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mercoledì 9 maggio 2012

LA PREPARAZIONE ALLA PRIMA COMUNIONE


"Aprite i tabernacoli ai bambini e ne otterrete dei santi"
(Papa San Pio X, Decreto Quam Singulari)


Cosa dice la Chiesa
Il grande papa san Pio X, strenuo difensore della Santa Chiesa Cattolica contro la peste dell’eresia modernista, nel 1910 emanò il Decreto Quam Singulari con cui riformò in parte la disciplina da seguire per preparare i fanciulli ad accostarsi per la prima volta alla Santa Comunione.
Espongo qui di seguito le principali regole stabilite da tale decreto, tuttora in vigore e veramente fondamentali per preparare i fanciulli alla Santa Comunione.
In primo luogo, si ricorda che il più antico uso ecclesiale era quello di amministrare la Santa Comunione ai neonati lattanti subito dopo il Battesimo e la Cresima, nella stessa cerimonia, con una sola goccia di vino consacrato, essendo i lattanti incapaci di deglutire il pane consacrato. Tale uso è rimasto tuttora presso le Chiese cattoliche di rito orientale (da non confondere con le Chiese sedicenti “Ortodosse”, che pure hanno anch’esse conservato questo antico uso). Questo significa che non è affatto necessario avere l’uso di ragione, né tantomeno conoscere la dottrina cattolica per accostarsi all’Augusto Sacramento dell’Eucarestia.
In secondo luogo, si ricorda che il Concilio Lateranense IV, confermato in pieno dal Concilio di Trento, stabilì che, una volta raggiunto l’uso di ragione (il che normalmente avviene all’incirca intorno ai 6-7 anni), tutti i fedeli hanno l’obbligo di confessarsi e comunicarsi almeno una volta l’anno. Questa prescrizione fu fonte di molti abusi, perché da allora si giunse – col pretesto della mancanza di piena discrezione – a ritardare sempre di più l’età della prima Comunione fino a 12 e talora perfino 14-15 anni, richiedendo ai comunicandi una piena conoscenza della dottrina cattolica.
Ebbene, nel Decreto Quam Singulari, il papa san Pio X condanna e riprova tutti questi abusi, confermando la bontà della disciplina antica e stabilendo quindi:
1°) che i bambini devono essere ammessi alla Prima Comunione non appena raggiunta l’età della ragione e quindi d’ordinario intorno ai 6-7 anni;
2°) che l’unica condizione richiesta è che essi siano in grado di distinguere il pane comune dal Pane Eucaristico, cioè dall’Ostia consacrata. Questo, fermo restando che – ove possibile – i bambini di quella età fossero quanto più istruiti possibile nella dottrina cattolica, senza però che ne sia richiesta una conoscenza particolarmente approfondita.

Cosa abbiamo fatto noi con Margherita
Queste semplici norme, espressione di grande saggezza e buon senso pastorale, sono state la nostra guida nel preparare la piccola Margherita ad accostarsi per la prima volta alla Santa Comunione.
Per prima cosa, l’età. Nella nostra parrocchia – come in molte altre diocesi e parrocchie italiane – i bambini vengono ammessi alla prima Comunione verso i 9-10 anni, con un procedimento simile all'intruppamento per la leva militare. Arrivati alla quarta elementare ed a prescindere da qualunque attitudine individuale tutti quanti fanno la prima Comunione e – guai! – se il prete osasse mai non ammettere al Sacramento un ragazzino non ancora pronto, perché allora non sarebbe più uguale agli altri. E la preparazione personale? Manco a parlarne, visto che il catechismo odierno - fatto di concetti vaghi e senza nozioni precise, di canzonette, di cartelloni, di candeline e di discorsi buonisti e pacifisti - di certo non prepara adeguatamente alla prima Comunione. Questo, purtroppo, è un dato di fatto testimoniato anche solo da un qualunque quiz televisivo, dove le più elementari domande a tema religioso sono sempre le più temute e le meno "azzeccate", segno di una impressionante ignoranza religiosa che dilaga.
Ebbene, noi abbiamo fatto semplicemente quello che il papa ha comandato più di cento anni fa, sulla base dei Concili Ecumenici e della grande Tradizione della Chiesa; e così Margherita, raggiunta l’età della discrezione verso i 6 anni, ha cominciato a prepararsi per fare, a 7 anni appena compiuti, la sua prima Santa Comunione.
Per seconda cosa, la preparazione, appunto. Per Margherita abbiamo preparato un piccolo catechismo familiare basato sulle principali formule del Catechismo di san Pio X, quelle che contengono solo le nozioni di base. In particolare: chi è Dio e come ha agito in quanto Creatore e Signore; i misteri principali della Fede (Trinità e Redenzione); i 7 sacramenti (con approfondimento solo del Battesimo, della Confessione e della Comunione, e con solo un brevissimo cenno agli altri); i dieci Comandamenti; tutte le principali preghiere imparate a memoria tramite la recita quotidiana, mattino e sera, in famiglia.
Ma l’età ed il catechismo – benché fondamentali – non sono tutto.
Anzitutto c’è la frequenza domenicale alla Santa Messa, con tutta la Famiglia, nonni inclusi; frequenza che da noi richiede una levataccia, prima dell’ora feriale, così da imparare che è molto più giusto e nobile fare un piccolo sacrificio settimanale alzandosi presto per rendere culto a Nostro Signore Gesù Cristo, piuttosto che fare dei grandi sacrifici quotidiani per andare a scuola ad un’ora antelucana.
Poi, c’è la preghiera in Famiglia. Sempre e comunque, mattina e sera, tutti insieme davanti ad una immagine religiosa devozionale, si recitano in italiano le preghiere comuni (Padre Nostro, Ave Maria, Gloria, Angelo di Dio, Salve Regina, Preghiera del Mattino e della Sera, Atto di dolore). Non si devono fare imparare a memoria: la memorizzazione avviene naturalmente sentendo i genitori mentre le recitano; e così anche i fratellini più piccoli imparano a memoria tutte le preghiere, senza il minimo sforzo, molto prima dei 3 anni. Sempre riguardo alla preghiera, una parola va spesa per il Santo Rosario. Le prime Comunioni si tengono un po’ ovunque nel mese di maggio, il mese della Madonna, il mese da sempre scandito dalla recita del Santo Rosario. È uno strumento bellissimo e di una efficacia straordinaria per aiutare spiritualmente i bambini a prepararsi alla Comunione. Noi in famiglia, visto che i bimbi sono ancora piccoli e “non reggerebbero” un Rosario intero di 50 Ave Maria, recitiamo ogni giorno una decina e nei nove giorni che precederanno la prima Comunione di Margherita la decina sarà proprio per lei, perché la Comunione le porti abbondanti frutti spirituali.
Per terza cosa, la Confessione. È bene che il bambino prenda dimestichezza con la Confessione, confessandosi più volte, prima di accedere alla Comunione. Tra la Confessione e la Comunione c’è un legame inscindibile, perché, come ci ricorda san Paolo, chi mangia indegnamente il Corpo di Cristo, mangia la propria condanna. Non è bene che il bambino si confessi per la prima ed unica volta pochi giorni prima di fare la Comunione, come purtroppo si fa spesso ancora oggi. Per accostarsi a Cristo, l’anima deve essere in stato di grazia. Bisogna, poi, fare molta attenzione a non sottovalutare i peccati dei bambini. Se è vero, infatti, che normalmente i peccati dei bambini di 6-7 anni sono peccati veniali, perlopiù legati alla vita quotidiana in famiglia o a scuola, è altrettanto vero che i peccati veniali predispongono l’anima a quelli mortali; così come è incontestabile che la sottovalutazione dei peccati veniali porta diritti a quella sorta di “anestesia spirituale” per la quale oggi molti adulti finiscono col non avvertire più il senso del peccato; col non credersi peccatori qualsiasi cosa facciano, dicano o pensino; col considerare peccato solo ciò che procura un male diretto a qualcun altro ed, in definitiva, col non sapere più distinguere ciò che è bene da ciò che è male.
Un’ultima breve considerazione. Perché in antico la Comunione veniva data senza alcuna remora ai neonati lattanti, mentre in epoca moderna la si dà solo ai ragazzini più grandi e solo se – almeno in teoria – conoscono il catechismo? I moderni credono che i frutti della Comunione non derivino dal sacramento in sé, ma in ultima istanza dal grado di preparazione umana che una persona ha acquisito e per la quale “merita” o – peggio ancora! – “ha diritto” di fare la Comunione: insomma, un approccio di tipo razionalistico che rinchiude tutto in un ambito meramente umano. L’approccio degli antichi è diametralmente opposto ed è il solo veramente cristiano. L’efficacia dei sacramenti sulla nostra anima è un fatto oggettivo che avviene ex opere operato e non dipende affatto dal nostro grado di preparazione individuale, la quale, per quanto profonda sia, non sarà mai adeguata alla contemplazione del mistero realmente presente nell’Eucarestia.

8 commenti:

  1. Sapevo di questa tradizione di non posticipare troppo l'età della prima comunione, ma non con questa dovizia di particolari... grazie!

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    1. Grazie a te, cara Palmy, per le tue gentili parole nei nostri confronti.

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  2. Bello, bravissimi. Come si allarga la scelta della scuola in casa o parentale così anche il ritorno al semplice catechismo in famiglia quotidiano sta tornando. Chi ha una famiglia che crede ed è attenta alla crescita dei figli anche dal punto di vista della fede, al catechismo in parrocchia non trova nulla se non perdita di tempo e contenuti molto vuoti. Non c'è confronto!

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  3. Cara ele86 grazie di cuore per le tue belle parole, che esprimono apprezzamento, condivisione ed inconraggiamento ad andare avanti su una via stupenda, ma non sempre facile, come tutte le vie vere ed importanti.
    Un abbraccio a te e alla tua famiglia!

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  4. Un sito davvero "solare" e "illuminante". Avete avuto coraggio e vi ammiro molto. Ho aggiunto il sito ai miei preferiti. Credo che comincerrò con il fare catechismo in casa. M.

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    1. Caro M., ti ringrazio per le belle parole di incoraggiamento che ci hai rivolto.
      Mi fa piacere che anche tu voglia intraprendere la strada del catechismo familiare, che noi seguiamo ormai già da qualche anno.
      Se ti può interessare abbiamo pubblicato un nostro piccolo catechismo familiare, basato su quello storico di papa san Pio X, ma con l'aggiunta di grandi opere d'arte ad illustrazione del testo, le quali "parlano" forse di più delle parole. E' un catechismo per la preparazione alla 1° Confessione e Comunione.
      Purtroppo conosciamo bene lo "stile" e soprattutto i contenuti del catechismo parrocchiale ed anche certe omelie domenicali...di qui la scelta di essere noi i catechisti dei nostri figli. Il link al nostro catechismo è questo: http://bimbifeliciacasa.blogspot.it/p/catechismo-per-la-prima-comunione.html
      Un caro saluto.

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  5. molto bravo papà Giorgio e family! sono una mamma che ha scelto questa strada buona (dottrinalmente parlando) solo che dopo i miei figli ho pensato, incoraggiata dal mio parroco, di rimanere in parrocchia per allargare l'impegno dell'iniziazione cristiana anche ad altri bimbi.come molti genitori credenti mi sono accorta che spesso il catechismo in parrocchia non è affrontato con la dovuta ricchezza di contenuti, con la centralità di Cristo e dell'Eucarestia.penso sia giusto che noi genitori, noi credenti siamo i primi a rimboccarci le maniche quando le cose intorno non vanno, foss'anche nella prassi della nostra parrocchia. crescere i miei figli nella fede, fare io stessa vera formazione per poter loro trasmettere il cibo solido della Parola di Dio, senza sconti senza deformazioni, ma con la semplicità delle cose vissute che si fanno carne in noi, mi ha fatto sentire che questo tesoro, questa perla preziosa,non poteva restare nascosta tra le pareti della mia casa, con i miei tre figli soli a usufruirne. quando un bambino viene battezzato in parrocchia egli entra a far parte a pieno titolo dellaChiesa, davvero diventa figlio di Dio, e dopo essere stato accolto dai suoi genitori, viene accolto da tutta la comunità parrocchiale come da una nuova più grande famiglia che se ne fa carico per quello che le compete, tra cui l'educazione per la preparazione ai sacramenti.perciò chi può si deve rimboccare le maniche, molto pregando. Bello che tutti i genitori prendano d'esempio il fare catechismo in famiglia ma questo deve diventare normale in tutte le famiglie che si dicano cristiane. Se non lo è bisogna stimolare i genitori che, per qualsiasi motivo, chiedano ancora i sacramenti per i loro figli a considerare questo periodo di più assidua frequentazione dell'ambiente parrocchiale come un vero momento di grazia. Spetta a noi catechisti, con la parola e con l'esempio costante, con la fantasia al servizio della carità, con il coinvolgimento convinto ma discreto (in questo lo Spirito Santo è un campione imbattibile in delicati suggerimenti e proposte)di allargare l'iniziazione cristiana anche ai genitori. mi piace sempre tra le cose più belle da suggerire dare stimoli affinché essi stessi imparino a essere i primi e più convincenti educatori alla fede. ritengo le due cose, catechesi in parrocchia e catechesi famigliare, come due binari che devono correre assolutamente insieme paralleli, salvo poi incontrarsi miracolosamente in Dio. del resto nulla è impossibile a Dio!un caro saluto e un incoraggiamento ad allargare le vostre ricchezze in una comunità parrocchiale che ne abbia bisogno,in questo momento di rievangelizzazione. fulvia66

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