle figure più affascinanti della Storia antica, da sempre avvolto da un’aura di mistero e di leggenda.
Alessandro era certamente molto più avanti dei suoi tempi: uomo carismatico e di sconfinata cultura –Aristotele stesso gli fece da pedagogo –, credeva fermamente che per creare un impero solido e duraturo non bisognasse opprimere e vessare i popoli sconfitti, ma che si dovesse prendere da ogni cultura il buono che poteva offrire, per dare vita a un impero che non avesse confini né fisici né culturali.
Fu così che, a comando di un numerosissimo esercito e in groppa al celebre cavallo Bucefalo, Alessandro conquistò la maggior parte del mondo allora conosciuto, in un regno sconfinato che si estendeva dal Nord Africa alla Romania e dall’india all’Ucraina.
All’interno dei confini i popoli sconfitti potevano parlare la loro lingua e credere nei loro dei, diffondendo la loro cultura e assimilando quella ellenica.
Per creare un unico popolo e far sì che si creasse un impero unito e multietnico in cui le varie culture e religioni potessero fondarsi liberamente, Alessandro non solo permise ma incentivò i matrimoni misti, tanto che lui stesso sposò la principessa persiana Rossane.
Sfortunatamente, alla prematura morte di Alessandro, l’impero, dilaniato da lotte intestine per il potere, si sgretolò, ma rimane tuttora un’utopia di armonia e fusione fra popoli differenti.
Alla civiltà Greca fece seguito quella Romana.
L’Impero Romano, il più vasto mai esistito e uno dei più prosperi, vide nascere alcuni fra i più illustri personaggi della Storia e alcune fra le innovazioni più importanti, e con il suo splendore e la sua floridezza rappresenta uno dei momenti più significativi della nostra Storia, una vetta impossibile da raggiungere nuovamente.
Fiorirono tutte le arti, e città romane, disseminate ovunque e ad ogni latitudine, vivono ancora e per la loro eleganza e raffinatezza incantano gli occhi e la mente di chi le ammira.
Forse, però, la traccia più evidente della secolare storia Romana rimane nel linguaggio.
Il latino era l’antico idioma parlato dalla popolazione romana, e che fu per lungo tempo la lingua imperante nel mondo.
Fu dal latino che, attraverso un processo di secoli, nacquero la maggior parte delle lingue europee, come ad esempio l’italiano, il francese e lo spagnolo.
Il latino può parere una lingua “morta”, dimenticata, ma non è così.
Continua a vivere negli aspetti più comuni della vita quotidiana: nei nomi delle città (Aosta, Roma, Bologna, Firenze, Imperia, Napoli, Ercolano, Pompei), nei nomi propri di persona (Giulia/a, Flavio/a, Antonio/a, Marco, Cesare, Augusto, Adriano/a, Giovanni, Patrizia, Carlo/a, Carola, Arianna, Beatrice, Lucio/a), nella grammatica e nella lingua in generale (ammonire, eccetera, ciao, schiavo, uomo, fotosintesi, eccelso, dio, mica), nelle locuzioni (nomen omen, laudator temporis acti), nella letteratura, nei miti e nella cultura di massa (La cicala e la formica, Il corvo e la volpe, La volpe e l’uva, La volpe e la cicogna, il leone e il topo, La lepre e la tartaruga, il topo di compagna e il topo di città, Perseo e Arianna, Perseo e il Minotauro, Dedalo e Icaro).
Dal punto di vista pratico, i Romani ebbero il merito di un’innovazione fondamentale: l’acquedotto.
Con l’avvento di questa grandiosa invenzione la vita quotidiana nell’impero subì un enorme miglioramento: era possibile avere acqua pulita e potabile da bere, per cucinare, per lavarsi, per abbeverare gli animali, per irrigare i campi, per creare medicinali, da utilizzare a scopi pubblici come far zampillare le fontane, far funzionare le celebri terme romane e le fognature.
Grazie agli acquedotti, di straordinaria portata e dimensione, era possibile attingere acqua da fonti lontane anche centinaia di chilometri.
Si trattava inoltre di costruzioni di tale solidità che molti sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.
Gli acquedotti furono così decisivi che sul modello di quelli romani tuttora sono alla base delle rete idrica delle nostre città.
Con la definitiva caduta dell’impero romano e l’inizio del Medioevo la società cambiò radicalmente.
La vita di tutti i giorni fu rivoluzionata da una serie di innovazioni che furono alla base di alcuni momenti di grande prosperità che caratterizzarono questo periodo storico.
L’innovazione che toccò più da vicino anche gli strati più umili della popolazione fu l’avvento della rotazione triennale.
Se fino ad allora era stata messa in pratica la rotazione biennale, secondo cui di un terreno diviso in due una metà veniva coltivata e l’altra messa a riposo, da un certo periodo in poi fu introdotta la rotazione triennale.
Un terreno era diviso in tre parti, di cui una veniva lasciata a maggese e le altre coltivate rispettivamente a rotazione, nella maggior parte dei casi a legumi e cereali alternativamente.
Grazie alla rotazione si fruttava la maggior parte del terreno coltivabile e la produzione aumentò enormemente, con la conseguente esponenziale crescita demografica.
Si trattò di una vera e propria rivoluzione, perché cambiò per sempre la vita della popolazione e portò con sé altri ulteriori cambiamenti minori ma comunque importanti, come l’utilizzo dello scapolare da far indossare agli animali da tiro quando trainavano gli aratri per arare i campi, grazie ai quali respiravano agevolmente e la loro rapidità ed efficienza aumentava.
Altre due innovazioni furono particolarmente importanti nel Medioevo, specialmente nell’ambito culturale: la minuscola carolina e la stampa.
Prima della minuscola carolina i testi venivano lentamente copiati a mano dai monaci amanuensi, con ricchi caratteri arricciati, miniature sgargianti ed eleganti capilettera.
Non esisteva la punteggiatura: le parole venivano scritte l’una di seguito all’altra senza spazi o interruzioni, rendendo praticamente illeggibili i testi.
Fu Alcuino da York, anche maestro dell’imperatore Carlo Magno, a elaborare e introdurre un nuovo metodo di scrittura dei testi: le lettere divennero più piccole e rotonde, collegate fra loro da gambette, e separò fra loro le parole in modo da renderle decifrabili con facilità.
Introdusse inoltre la punteggiatura.
Questo nuovo metodo rivoluzionò per sempre il modo di scrivere: ora i testi erano comprensibili per chiunque e scriverli immensamente più semplice.
Venne detto “minuscola carolina” perché elaborata sotto il regno di Carlo Magno, o “corsivo” perché sembrava che le lettere si rincorressero fra loro.
Di pari passo con la minuscola carolina, un’altra innovazione cambiò per sempre il modo di approcciarsi ai libri.
Prima di allora i tomi erano copiati a mano dagli amanuensi, lentissimamente e faticosamente, ed erano talmente costosi da risultare inaccessibili alla popolazione, facendo della cultura un’esclusiva prerogativa delle persone abbienti.
Fu nell’attuale Germania che si sviluppò la straordinaria innovazione della stampa.
Su una tavoletta veniva incisa la pagina che i desiderava stampare, ricoperta di inchiostro e poi impressa sui fogli di pergamena.
Con questo metodo era possibile stampare rapidamente interi libri, utilizzando le stesse tavolette a ripetizione, con enorme risparmio di tempo e materiale.
Ciò che prima era un processo che prendeva moltissimo tempo divenne semplice e rapido.
Risparmiando tempo, materiale e mano d’opera il prezzo dei libri divenne molto più basso, abbordabile anche per le persone meno danarose.
Tutti potevano permettersi quantomeno di prendere in prestito un libro, che spesso, dato che la maggior parte delle persone era analfabeta, veniva letto in crocchio nelle piazze o nei luoghi pubblici dalle poche persone, solitamente monaci, che sapessero leggere, perché tutti potessero usufruirne.
La diffusione di testi, trattati e della cultura in generale aumentò enormemente, favorendo l’alfabetizzazione anche negli strati più poveri, e una ramificazione del sapere dove prima non era mai arrivato.
Con il passare dei secoli, una rivelazione rivoluzionò per sempre il modo di vivere dei Paesi europei: la scoperta dell’America, nel 1492.
Fino ad allora i commerci con l’Oriente erano avvenuti tramite il Mediterraneo, passando per la Grecia.
Nel 1400, però, si stanziarono in quelle zone prima i turchi selgiuchidi, e poi i turchi ottomani, che conquistarono ampie zone d’Oriente.
Nei territori da loro occupati divenne impossibile il commercio: l’impero ottomano sbarrava la strada ai mercanti europei per raggiungere le zone più ricche del Medio Oriente, come l’India e la Cina.
Si iniziò così a cercare una via per raggiungere l’Oriente senza attraversare i territori ottomani.
I primi ad aprirsi una nuova rotta furono i portoghesi, che circumnavigarono l’Africa giungendo a destinazione, ma il viaggio era lunghissimo e irto di pericoli e malattie che decimavano l’equipaggio.
In quello stesso periodo e con lo stesso scopo, il genovese Cristoforo Colombo stava compiendo i propri studi: era fermamente convinto della sfericità della Terra, e seguendo questo ragionamento credeva che si potesse raggiungere l’Oriente navigando in direzione opposta, ovvero verso Ovest.
I calcoli, tuttavia errati, che fece, gli confermarono la validità della sua ipotesi, e per anni viaggiò in lungo e in largo per l’Italia, alla ricerca di un sovrano disposto a finanziarlo.
L’Italia dell’epoca, però, era divisa in numerosi regni di varie dimensioni e ricchezza, e nessuno era abbastanza prospero da potersi permettere di finanziare un’impresa tanto costosa e di esito incerto.
Amareggiato, Colombo abbandonò l’Italia e si trasferì in Spagna.
Là decise di sottoporre la propria iniziativa ai sovrani spagnoli, i cosiddetti “re cattolici”: Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona.
Proprio in quel periodo si era alla spasmodica ricerca di una via alternativa che portasse all’Oriente: i re cattolici, convinti dalla tesi di Colombo, accettarono di finanziarlo.
Fu così che nell’estate del 1492 Colombo e la sua scorta composta di tre navi che sono divenute celebri (la Niña, la Pinta e la Santa Maria) partì alla volta di quello che credeva il Sol Levante.
Il 12 ottobre 1492 Colombo toccò terra.
Entusiasta, convinto di essere giunto nel lontano Oriente, non si rese conto di essere giunto in terra sconosciuta.
Nella sua vita ripeté i viaggi numerose volte, senza mai accorgersi di aver scoperto il continente più vasto al mondo.
Morì povero e solo, ignaro della propria rivoluzionaria scoperta.
Fu l’italiano Amerigo Vespucci (cui l’America deve il proprio nome), a rendersi conto, agli albori del 1500, di non trovarsi in Oriente bensì in un territorio completamente nuovo.
Dall’inizio del ‘500 in poi si aprì una vera e propria corsa alla colonizzazione: l’America, con le sue sconfinate foreste vergini, i suoi immensi terreni fertilissimi, i fiumi d’incredibile portata e le piante sconosciute era un’occasione troppo ghiotta perché fra i Paesi europei non si accendesse la rivalità.
Tutti desideravano assicurarsi territori i più vasti possibile, in una colonizzazione sfrenata ai danni degli indigeni del luogo.
Dall’Europa intere famiglie e villaggi abbandonarono la terra natia per trasferirsi nelle colonie oltreoceano, dove si intravedevano sterminate possibilità di ricchezza e di prosperità.
La colonizzazione fu incrementata anche dalla nascita di false leggende, come quella della mitica El  Dorado, in realtà la città indigena di Tenochtitlan.
Il Nord America venne colonizzato soprattutto da Inghilterra (le cui colonie avrebbero poi dato origine agli USA), Francia (Canada, Louisiana, New Orleans) e Paesi Bassi (Nuova Amsterdam, poi passata sotto il Regno Unito come New York), mentre il Sud venne spartito, grazie alla Raya, fra Portogallo e Spagna: al primo il Brasile, alla seconda tutto il resto.
Oltre alle straordinarie ricchezze che portò in Europa (grazie anche alle immense miniere dove si estraevano oro, rame, argento, diamanti e altre pietre preziose), la scoperta dell’America portò nel Vecchio Continente numerosissimi cambiamenti, i più importanti dei quali senza dubbio nell’alimentazione.
Dall’America vennero importati ortaggi e alimenti sconosciuti: il pomodoro, la patata, la patata dolce, il mais, il peperoncino, il peperone, il caffè, il cacao, il tacchino.
Grazie a questi nuovi alimenti, alcuni dei quali, come la patata, trovarono subito un larghissimo consumo planetario, per la popolazione la vita migliorò enormemente.
Con il mais e le patate era possibile sfamare intere famiglie con poco, mentre il tacchino si dimostrò subito una degna alternativa alla selvaggina alata prerogativa di persone ricche.
Con il passare del tempo e l’evolversi della società, un’altra innovazione cambiò il modo di concepire la politica e la vita: la diffusione del giornale.
Prima della fine del 1700 nessuno aveva mai pensato di rendere partecipe il “popolino” degli avvenimenti politici, storici ed economici del momento.
Dopo l’avvento dell’Enciclopedia, si aprì la strada a un nuovo modo di comunicare con la popolazione.
Con i giornali per la prima volta il popolo veniva messo a conoscenza di ciò che lo circondava, soprattutto della politica, sia nazionale che estera.
Per esempio, i giornali furono indispensabili durante la rivoluzione francese.
Con il giornale cominciò a formarsi un’opinione pubblica, e fu alla base della nascita di meccanismi attuali, come la società di massa, la pubblicità e i mass media.
Cento anni dopo, una vera e propria rivoluzione portò la società dal passato al futuro: la seconda Rivoluzione Industriale.
Se prima in Europa e nel resto del mondo la società era ancora fondamentalmente di stampo rurale, basata sull’agricoltura e sul lavoro a cottimo, durante la seconda metà del 1800 la situazione cambiò radicalmente.
Le città divennero più grandi, numerose e popolose, svariate fabbriche aprirono e si ingrandirono, con la diffusione del taylorismo venne introdotta la catena di montaggio, rendendo il lavoro  molto più efficiente e veloce.
Dalle campagne le persone si trasferirono nelle città, trovando lavoro come operai nelle fabbriche.
Fu anche il periodo in cui si svilupparono innovazioni straordinarie per l’epoca e utilizzate ancora oggi, più importanti fra le quali l’automobile, la lampadina, lo pneumatico, l’acciaio, i grattacieli, il cibo in scatola, i conservanti, il frigorifero, la radio, il fonografo, il telefono, la macchina fotografica, i raggi X, il cinema, la pastorizzazione del latte, il vaccino e l’aspirina.
Tutte queste incredibili innovazioni portarono a creare il mito della prosperità senza fine, che portò alla nascita di un’epoca all’insegna dell’ottimismo, della spensieratezza e della modernità: la Belle Epoque.
Le eccezionali innovazioni che la accompagnarono (fra cui anche la pubblicità) cambiarono radicalmente la vita quotidiana delle persona, portandola a un grado di benessere fino ad allora sconosciuto.
Il progresso non è altro che un fiume in piena che scorrendo trascina l’umanità, cambiandola.
Come cambiano il vento, i monti e le maree, così cambia anche l’uomo.

E come il fiume che scorre vorticoso e cambia il paesaggio, così il progresso continuerà per sempre a cambiare il nostro mondo.
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