venerdì 30 novembre 2012

La giornata di Topo Lino

Continuando con le prime nozioni di storia e con il concetto di "scorrere del tempo", ecco una simpatica storiellina-filastrocca che abbiamo utilizzato per scandire i vari momenti della giornata.
"La giornata di Topo Lino" è una filastrocca trovata su "Magicamente insieme" ed. La Spiga. 
Noi l'abbiamo modificata aggiungendo diversi elementi a nostro gusto.
Io l'ho poi illustrata partendo da questo simpatico topino.
Ecco qua i disegni colorati dai bambini:


Se volete scaricarla, ecco il testo (in stampatello maiuscolo, adatto alle prime letture) e le immagini da colorare, come abbiamo fatto noi.

mercoledì 28 novembre 2012

La settimana del pulcino

Il titolo, lo so, non è affatto originale.
Così com'è tutt'altro che inedita la cara, vecchia filastrocca del pulcino.
In questo periodo, però, Camilla e Mariangela (classe I) stanno prendendo confidenza con le prime, basilari nozioni di storia come "tempo che passa", con la distinzione tra tempo cronologico e tempo atmosferico, ecc.
A questo proposito, noi utilizziamo ormai da tanto i nostri orologi del tempo, che vi avevo mostrato già lo scorso anno.

Ora -su richiesta delle bambine- abbiamo ripreso la "Settimana del pulcino" per imparare meglio i nomi dei giorni della settimana nel loro ripetersi ciclicamente.
Ho preparato dei semplici disegni (con didascalie in stampatello maiuscolo) che le bambine e  Giovanni hanno colorato giorno per giorno:







Se volete, sono scaricabili da qui.
Poi, abbiamo trovato alcune graziose versioni cantate della settimana del pulcino.
La nostra preferita è la prima, disponibile anche in versione karaoke: 





Infine, abbiamo preparato il pulcino-planner del menù settimanale:

Versione con le righe, per farlo compilare ai bambini
senza righe, per un uso più libero.

Questa semplice tabella si sta rivelando uno strumento utile su più fronti: oltre a consolidare la conoscenza dei giorni della settimana, compilarlo tutti insieme, il lunedì mattina, è in brevissimo tempo diventato un nuovo, piccolo e piacevole rituale familiare.
Programmare i pasti permette, poi, di variare maggiormente e bilanciare i vari alimenti in maniera più consapevole, oltre ad essere una facilitazione della gestione domestica e della spesa alimentare.
Nel nostro caso, poi, il planner del pulcino contribuisce a calmare una certa ansia di Camilla che, per natura tesa a programmare i minimi dettagli della vita quotidiana e a volere tutto sotto controllo,  ad ogni momento chiedeva: "cosa mangiamo oggi a pranzo? e a cena' e domani? e domenica?". Ora può avere sempre la risposta pronta grazie al piccolo pulcino, e a questo foglio sempre disponibile, appeso in cucina.

In conclusione, il nostro "lavoro sul pulcino" è estremamente semplice ed intuitivo, ma proprio per questo aiuta la memorizzazione ed il collegamento con la realtà del tempo che passa anche per i bimbi più piccoli.

Nel prossimo post andremo un po' "a gambero", con una storiella per imparare i vari momenti della giornata.

lunedì 26 novembre 2012

Raccolta di cornicette per ogni occasione

Cornicette. Ovvero, i disegnini a quadretti che tutti noi abbiamo fatto da bambini tra un esercizio e l'altro, tra un compito e l'altro. 
Cornicette per separare, per abbellire, per rendere più ordinata ed aggraziata una pagina di quaderno. Cornicette per passare il tempo, per il piacere di disegnare o per dovere di bravi scolaretti.
Cornicette tanto amate, quanto detestate.
A dire la verità, a me, da piccola, non piacevano molto. Ho sempre amato disegnare ma, avendo abbastanza fantasia, dover fare un esercizio di disegno così mirato, rigido ed imposto non mi andava molto giù.
Così, anche ai miei bimbi sto cercando di insegnare a disegnare in maniera più fluida e creativa.
Negli ultimi mesi, però, mi è capitato di proporre loro, di tanto in tanto, di disegnare una cornicetta.
Sporadicamente, come dicevo, e soprattutto disegni a tema, contestualizzati in determinate attività e progetti didattici. 
Perchè, al di là di tutto, disegnare cornicette può essere un esercizio utile, divertente e rilassante.
Utile perchè aiuta la coordinazione oculo-manuale; aiuta ad orientarsi nel foglio, ad imparare i concetti di orizzontale-verticale-obliquo, a contare i quadretti, a migliorare il tratto grafico, a sviluppare il senso dell'ordine, del ritmo, della simmetria ed il gusto per i colori. Inoltre, rassicura i bimbi più ansiosi, quelli meno fantasiosi e portati per il disegno che, nel modello da seguire, trovano una piacevole guida ed una buona soddisfazione.
Per tutti questi motivi, ho pensato di radunare -per i miei figli ma anche per chiunque voglia- un buon numero di cornicette da diverse risorse reperite in rete, in particolare:
baby flash
lannaronca
ciaomaestra
vorreidirti

Ecco qua la nostra "Raccolta di cornicette per ogni occasione": 155 pagine piene di disegnini (a quadretti e non) da proporre ai nostri bambini.


venerdì 23 novembre 2012

La Colletta Alimentare ed il valore della Carità cristiana

Domani, in tutta Italia, a cura della Fondazione Banco Alimentare, si svolgerà davanti a numerosissimi supermercati e discount la raccolta di generi di prima necessità per i tanti poveri invisibili, che affollano in silenzio le nostre città ed i nostri paesi, già martoriati dalla impietosa crisi economica.
Si tratta, secondo noi, di una iniziativa meravigliosa, che merita il sostegno di tutti, credenti e non credenti.
I nostri bimbi, oggi hanno preparato tutti insieme una vera e propria "lista della spesa" da donare ai nostri fratelli più poveri. Invitiamo tutti i nostri lettori a fare altrettanto.
Anche quest'anno la Giornata nazionale della Colletta alimentare costituisce un momento ideale per soffermarsi a riflettere sul tema della Carità.
Per comprendere il significato più profondo di questa grande Virtù teologale, non c'è testo migliore che il racconto del giudizio universale, secondo la lezione dell'Evangelista san Matteo:

«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.
Rispondendo, il re dirà loro: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch'essi allora risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?”.
Ma egli risponderà: “In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me”.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Senza dubbio è un testo di una profondità straordinaria, una delle pagine del Vangelo che toccano veramente il cuore dell'uomo, di ogni uomo di buona volontà.
In esso, il Re dell'Universo, assiso sul suo trono, ci dice che, misteriosamente, Egli stesso era presente in ogni povero che incontrammo sulla nostra strada. Era Lui che chiedeva l'elemosina all'angolo della strada che ogni mattina percorrevamo distrattamente per andare al lavoro; era Lui che voleva pulire il parabrezza della nostra automobile ferma ad un semaforo; era Lui che si metteva in fila ogni giorno, tra gli sguardi indifferenti dei passanti, per andare silenziosamente a chiedere un pasto alla mensa della Caritas; era Lui che si assiepava su una "carretta del mare", per cercare una vita più dignitosa; era Lui il vecchio che concludeva i suoi tristi giorni in un ospizio, solo e abbandonato da tutti; era Lui l'operaio che finiva stritolato sotto il crollo di un'impalcatura posticcia, in un cantiere abusivo, per portare a casa tre soldi con cui comprare il latte a suo figlio e pagare il mutuo ad una banca strozzina; era Lui il bambino abbandonato da tutti, che cresceva e soffriva in un orfanotrofio dal quale sarebbe uscito per accedere ad una vita di miseria e di disperazione; era Lui il barbone che moriva di freddo all'angolo della strada, mentre dormiva dentro ad un cartone.
Era Lui, era sempre Lui e sarà sempre Lui, fino alla consumazione dei secoli, perché proprio Lui, poco prima di salire sulla croce per amore e solo per amore, ci ha insegnato che "i poveri li avremo sempre con noi", dacché questo mondo, originariamente meraviglioso, è stato orribilmente sfigurato dalla bruttura del peccato originale.
Non la scienza, ma la Carità ha trasformato questo mondo deformato e lo ha reso degno di essere abitato dai figli di Dio.
Il Vangelo ci insegna che tutti, cristiani e non cristiani, saremo giudicati sulla base della Carità, la sola Virtù - ci insegna san Paolo - che resisterà al nostro trapasso nella vera Vita. In Paradiso, la Fede scomparirà, perché Lo vedremo faccia a faccia; la speranza si compirà e, compiendosi, svanirà anch'essa; solo la Carità rimarrà imperitura.
Al di sopra di tutto c'è la Carità: questo significa anzitutto amare Dio sopra ogni cosa e con tutto sé stessi, perché, come Dio ama immensamente l'uomo, così ci chiede di amarLo al di sopra tutto. Dio non si accontenta del secondo posto. Ma questo significa poi amare il nostro prossimo come noi stessi, vedendo in esso, come Sua creatura, il riflesso della bellezza del Creatore. 
Come si può fare tutto ciò? Semplice ed arduo: compiendo le 14 opere di carità che abbiamo imparato al catechismo:
Opere di carità spirituale: consolare gli afflitti; consigliare i dubbiosi; istruire gli ignoranti; ammonire i peccatori; perdonare le offese ricevute; sopportare pazientemente le persone moleste; pregare Iddio per i vivi e per i morti.
Opere di carità corporale: dare da mangiare agli affamati; dare da bere agli assetati; vestire gl'ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare i malati; visitare i carcerati; seppellire i morti.
Le opere di Carità non salvano per sé stesse, ma solo se compiute per amore di quel Dio che ci ha amati fino ad andare in croce, povero tra i poveri, per riscattarci da quella colpa antica che ha introdotto il disordine del peccato, nel nostro mondo transeunte. La Carità non consiste in ciò che doniamo al nostro prossimo, ma nell'attitudine spirituale con cui doniamo, perché - ci insegna san Paolo - se anche dessimo il nostro corpo per essere bruciato, ma non avessimo la Carità, nulla ci gioverebbe.
Caritas Christi urget nos!
Pregate Iddio ed amate i poveri ed accumulerete un tesoro nel Cielo.

N.B. Questi sono i disegni e la "lista della spesa" realizzati dai nostri bimbi per la "Giornata Nazionale della Colletta Alimentare", anno 2012.
Margherita

Camilla

Mariangela

Giovanni




Con questo post, partecipiamo anche ai Teachable moments di Palmy.

giovedì 22 novembre 2012

Innamorarsi di un libro: Piccole donne

Innamorarsi di un libro. Completamente,perdutamente. Entrarci dentro e viverlo, con passione, slancio e partecipazione. 
A 7 anni.
E' questo quello che è successo a Margherita con il romanzo "Piccole donne".
Un amore così pieno, da portarla a leggerlo tutto d'un fiato, in pochissimi giorni.
E poi a tuffarsi dentro i romanzi-seguito:  prima "Piccole donne crescono", ora "Piccoli uomini", tra poco "I figli di Jo".
Un amore così pieno, da meritare un buono spazio anche nella nostra attività didattica.
Vi mostrerò tutto il lavoro svolto da Margherita trascritto al pc, per consentirne una più agevole lettura.

1 - Intanto, abbiamo preparato una scheda di lettura, che la bimba ha poi completato. 

SCHEDA DI LETTURA
DATI EDITORIALI
Titolo: Piccole donne
Autore: Luisa May Alcott
Casa Editrice: Giunti Junior
Numero di pagine: 316
GENERE DEL LIBRO
(romanzo, favola, racconto storico, ecc.)
Romanzo

LUOGHI DELLA STORIA
America; casa March; casa Laurence

TEMPO DELLA STORIA
Prima metà del 1800, durante la guerra di Secessione; la storia dura un anno, da Natale a Natale.

PERSONAGGI PRINCIPALI
La mamma, Meg, Jo, Beth, Amy, Laurie, il signor Laurence, il signor Brooke, il papà, la zia March, Hannah.

TRAMA
Il romanzo narra la storia delle sorelle March, il cui padre è partito per la Guerra Civile. Le sorelle, insieme alla mamma e all’amico Laurie, imparano ad affrontare le difficoltà della vita grazie alla loro unione e all’affetto che le lega.
Dopo tante difficoltà il papà torna a casa e nella famiglia March torna la serenità.

COMMENTO PERSONALE
A me “Piccole donne” è piaciuto molto: anzi, è il mio libro preferito!
Mi piace molto perché è interessante, coinvolgente e romantico.
Ha uno stile semplice che rende la storia più bella.

2 - Abbiamo giro-navigato insieme in rete, alla ricerca di immagini che rappresentassero le "Piccole donne", per scoprire che, nonostante una descrizione fisica piuttosto accurata da parte dell'autrice, le quattro sorelle March sono state immaginate in maniera estremamente diversa dai vari illustratori di copertine o sceneggiatori.

3 - Abbiamo visto tutti insieme il film: "Piccole donne" del 1949...

4 - ...e quello del1994.

5 - E la serie a cartoni animati "Piccole donne" del 1981...

6 - Oltre a qualche spezzone (di più non sono riuscita a reperire) di "Una per tutte, tutte per una", altra serie animata del 1987.


7 - Intanto, Margherita ritraeva e descriveva una per una le quattro sorelle, sotto il profilo fisico e caratteriale:

Descrivi fisicamente e caratterialmente Meg
Margareth è la sorella maggiore ed ha 16 anni: è molto graziosa,paffuta, di carnagione chiara, ha grandi occhi, una massa di soffici capelli bruni, labbra dolci e mani bianche di cui va alquanto orgogliosa.
Meg è matura e saggia anche se a volte è vanitosa e superficiale.
Ha un carattere socievole e dolce e si comporta come una mammina con le sorelle più piccole.
Meg lavora come governante anche se sogna di diventare ricca e di sistemarsi.

Descrivi fisicamente e caratterialmente Jo
Jo ha quindici anni, è molto alta, smilza e bruna e fa pensare a un puledro: sembra, infatti, di non sapere che fare delle sue lunghe membra che la impacciano a ogni passo e in ogni gesto.
Ha una bocca decisa, un naso buffo e acuti occhi grigi che sembrano vedere tutto e, a seconda dei casi, hanno un’espressione fiera, allegra o pensierosa.
Ha i capelli lunghi, folti e belli che tiene solitamente raccolti in una rete.
Jo ha spalle ricurve, mani e piedi grandi e il suo corpo pare mal sopportare i vestiti che lo coprono; la sua figura ha quell’aspetto scomposto delle ragazze che si stanno rapidamente trasformando in donne.
Jo è un vero maschiaccio!
Non è mai composta, fischia e odia le buone maniere.
Ha un carattere allegro, forte e coraggioso e adora leggere e scrivere, infatti da grande vuole fare la scrittrice.
Jo ha molta fantasia e per questo a Natale organizza sempre una recita scritta da lei.

Descrivi fisicamente e caratterialmente Beth
Elizabeth, chiamata da tutti Beth, ha 13 anni.
È una rosea fanciulla dai capelli fini, lo sguardo intelligente, le maniere schive, una voce timida e un’espressione placida che poche cose possono turbare.
Suo padre la chiama “Tranquillina”: Beth infatti sembra vivere in un suo mondo a parte dove regna la più completa felicità e dal quale si arrischia ad uscire solo per incontrare le poche persone che ama o nelle quali confida.
Beth ha un carattere dolce e timido ed ha sempre una parola buona per tutti.
Beth adora le bambole e per questo ne ha molte in camera sua.
Beth ha una salute molto cagionevole e non ha molti sogni per il futuro proprio per questo.
La più grande passione di Beth è suonare il pianoforte: quando suona dimentica la propria timidezza ed è felice.

Descrivi fisicamente e caratterialmente Amy
Amy è la più piccola delle sorelle ed è graziosa come una bomboletta: ha occhi azzurri, capelli biondi e boccolosi, incarnato pallido, corpo slanciato e un portamento da signorina.
Amy si piace molto ad eccezione del suo naso che lei tira ogni notte con una molletta da bucato.
Amy è vivace, egoista, vanitosa e un po’ viziata.
Amy si ritiene una persona della massima importanza ed è molto attenta alle buone maniere.
Le più grandi passioni di Amy sono la pittura e il disegno.
Amy pensa molto all’amore e infatti sogna un matrimonio felice.

8 - "Piccole donne" anche per rendere più accattivante l'analisi grammaticale: 
Analisi grammaticale
1 . Jo, da grande, vuole fare la scrittrice.
2 . Amy è brava a disegnare
3 . Meg sposa il Signor Brooke.
4 . Beth va da Laurie per suonare il pianoforte.
5 . La mamma è dolce e comprensiva.

9 - Ispirata da questa bella immagine, 

Margherita si è voluta cimentare anche in un acquerello, interpretato in chiave bambina, con tanti colori sgargianti, personaggi come si ereno ormai scolpiti nella sua mente (riprendono tutti i tratti ed i colori dei ritratti sopra, fatti coi pastelli) e tenere margheritine nel prato.

10 - Infine (almeno per ora), ecco il tema che la bimba ha scritto ieri, immaginando se stessa e le sue sorelle nei panni delle sorelle March:

Tema
Se io e le mie sorelle fossimo le “Piccole donne”…
Se io e le mie sorelle fossimo le “Piccole donne”, io sarei sicuramente Meg, anche perchè portiamolo stesso nome.
Meg è la maggiore come me, è giudiziosa, saggia, riflessiva e un po’ vanitosa.
Lei è molto materna con le sorelle, infatti tutte le vogliono un gran bene.
Mariangela assomiglia a Jo.
È coraggiosa, allegra, simpatica, buffa, ironica e sembra un po’ un maschiaccio!
Jo è un po’ bisbetica ma ha un cuoricione d’oro, per questo è amata da tutti.
È alta, magra e sempre scomposta come la mia sorellina.
Camilla assomiglia un po’ a Beth e un po’ a Amy.
A Beth per la sua dolcezza, la sua timidezza e la sua salute molto cagionevole.
Sembra un po’ Amy perché è graziosa, molto vanitosa e un po’ viziata.
Sembra proprio che il romanzo “Piccole donne” sia stato scritto pensando a noi!

lunedì 19 novembre 2012

Disprassia e home-schooling

La diagnosi di disprassia per Camilla ci ha messo, indubbiamente, di fronte ad una riflessione ancor più accurata sul nostro fare home-schooling.
Quindi, come genitori, educatori ed insegnanti, io e Papà Giorgio stiamo, in questi mesi, cercando di predisporre - ancor più che in passato - delle attività didattiche, ludiche e di vita pratica tarate sulle esigenze e le potenzialità della bambina.
A dispetto di quanto molti potrebbero pensare, noi crediamo che la scuola familiare sia, in questo caso, un'enorme risorsa, forse l'unica strada praticabile, per vari motivi.

1 - Assenza di paragoni e confronti umilianti
Infatti, vivendo un clima caldo ed affettivamente stabile, la bambina non soffre il paragone continuo ed il confronto diretto con voti, giudizi, valutazioni; con commenti sgradevoli e pungenti; con altri genitori o bambini o insegnanti che la potrebbero considerare come la bambina "strana".
Questo non vuol dire essere inconsapevoli della situazione o far vivere la bambina in una dimensione ovattata o iperprotettiva; dentro di lei anche in  casa - specialmente in una famiglia numerosa - il confronto, in qualche misura, avviene comunque ed è inevitabile, ma questo avviene in un contesto talmente naturale e rassicurante, da non gravare più di tanto sull'emotività della bambina.
Perché Camilla è consapevole - ne abbiamo parlato con lei ed i fratelli in maniera aperta - delle proprie difficoltà, e proprio per questo accetta i progressi dei fratelli nel naturale contesto dell'"ognuno ha i propri tempi", "ognuno ha le proprie caratteristiche".
Quindi, ad esempio, ha vissuto con tranquillità l'imparare ad andare in bicicletta senza ruotine di Mariangela o la facilità di lettura di Margherita o la scioltezza fisica e la buona capacità di coordinazione di Giovanni.
Camilla sa che, come Margherita ha bisogno dell'apparecchio per i denti o degli occhiali, come mamma e papà hanno bisogno della scala per prendere un libro in alto sullo scaffale, così lei ha bisogno di qualche aiuto esterno  (la logopedia, la fisioterapia, la stampatello maiuscolo scritto in grande) o di qualche  strumento per raggiungere alcuni dei  propri obiettivi.

2 - Il vantaggio immenso dell'insegnamento individualizzato.
Il primo aspetto consiste nel fatto che a lei chiediamo solo quello che può dare, senza insistenze, senza fretta, senza forzature e senza dover tenere il passo con altri bambini, molti dei quali privi delle sue difficoltà.
Il secondo aspetto consiste nella metodologia didattica: evitiamo accuratamente il metodo oggi praticato in tutte le scuole, che consiste nel proporre ai bambini, su uno stesso argomento, diecimila schede prestampate, l'una diversa dall'altra e ciascuna con una impostazione completamente differente dalle altre.
Da noi, invece, ogni lettera dell'alfabeto, ad esempio, è stata presentata in maniera ritualizzata, ciascuna con le stesse modalità, gli stessi espedienti, gli stessi esercizi utilizzati per le altre.
Nella ripetizione, il bambino disprassico (ma anche quello non disprassico) acquista la sicurezza data da quell'ordine e quell'organizzazione che a lui mancano.
Uno degli strumenti che abbiamo utilizzato sono stati i cassettini delle lettere dell'alfabeto. Si tratta di uno strumento semplicissimo, ma molto efficace: abbiamo acquistato in ferramenta una piccola cassettiera di plastica, di quelle comunemente impiegate per dividere i vari tipi di viti o bulloni. Dentro a ciascun cassettino vengono messe delle piccole letterine di plastica, tutte raffiguranti la stessa lettera; all'esterno del cassettino viene messa la rappresentazione scritta della lettera conservata all'interno. In questo modo, per apprendere la scrittura, la bambina dapprima metteva in fila le singole lettere sul tavolo; in un secondo tempo ha iniziato a ricopiare la parola sul suo quaderno, facilitata dal fatto di vedere realizzato quanto doveva scrivere; il terzo ed ultimo passo, nell'apprendimento delle lettere, è stato quello di togliere di mezzo il cassettino e lasciare che la bambina scrivesse "a memoria" le lettere già apprese.  Questo elementare strumento risulta particolarmente efficace perché il bambino disprassico non ha memoria mentale ed ha una sostanziale difficoltà di astrazione e l'apprendimento della scrittura - ed, anzi, la scrittura in sé stessa - è qualcosa di completamente astratto, perché le lettere, in natura, non esistono.
Il passo successivo - se e quando lo si potrà compiere - sarà quello di introdurre il carattere corsivo; non, però, prima del prossimo anno scolastico.

Abbiamo presentato dapprima le vocali, poi le consonanti: una alla volta, lentamente, da giugno ad oggi.
Poi, la mano con le 5 dita, una per ogni vocale. Quindi: MA-ME-MI-MO-MU; BA-BE-BI-BO-BU; SA-SE-SI-SO-SU... ecc...

3 - La flessibilità dei tempi, dei luoghi e delle modalità.
Non dovendo rispettare orari fissi e predeterminati, ogni momento diviene potenzialmente buono per l'apprendimento.
Per la matematica, in particolare, ogni momento ed occasione sono potenzialmente quelli buoni: a tavola, soprattutto, Camilla è ben predisposta a contare: i maccheroni che ha nel piatto, i grissini, le fettine di frutta... sono tutte occasioni per contare ed iniziare ad eseguire le prime - semplicissime - addizioni e sottrazioni.
Poi, naturalmente, capita spesso di "trovarla" intenta a contare oggetti per conto proprio, nella tranquillità della cameretta...

O di proporre di contare qualcosa in luoghi e momenti inaspettati: durante un recente pomeriggio in campagna, ad esempio, ci siamo trovati a contare gli anni degli alberi in base al numero dei loro anelli...

Infine, la libertà degli orari. La bimba sta effettuando un ciclo di fisioterapia, così come la scorsa estate uno di logopedia: ebbene, mattina o pomeriggio che sia, per noi va sempre bene, perché l'estrema flessibilità dei nostri orari ci permette di gestire questi impegni senza stress né grossi equilibrismi o difficili incastri tra orari di scuola-corsi-rientri pomeridiani o altro.

4 - Attività mirate
A questo proposito, su indicazione della fisioterapista, abbiamo predisposto per lei diverso materiale di gioco. La bambina fa molto volentieri la fisioterapia, aspettando l'arrivo di T. con gioia ed impazienza. Lo stesso fanno i suoi fratelli perché, verso la fine dell'ora, vengono coinvolti anche loro nei giochi di movimento.
Questo è importante per noi, a livello familiare, ma è anche un orgoglio particolare per Camilla, che può permettersi di insegnare ciò che ha imparato ai suoi fratelli, scoprendoli spesso più "imbranati" di lei. E' stato così, qualche sera fa, per fare e disfare i nodi, è stata proprio Camilla a mostrare alle sorelle come fare!
Tra questi strumenti ed attività:
- Salire e scendere le scale;
- Fare e disfare nodi;
- Alzare ed abbassare la tapparella;
- Infilare perline, stimolata dal piacere di creare dei bei "gioielli" da indossare e con cui farsi bella; 
- Il pannello delle luci colorate: un rettangolo di polistirolo in cui abbiamo ritagliato diverse finestrelle quadrate rivestite di plastica variopinta, che viene usato al buio, puntando una torcia ora qua ora là sulle singole finestrelle colorate, per allenare il controllo oculare;
 
- I riquadri di nastro adesivo applicati sul pavimento: per saltare in modo il più possibile ordinato e coordinato, alternando l'uso di ciascuna gamba.

- Massaggi e rilassamento dei muscoli facciali, ecc.

5 - Un aiuto costante, mirato, attento ma non oppressivo.
La bimba incontra delle grosse difficoltà nel fissare lo sguardo, e quindi di concentrazione.
Piuttosto che tentare delle misure correttive dirette vere e proprie, noi preferiamo -ad esempio- portare i bimbi nel bosco per raccogliere le castagne cadute dagli alberi, il che richiede di fissare lo sguardo tra le foglie, per identificarle e quindi raccoglierle. Dapprima la bimba faceva fatica e, tra le foglie ed i rami caduti, non riusciva a trovarle. Poi, arrivati ad una radura piena zeppa di frutti caduti, la bimba è stata facilitata e ne ha trovate e raccolte parecchie; così poi, allenato lo sguardo e compreso come procedere, anche proseguendo sul sentiero precedente continuava a scovare castagne e ricci in qua e là, felicissima per questa sua nuova conquista.
La stessa cosa si può riproporre al parco per cercare le foglie secche, in un campo di grano per spigolare, in un prato per cercare un certo tipo di fiore... A casa, poi, si possono "smontare" le spighe esercitando la motricità fine; sbucciare i piccoli chicchi e triturarli per ricavarne farina, e mille altre attività educative e divertenti.
Per aiutare la bimba a vestirsi e svestirsi con ordine e, in generale, a tenere ordinati e far combaciare i singoli pezzi, abbiamo giocato con gli orsetti da vestire e svestire con gli abitini di carta, perché ciò stimola la coordinazione oculo-manuale e richiede attenzione nel far combaciare i pezzi e nel mantenere poi tutto in ordine.
Inoltre, vestendo e svestendo gli orsetti, viene facilitata la funzione narrativa, perché da lì si può ben partire a raccontare una storia: perché orsetta Rosa si mette il cappottino ed il cappello?
Dove sta andando? A fare cosa?...

La scorsa estate tanti giochi, esperimenti ed attività con l'aria furono pensati e strutturati appositamente per lei. Soffiare, fare le bolle, gonfiare un palloncino, correre, saltare... sono tutte attività psico-motorie (come si dice oggi) utili, preziose e divertenti, per il bimbo disprassico e per gli altri membri della famiglia.

Ultimamente, stiamo proponendo anche alcuni giochi di società tradizionali, per aiutare la bimba nell'attenzione, nel fare i conti e nel seguire un ordine. Tra questi, in particolare, il vecchio gioco dell'oca.

Altre attività molto utili, costruttive e insieme divertenti ed appassionanti sono la cucina e la pittura.
Pur essendo, in generale, poco predisposta al disegno, dalla "pittura guidata" Camilla trae una grande soddisfazione e, con il tempo e l'applicazione, è arrivata ad ottenere dei risultati impensabili fino a qualche mese fa e comunque davvero pregevoli.


6 - Il contesto familiare
Il contesto della nostra famiglia, con tanti bimbi tutti vicinissimi d'età, resta fondamentale.
In primo luogo, per i genitori, il fatto di avere molti bambini da seguire, non tutti con le difficoltà di Camilla, aiuta fortemente a vivere con maggiore leggerezza e a non concentrarsi in maniera esclusiva ed opprimente sulla sola bimba disprattica.
In secondo luogo, la famiglia resta sempre e comunque il punto di partenza per tutte le attività, che vedono coinvolti tutti e non sono mai (o sono solo in parte) appannaggio esclusivo della Bambina. Ad esempio, in questo periodo, per la fisioterapia a domicilio che, anche grazie al nostro fare scuola familiare, Camilla sta effettuando un paio di mattine la settimana.

7 - Le difficoltà, comunque, non mancano
Tutto bello? Facile? Piacevole?
No, assolutamente.
Un disturbo generalizzato, qual è la disprassia, proprio per il suo coinvolgere tutta la persona rischia di diventare veramente pesante da gestire, per il bambino e per tutta la famiglia. 
Le difficoltà sono tante, i progressi altalenanti, a volte meravigliosamente rapidi, a volte travolti da fasi regressive in cui tutto sembra andare a rotoli. Ad esempio: la bambina ha iniziato a sillabare, ma non è riuscita, finora, ad apprendere la lettura vera e propria, scandendo le parole intere. Avendo una limitatissima memoria interna, specie di astrazione, ad ogni nuova sillaba pronunciata scandendo la parola, dimentica la sillaba precedente e così, ad oggi, risulta ancora del tutto impossibile la lettura.
Le varie competenze (anche le più banali, come il colorare o lo scrivere il proprio nome correttamente), una volta acquisite, vanno comunque sempre sostenute con costante allenamento ed esercizio, pena il loro disperdersi in pochissimo tempo.
Eppure proprio queste difficoltà ci motivano ancor di più a proseguire sulla strada della scuola familiare, convinti che l'attenzione e l'amore della sua famiglia, pur sempre uniti anche a supporti professionali esterni possano, alla lunga, soltanto ripagare con buoni frutti.
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