lunedì 19 marzo 2018

Homeschooling:tra libertà e responsabilità

Sempre più spesso ricevo mail con richieste di informazioni e leggo di famiglie intenzionate ad intraprendere il percorso di istruzione parentale (in Italia, ufficialmente, l'Homeschooling si chiama così).
Sicuramente, negli ultimi anni, il fenomeno dell'educazione parentale sta prendendo sempre più piede anche in Italia.
Se ne parla sempre di più sui giornali, in internet, in tv.
Resta sempre una realtà "di nicchia", sconosciuta ai più e apertamente osteggiata da molti, ma il malcontento generale nei confronti della scuola pubblica, unito a nuove realtà emergenti come le teorie gender, e la recente introduzione dell'obbligo vaccinale, sta portando sempre più famiglie ad informarsi su questa realtà d'istruzione alternativa, quando non ad abbracciarla con entusiasmo. Spesso - purtroppo - senza un'accurata riflessione alla base.
Lungi da me criticare questa scelta, anzi: come sapete, noi pratichiamo Hs da sempre, possiamo dire dalla nascita di Margherita; ufficialmente da ormai 8 anni scolastici, con tutto quello che questa scelta comporta, dal più minuto livello burocratico, alle fatiche organizzative, alle gioia più pura, ai periodi davvero no.
Quello di cui mi piacerebbe parlare qui, però, riguarda soprattutto un aspetto, che temo possa essere sottovalutato in particolare, quando si pensa all'homeschooling.
L'hs è libertà, eccome!
Porta con sè la libertà di scelta, la libertà di decidere come organizzare il proprio tempo, da ogni singola giornata "Cosa facciamo oggi?" alla vita in generale: quali attività svolgere, chi frequentare, dove andare, come imparare, ecc.
La libertà di potersi alzare presto o tardi la mattina, di studiare in pigiama o in un parco, o in mezzo a un bosco.
Di imparare a leggere con gli squali o i supereroi, di scrivere, leggere e dipingere quello che ci appassiona. Di andare per le strade, per musei e per negozi quando non c'è ressa, di fare matematica al supermercato o contando sassolini, conchiglie o castagne a contatto con la natura.
La libertà di decidere di fare un'uscita estemporanea, di organizzare una gita, di fare scienze in cucina, di organizzare cene a tema e tante feste, imparando in modo allegro e divertente.
La libertà di esprimere la propria creatività in tanti modi diversi, di far davvero fruttare i propri personalissimi ed unici talenti. Questo è un dono grandioso, una scoperta magnifica ed inebriante.
Questa libertà, che dall'esterno può sembrare "magica" - "Beato te!", è il commento principale quando amichetti dei miei figli imparano che facciano scuola a casa - è frutto e rovescio della medaglia di un'enorme responsabilità.
Responsabilità genitoriale, innanzitutto: scegliere di non mandare i propri figli a scuola è davvero una grande responsabilità.
A mio parere, anche scegliere di mandarceli è comunque una grande responsabilità: contrariamente ad un certo sentire comune, il primo responsabile educativo dei proprio figli resta comunque il genitore, anche se affiancato da insegnanti ed educatori esterni. E' mia responsabilità affidare mio figlio, specie con la particolare "assorbenza" tipico dei bimbi più piccoli, ad altri adulti; è mia responsabilità vigilare su quello che gli viene trasmesso e come gli viene trasmesso. Mi viene in mente Halloween, festa passata per allegro Carnevale ormai in tutte le scuole, in tv, nelle vetrine dei negozi.. Mi vengono in mente l'evoluzionismo, i pesanti filtri con cui viene presentata la Storia, l'appiattimento dei valori, delle nostre tradizioni, la Festa della pace, il non menzionare mai le origini delle nostre feste cristiane, la meraviglia della diversità dell'essere maschi ed essere femmine...
Se la scuola "laica  e a-confessionale" rinuncia a parlare ai bambini di tante cose o, peggio, cerca di indottrinarli in senso contrario al nostro Credo..  è nostro dovere di genitori indirizzarli e reindirizzarli, senza paura di non essere politically correct!
E senza infangare nessuno: è pur orrendo assistere - anche dall'interno della scuola - a sterili bracci di ferro tra genitori che difendono ad oltranza i propri figli, in pieno delirio di onnipotenza familiare ed insegnanti costretti ad incassare il colpo perchè comunque il cliente-utente ha sempre ragione. Tutto questo, salvo poi scaricare i bambini anche piccolissimi, a scuola dalle 7,30 alle 18, non sempre per reali esigenze lavorative, ma anche perchè "a casa si annoia... non so dove metterlo... ho bisogno di tempo per me".
Perchè, al di là del tanto sbandierato dialogo scuola-famiglia, davanti ad una sgridata o, peggio, una piccola "punizione" (tipo stare seduti e non giocare per 5 minuti) i genitori spesso insorgono; ma se insegnano a tuo figlio che l'uomo è stato una scimmia e tu "avevi sentito dire" che ci fosse un Creatore... beh, non viene nemmeno in mente di "protestare"...

Quindi, sì, l'homescholing può costituire una grande risorsa  ed una validissima alternativa.
Ma l'homeschooling in sè non si improvvisa come si improvvisa un'uscita al parco: l'hs è una scelta importante, che va ragionata alla luce di quello che comporta, di quello che offre ma anche che può potenzialmente "togliere".
L'hs significa scegliere e seguire un piano di studi, fare i conti con il tempo dell'anno scolastico e, almeno in parte, adeguarsi ad esso. Soprattutto ora che gli esami sono obbligatori.
Fare hs significa seguire i figli passo passo, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Anche quando abbiamo mal di testa, quando loro sono scontrosi o quando tutti preferiremmo disegnare o uscire anzichè fare le equazioni. Significa rispolverare le proprie conoscenze a volte un po' ammuffite, riprendere in mano materie "liberandoci" dalle quali, da ragazzi, avevamo esultato.
Fare homeschooling con più figli significa, necessariamente, organizzare tempi e "turni", costringere qualcuno ad aspettare e qualcun altro ad applicarsi in determinati momenti, magari mentre il fratello dorme o sta giocando, perchè poi la mamma deve andare al lavoro o portare in palestra la sorella.
Fare hs, quindi, non è sempre semplice, non è sempre divertente, non è sempre "una pacchia".
Fare homeschooling è una responsabilità anche per i ragazzi: se è vero che non hanno compiti nè verifiche, che non devono uscire presto la mattina e affrontare particolari stress da prestazione "in itinere", è pur vero che, ogni giorno, si devono impegnare. Non è sempre semplice rinunciare a giocare, guadare la tv o sonnecchiare per decidere di applicarsi sui libri. Senza campanella o spauracchio dei voti, sei tu che devi decidere di sospendere quello che ti diverte ed andare a studiare.
C'è poi l'esame di fine anno, che per un bambino o ragazzino può anche costituire un certo carico emotivo e un grande impegno, dovendo dimostrare di essere preparato sul programma di un intero anno scolastico.
Scegliere l'hs comporta responsabilità anche a livello economico: stare tanto tempo con i bambini vuol necessariamente dire rinunciare ad uno stipendio o, come nel nostro caso, lavorare part-time.
Fare homeschooling è una responsabilità familiare. A livello di singola famiglia genitori-figli ma spesso anche, a livello più ampio, genitori-figli-nonni-zii. Nel nostro caso, ad esempio, continuare a fare hs non sarebbe stato possibile senza il supporto dei nonni, che si dedicano ai bambini nelle mie giornate lavorative.

Ma fare hs è meraviglioso.
Perchè, oltre alle fatiche, al di sopra delle fatiche, c'è davvero la libertà, la famigerata libertà, di imparare tanto di quello che ci piace e ci appassiona.
Di leggere tutto Dante, tutto Manzoni e tutto Leopardi, anzichè ridursi a due canti striminziti o ai riassunti dei "PS" (squallido acronimo per "Promessi Sposi" usato spesso a scuola); significa dedicare 4 o 5 mesi agli squali, se ti piacciono così tanto.
Significa studiare tutti i tipi di tessuto, se sei appassionata di moda. Significa studiare la storia delle Olimpiadi e la  biografia delle più grandi ginnaste, se sogni di diventarlo da grande.
Significa ripassare il corpo umano o gli Egizi con i Lego, fare ricerche su ricerche sui faraoni, le guerre o i coccodrilli. Significa guardare tanti documentari, entrare dentro un argomento e non lasciarlo finchè non ci si sente pienamente appagati.
Significa parlare di frazioni ogni volta che si mangia la pizza.
Significa leggere tre-quattro romanzi a settimana e scrivere, scrivere, scrivere per ore, se vorresti diventare una scrittrice.
Significa affiancare questo piacere immenso ed impagabile alla fatica di quello che ci piace meno o non ci piace affatto, ma che, sotto la spinta della scintilla dell'interesse, diventa una delle tante "parti del gioco".

Però, mi permetto di dare un consiglio, semplicemente sulla base della nostra esperienza.
Non scegliete di fare hs solo come fuga: che sia fuga dai vaccini, fuga dal gender, fuga dai compiti a casa. Fuggire non è mai una soluzione.
Se volete evitare quello che non vi piace, potete certo fare hs: ma tenendo sempre presente che non è sempre facile.
Non scegliete l'hs pensando di evitare problemi: probabilmente, anzi, di problemi ne avrete molti di più: problemi con chi criticherà, non capirà, farà di tutto per farvi sentire sbagliati e irresponsabili, prendendo di mira i vostri figli e la vostra capacità genitoriale.
Problemi con le istituzioni, spesso non pronte a quello che avvertono come protesta, critica sovversiva, scocciatura da gestire.
Non scegliete l'hs credendo che, tanto, tutto verrà da sè. Ciò non è affatto vero: i bambini vanno comunque sempre accolti, ascoltati, sostenuti. Nella noia come nel troppo impegno, nel moderarli nel gioco, nel dare paletti e regole. Come tutti i  genitori devono fare sempre.
Fare hs comporta studio e fatica, riduzione del sonno per noi grandi e grandi aspettative nei confronti dei piccoli, anche da parte dei parenti.
Fare hs comporta il dover fare i conti con noi stessi e con i nostri figli, tutti diversi, tutti imperfetti tutti reali.
Fare hs oggi comporta l'obbligo di esami: sono esami seri, magari non difficilissimi per un ragazzino seguito in rapporto uno-ad-uno, ma comportano comunque un certo dispendio emotivo e tanta applicazione.
Se al'esame di seconda elementare il bimbo non ricorda tutte le tabelline, nessuno vi mette in croce, ma se è lento o non comprende subito una scheda piena di quadrettini da "crocettare" e tabelle da riempire, se alle prove INVALSI o simili fatica a rispondere a monosillabi ma, naturalmente, scrive per esteso una risposta più ampia, potete essere più o meno velatamente accusati di non sapervi gestire o di non avergli insegnato abbastanza. 

Molto probabilmente, però, quando si troverà in mezzo agli altri vostro figlio sarà sereno e non avrà troppe paure nell'esprimersi e nel sentirsi "diverso"... perchè diversi lo siamo tutti, e chi non è abituato ad appartenere a gruppi codificati di classe-scuola-gruppetto sarà proprio orgoglioso di non fare quello che fanno tutti e non pensare necessariamente come pensano tutti.
Di integrarsi e stare con gli altri portando qualcosa di speciale.



Questo post partecipa a Liberi di Imparare

10 commenti:

  1. Sei grande mamma Elly.
    Margherita scrive bene perché ha una brava mamma-insegnante.
    Concordo pienamente con ciò che dici.
    Si pensa/crede che fare Hs significhi pressapoco non fare niente ma ai me'più i ragazzi crescono e piu' è impegnativo.come dici tu bellissimo ma sempre impegnativo resta.
    Grazie
    Un caro saluto Bea

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    1. E' vero, l'impegno cresce progressivamente, com'è naturale che sia. Grazie, Bea!

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  2. Un post che mi ha lasciato senza parole, esprime molte delle cose che penso. Concordo su tanti aspetti, innanzitutto che non si può scegliere l'homescooling come fuga o per evitare problemi, perchè comporta tante responsabilità e tu le hai spiegate davvero bene.
    Grazie

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    1. Grazie di cuore, oltre che per le tue parole, per la bella possibilità che la tua iniziativa offre.

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  3. Quanto è vero che non è una scelta di ripiego.
    Deve essere una scelta pensata e bisogna essere pronti a portarla avanti ogni giorno.
    Un abbraccio e grazie per questa riflessione.

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  4. Ciao, sono mamma di un quasi quattordicenne figlio unico, che frequenta regolarmente la terza media, e ti seguo con ammirazione,da tanti anni. Non potrei mai praticare l'homeschooling per tante ragioni, mie e di mio figlio, ma credo che sia una grandissima responsabilità e un atto di amore immenso nei confronti dei figli, a cui si regala libertà, indipendenza ed autonomia, che devono comunque andare di pari passo con il senso del dovere e il rispetto di alcune regole imprescindibili (e gli esami di idoneità ne sono la prova). Mio figlio pratica sport a livello agonistico e proprio qualche mese fa, stanco per gli allenamenti e i recuperi scolastici dovuti alle molteplici assenze, mi ha detto: "Non capisco perchè io non possa fare scuola a casa: al mattino studio con te, al pomeriggio mi alleno e a fine anno do gli esami... cosa mi cambia? Tanto io con i miei compagni neanche ci vado d'accordo". Ecco, effettivamente... anche dal punto di vista della socializzazione, i suoi compagni non sono i suoi amici e quindi a cosa gli serve la scuola? Tre anni di medie e non ha invitato nè è stato invitato una volta dai compagni: eppure, ve lo assicuro, nel contesto del suo sport è molto bene inserito; semplicemente con i compagni (nè buoni nè cattivi) non condivide nulla. La sua frase mi ha fatto davvero riflettere su quello che per lui avrebbe rappresentato l'homeschooling: relax, serenità, nessuna discussione in casa (anche perchè noi litighiamo ferocemente per i compiti... fin dalla prima elementare), imparare le cose indispensabili per l'esame ma anche tante, tantissime cose in più, correlate ai suoi interessi. Mi auguro che l'anno prossimo, con il liceo, le cose cambino... ma intanto, davvero, rifletto sul significato della scuola come istituzione e sono sempre più perplessa. Brava, bravissima mamma Elly a che tutti voi genitori con la vostra scelta libera e un grande in bocca al lupo ai vostri ragazzi per il futuro. A proposito... Margherita continuerà da autodidatta?

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    1. Buongiorno e grazie per questo commento, così ricco e articolato. Mi fa molto piacere che il discorso possa coinvolgere e interessare anche chi non pratica l'homeschooling. Spero davvero che il percorso di suo figlio possa continuare sulla via di un miglioramento: la sua frase è, in effetti, emblematica e rivelatrice. Quanto a Margherita, no, per il prossimo anno ha scelto di iscriversi al liceo classico. Non continuerà da autodidatta anche perchè la recente normativa riguardante l'alternanza scuola-lavoro ha messo davvero una stretta alla possibilità di ottenere un diploma da esterni alla scuola.

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  5. Un'espressione "specchio" delle nostre realtà. Grazie di averla tradotta con parole semplici, chiare e toccanti.
    Un caro saluto.

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  6. Ciao Mamma Elly,
    grazie per le tue parole, sempre ben calibrate.
    Per me questo tema era difficile da sviscerare, ma tu hai saputo dire elegantemente tutto quel che si serve.
    Buona giornata!

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