giovedì 5 dicembre 2013

Il mese di dicembre

Eccoci all'ultimo mese dell'anno.
Come sempre, Margherita ha letto insieme a me il testo comprendente tante informazioni, curiosità, leggende, poesie, proverbi sul mese.
Poi, la bimba ha rappresentato dicembre in un paesaggio con pastelli acquarellabili ed acquerelli e riassunto le informazioni in un tema.
Questa volta - per ora - vi mostro l'acquerello solo in piccolo perchè, insieme a quelli analoghi dei fratelli, darà vita ai nostri biglietti d'auguri per il Santo Natale 2013.


DICEMBRE
Dicembre è il dodicesimo ed ultimo mese dell'anno civile  e conta 31 giorni.
Il nome
Il nome deriva dal latino december, perché questo era il decimo mese del calendario romano, che iniziava con il mese di marzo.
Dicembre è il mese del freddo, del buio che cala presto a sommergere le città e le campagne. Ma è anche il mese della speranza, del barlume di luce che si accende dopo il solstizio d’inverno, proprio nei giorni in cui il Natale ci porta la luce divina e le mille luminarie che addobbano gli alberi e i balconi, le vetrine e i supermercati.

Il clima
Dicembre, dal punto di vista meteorologico, è il primo mese dell’inverno.
Le giornate si accorciano fino al giorno 21, poi cominciano, anche se molto lentamente, ad allungarsi.
Le temperature sono in graduale diminuzione durante tutto il mese e, di giorno vanno generalmente da valori compresi tra 3 e 10 gradi al nord e tra 8 e 15 gradi al sud. Di notte, al nord le temperature scendono quasi sempre sotto lo zero anche in pianura, mentre al sud ciò avviene di rado. Le nebbie sono molto frequenti, soprattutto nelle pianure del nord, dove rappresentano un serio pericolo per la circolazione stradale. Esse abitualmente fanno la loro comparsa subito dopo l’imbrunire e persistono fino alle prime ore del mattino, ma sulla Pianura Padana, in vicinanza dei fiumi, a volte permangono per tutta la giornata.
In montagna si hanno quasi sempre delle abbondanti nevicate, soprattutto sulle Alpi.
Per camminare all’aperto si usano giacconi imbottiti o cappotti.
È il periodo di Natale, per cui le strade ed i negozi sono affollati e decorati a festa.
Le precipitazioni temporalesche interessano tutto il territorio nazionale ma sono in continua diminuzione, in quanto il mare, che è la principale fonte di apporto di umidità nell’aria, diventa sempre più freddo per cui l’evaporazione è minore e quindi le piogge sono meno abbondanti.
Le nevicate sono frequenti nelle regioni settentrionali, anche in pianura, mentre in quelle centrali e meridionali si verificano abbastanza di rado.

Date significative di dicembre
8 dicembre: Immacolata concezione di Maria
13 dicembre: Santa Lucia
24 dicembre: Vigilia del Santo Natale
25 dicembre: Santo Natale
26 dicembre: Santo Stefano, primo martire cristiano
31 dicembre: San Silvestro, ultimo giorno dell’anno civile

L’Immacolata Concezione
L’8 dicembre di ogni anno, la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione della Vergine Maria.
“Immacolata Concezione” vuol dire che la Madonna è nata senza il peccato originale.
La Madonna non è nata per opera dello Spirito Santo come Gesù, ma è nata normalmente dai suoi genitori, che erano i santi Gioacchino ed Anna.
Però, a differenza di tutti gli altri uomini, è nata con l’anima completamente pura, senza il peccato originale.
Dio, che è fuori dal tempo, ha anticipato per la Madonna il perdono del peccato originale che Gesù offrì a tutti gli uomini, morendo sulla Croce.

Santa Lucia
Santa Lucia è una santa molto amata in tanti paesi d’Europa dove dà vita, ogni 13 dicembre a varie tradizioni.
Si racconta che Lucia fosse una bella fanciulla siciliana, figlia di un ricco nobile di Siracusa vissuta attorno al III-IV secolo d.C. e che tutti la conoscessero per la sua dolcezza ed amorevolezza. Lucia era stata promessa in sposa ad un giovane suo concittadino. Un giorno, la mamma di Lucia, a causa di una malattia, fu colpita da una grave emorragia. La giovane, disperata, partì per Catania per andare ad implorare la grazia sulla tomba di Sant’Agata. Giunta là, le apparve proprio la stessa Agata chiedendole di dedicare la propria vita ai più poveri, agli emarginati e sofferenti. Tornata a Siracusa, Lucia iniziò subito a realizzare la missione affidatale. Prima di tutto ruppe il fidanzamento. Poi si dedicò a distribuire i beni della sua ricca dote ai più poveri, percorrendo i cunicoli delle catacombe, con una lampada fissata al capo. Il fidanzato abbandonato non accettò la sua decisione ed accusò la ragazza, davanti al giudice della città, di essere cristiana. Erano gli anni nei quali il cristianesimo era ferocemente perseguitato. Arrestata, minacciata e torturata, Lucia si proclamò comunque seguace di Cristo. Quando fu certo che per nessun motivo si sarebbe piegava al volere altrui, né avrebbe rinnegato la propria fede, le vennero strappati gli occhi ed infine fu uccisa. Da allora Santa Lucia fu considerata la protettrice degli occhi e della vista, ed il giorno del suo martirio, che cade il 13 dicembre, inizia il suo viaggio col suo affabile e fedele asinello portando i doni ai bambini buoni. 
Nella saggezza popolare, il giorno di Santa Lucia iniziano a manifestarsi i rigori dell’inverno ed è il giorno più corto dell’anno. Questo non è proprio corretto, perché il solstizio di inverno cade un po’ dopo, il 21 dicembre, tuttavia, all’immaginario collettivo, piace mantenere questa credenza testimoniata anche dal proverbio: “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”.
E Santa Lucia – oltre che protettrice della vista - è anche proprio la Santa della luce, destinata a rassicurare che le tenebre non prevarranno definitivamente sulla luce e, presto, il giorno ritornerà, pian piano, ad allungarsi.

Alcune tradizioni in italia
Molte sono le usanze che si tramandano da generazioni in tutta Italia. In alcune città d'Italia, é Santa Lucia che ogni anno porta i doni ai bambini.

A Brescia e Bergamo
Secondo la leggenda popolare, la notte tra il 12 ed il 13 dicembre, Santa Lucia passa per tutte le case, con un asinello, e distribuisce ai bambini buoni dei doni. 
Per riceverli, i bambini devono preparare della paglia per nutrire l’asinello e disporla sotto la cappa del camino, dal quale la Santa scende.
Poi devono andare subito a letto, chiudere gli occhi, perché la Santa non vuole farsi vedere, ed addormentarsi canterellando, a Bergamo:
Santa Lucia mamma mia
con la borsa del papà
santa Lucia verrà.
A Brescia, invece, la canzoncina è:
Santa Lucia bella
dei bimbi sei la stella,
pel mondo vai e vai
e non ti stanchi mai;
trova la porticina
di questa mia casina,
poi continua la strada
per tutta la contrada,
poi continua il tuo viaggio
per tutto il mio villaggio.
A tutti i bimbi buoni
Tu porta dolci e doni,
ma i regali più belli
portali ai poverelli.
Ai bimbi disubbidienti, che Santa Lucia trova ancora svegli per cercare di vederla, getta della cenere negli occhi e passa oltre senza lasciare nessun dono.
Per cercare, poi, di ingolosire l’asinello ed invogliare la Santa a lasciare a loro ancora più regali, alcuni bambini appendono alle finestre dei mazzetti di carote. 
Altri, invece, mettono sul davanzale uno zoccolo di legno chiuso sul davanti, con dentro un po’ di crusca per l’asinello ed un bicchiere di legno pieno d’acqua per Lucia. Accanto a tutto ciò sistemano anche un lumino acceso per rischiarare la finestra ed indicare la presenza di bambini.
A Siracusa
Nella città natale della Santa i festeggiamenti prevedono una solenne processione in cui viene portata per le vie della città una statua d’argento della Santa e che la gente confezioni dei pani a forma di occhi che, benedetti, si mangiano con l’augurio di preservarsi da malattie oculari. A Lucia vengono offerti anche ex voto d’argento a forma di occhi, appesi, poi, sulla “vara” (il carro su cui è portata in processione la statua) il giorno della festa.
Secondo una convinzione popolare il terremoto del 13 dicembre 1990 che colpì Siracusa e dintorni non ebbe degli effetti disastrosi a causa dell'intercessione della Santa a protezione della città. In quell'occasione, pur di festeggiare la Santa, nonostante lo stato d'emergenza, la statua fu portata in processione dai vigili del fuoco. Da allora, in ricordo di quell'occasione e in segno di devozione, ogni anno i vigili del fuoco danno il cambio ai portatori della statua per un tratto della processione.

La tradizione in Svezia
Pur essendo Santa Lucia originaria di Siracusa, la si festeggia da secoli  anche in Svezia. Sappiamo che l’aristocrazia svedese settecentesca introdusse questa tradizione. che prevedeva che la figlia maggiore vestisse i panni di Lucia e servisse la colazione a letto ai genitori la mattina del 13 dicembre. La figlia maggiore si svegliava alle quattro del mattino per preparare caffè ed i dolci per la colazione poi, vestitasi con una tunica bianca cinta da una fascia rossa, portava alla propria famiglia ancora a letto ciò che aveva preparato. Le altre figlie, invece, si vestivano con una tunica bianca cinta da una fascia bianca.
Oggi, In Svezia, all’alba del 13 dicembre, si svolge la Processione di Santa Lucia, durante la quale migliaia di bambine con una veste bianca, una candela accesa in mano e una coroncina di candele elettriche in testa, illuminano il buio inverno svedese. In casa, a scuola, al lavoro, ogni anno, viene scelta una bambina o una ragazza che rappresenti Santa Lucia.
La giovane viene vestita di una lunga veste bianca con una fascia rossa in vita, ornata sul capo da una corona di candele, decorate con un intreccio di foglie di mirtilli rossi.
Le processioni sono guidate dalla fanciulla che impersona Lucia seguita da damigelle e paggetti che indossano vesti bianche e cappelli con stelle dorate. Il corteo è chiuso da bambini vestiti come folletti. È una scena molto suggestiva, con i bambini che cantano canzoni tradizionali natalizie e illuminano l’oscurità con le loro candele. Lucia e le sue damigelle donano brioche allo zafferano e biscotti allo zenzero agli spettatori.
Questa tradizione del Settecento si ripete in chiese, scuole, ospedali e luoghi di lavoro in tutto il Paese e non sarebbe Natale in Svezia senza Lucia, che segna il passaggio alle ultime due settimane di Avvento. 

Il Santo Natale: la nascita di Gesù
Maria rimase incinta di Gesù per opera dello Spirito Santo, nel momento in cui disse il proprio “sì” all’arcangelo Gabriele; poco dopo sposò poi san Giuseppe.
Quando ormai erano trascorsi nove mesi, l’imperatore ordinò che si facesse il censimento di tutta la Giudea, per cui tutti dovevano tornare nel loro paese di origine, per farsi registrare con le loro famiglie.
Fu così che Giuseppe e Maria partirono con un asinello per  andare a Betlemme, il piccolo paesino dove Giuseppe era nato.
Arrivarono a Betlemme il 24 dicembre e cercarono subito una stanza in un albergo, ma non la trovarono perché l’albergo era pieno di gente arrivata per il censimento.
Maria si accorse che ormai era arrivato il momento di partorire, per cui lei e Giuseppe si rifugiarono con il loro asinello dentro ad una grotta dove i pastori ricoveravano gli animali in inverno: ed infatti lì trovarono un bue ed una mangiatoia per animali.
A mezzanotte, quando ormai era arrivato il giorno 25 dicembre, nacque il piccolo Gesù, senza che Maria soffrisse il dolore del parto.
Appena nato, Maria e Giuseppe deposero Gesù bambino nella mangiatoia, dove veniva scaldato dal freddo con il fiato del bue e dell’asinello.
In alto sulla grotta l’arcangelo Gabriele cantava “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.
Poi alcuni angeli andarono dai pastori che pascolavano il gregge lì vicino e gli dissero “Vi annunciamo una grande gioia: in quella grotta è nato il bambino Gesù, il Figlio di Dio: andate ad adorarlo”.
Così i pastori andarono alla grotta e furono i primi uomini della storia ad adorare e a riconoscere Gesù come Dio.
Qualche giorno dopo la nascita di Gesù, arrivarono alla stalla anche alcuni re venuti dall’oriente, chiamati Re Magi, che avevano seguito la stella cometa, che si era fermata sulla stalla per indicare che proprio lì era appena nato Gesù, il Figlio di Dio.  Una volta arrivati, i Re Magi offrirono a Gesù tre doni: l’oro, l’incenso e la mirra; questi doni importanti significano che Gesù è il più importante Re del mondo.

Curiosità
- Il fiore del mese è la stella di Natale
- La pietra del mese è il turchese

Leggende di Natale
La leggenda dell’albero di Natale
In un lontano villaggio di campagna, alla vigilia del giorno di Natale, un bimbo andò nel bosco a recuperare un ceppo da bruciare nel camino, come era d’abitudine nell’attesa della magica notte.
Fattosi buio non riuscì a tornare a casa.
Nevicava e il bimbo spaventato trovò riparo sotto l’unico albero verdeggiante del bosco: un abete.
Ormai stanco si addormentò.
L’albero, inteneritosi, allungò i suoi rami fino a terra, come a formare una capanna, per riparare il piccolo dalla neve e dal freddo intenso.
La mattina seguente gli abitanti del villaggio, che erano alla sua ricerca, giunsero nel bosco e scorsero un meraviglioso spettacolo.
I cristalli di neve, di cui l’albero era ricoperto da cima a fondo, avevano formato dei festoni, delle decorazioni sfavillanti.
Fu così che l’abete divenne il simbolo del Natale e da allora venne addobbato e illuminato in tutte le case in ricordo di quel lontano giorno. 
La leggenda dei fili dorati
In una lontana notte di Natale, in una casa di campagna con tanti bambini, l'albero era pronto, già ornato di candeline e di palle colorate.
Era così bello che anche il cane e il gatto erano rimasti a lungo in ammirazione e i topi avevano messo il musino fuori dalle tane. Anche i ragni che stavano nascosti negli angoli bui della stanza, incuriositi dall'insolito chiarore, vollero rendersi conto di quel che stava succedendo. Si arrampicarono di ramo in ramo, di palla in palla, di candelina in candelina. Sì era un bell'albero, convennero e tornarono soddisfatti ai loro angoli nascosti. La mattina i bambini si alzarono felici e corsero ad ammirare il loro albero.
Meraviglia! Non c'erano soltanto le palle colorate, le arance e i gingilli, ma i rami erano ornati da un lungo filo d'oro che faceva brillare l'albero. In quella notte di prodigio anche la bava dei ragnetti si era trasformata in un filo prezioso. Da quel lontano Natale ogni albero si ornò di luminosi fili d'oro e d'argento. 

La leggenda dell'agrifoglio. 
Un piccolo orfanello viveva presso alcuni pastori quando gli angeli apparvero annunciando la lieta novella della nascita di Cristo. 
Sulla via di Betlemme, il bimbo intrecciò una corona di rami d'alloro per il neonato re. 

Ma quando la pose davanti a Gesù, la corona gli sembrò così indegna che il pastorello si vergognò del suo dono e cominciò a piangere.

Allora Gesù Bambino toccò la corona, fece in modo che le sue foglie brillassero di un verde intenso e cambiò le lacrime dell'orfanello in bacche rosse.

Il bastoncino di zucchero 

La tradizione vuole che i bastoncini di zucchero bianchi a strisce rosse fossero inventati da un dolciaio che aveva intenzione di creare un dolce che ricordasse Gesù alle persone. Ecco cosa rappresenta il bastoncino di zucchero: è fatto di caramello solido perché Gesù è la solida roccia su cui sono costruite le nostre vite. Al caramello diede la forma di una "J" per Jesus (Gesù in inglese), mentre per altri è la forma di un bastone da pastore, perché Gesù è il nostro pastore.

I colori sono stati scelti anche per rappresentare l'importanza di Gesù: il bianco per la purezza e l'assenza di peccato in Gesù, ed il rosso rappresenta il sangue di Cristo versato per i peccati del mondo. Le strisce rosse rappresentano le strisce lasciate dalle frustate del soldato romano. Il sapore del bastoncino è di menta piperita che è simile all'issopo, pianta aromatica della famiglia della menta usato nel Vecchio Testamento per purificare e sacrificare. Gesù è il puro agnello di Dio venuto a sacrificarsi per i peccati del mondo.

La leggenda del Pettirosso

Un piccolo uccellino marrone divideva la stalla a Betlemme con la Sacra famiglia.

La notte, mentre la famiglia dormiva, notò che il fuoco si stava spegnendo.
Così volò giù verso le braci e tenne il fuoco vivo con il movimento delle ali per tutta la notte, per tenere al caldo Gesù bambino. 
Al mattino, era stato premiato con un bel petto rosso brillante come simbolo del suo amore per il neonato Re.

La leggenda delle campane di Natale
I pastori si affollarono a Betlemme mentre viaggiavano per incontrare il neonato Re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino. Nessuno, però, aveva tempo per lui. 
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il lieve rintocco di una campana da bestiame. Pensò "Forse quella mucca si trova proprio nella stalla dove è nato Gesù bambino!" e seguì la campana fino alla stalla ove la mucca portò il bimbo cieco fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.

La rosa di Natale
Davanti alla grotta del Bambinello sfilavano in quei giorni le genti ogni Paese. Poveri e ricchi, grandi e piccini, vecchi e giovani, giungevano da ogni dove per venire ad adorare il Redentore e ciascuno aveva un regalo da deporre ai suoi piedi, in cambio del grande dono che Lui aveva fatto all'umanità venendo al mondo. Ma nei pressi della grotta che accoglieva Gesù Bambino c'era una povera bambina infelice che avrebbe tanto desiderato farsi avanti con gli altri per vedere il neonato, ma che non osava farlo perché non aveva nulla da portare in dono. Così, nell'ombra, la piccina se ne stava a guardare e piangeva sommessamente.
Un angelo la vide e le si avvicinò chiedendole perché mai piangesse in mezzo a tanta felicità e la piccola gli mostrò le manine vuote, spiegando il motivo della sua tristezza. L'angelo allora sorrise e raccolse nella coppa della mano qualche lacrima della piccina. Poi si chinò e lasciò scivolare a terra quel pianto. Sotto lo sguardo stupito della bimba crebbe un folto cespuglio di foglie in mezzo al quale si aprirono le bianche rose di Natale. L'angelo ne fece un mazzo, lo annodò coi fili d'oro dei suoi capelli e lo pose tra le braccia della bambina che, tornando a sorridere, lo portò a Gesù.

La Stella di Natale
Narra la leggenda, che il 25 dicembre di un anno dimenticato dalla storia, un bimbo povero entrò in una chiesa per offrire un dono a Gesù nel giorno della sua nascita. Triste e vergognoso per il suo umile mazzo di frasche, il bambino perse una lacrima fra quei ramoscelli che un miracolo trasformarono nel fiore più rosso e bello che i suoi occhi avessero mai visto.

La leggenda di Babbo Natale
Nell'Europa settentrionale, a Nord del Circolo Polare Artico e precisamente in Lapponia una volta viveva un simpatico vecchietto che si chiamava Natale....
Natale abitava in una capanna del bosco, circondata da abeti, vicino ad un allegro ruscello d'acqua limpida e fresca.
Questo vecchietto ogni giorno coltivava il suo orticello, curava le sue renne e intagliava il legno. 
Vestiva sempre di rosso, il suo colore preferito. Era un vecchietto assai buono e generoso con una lunga barba bianca ed aiutava spesso i suoi vicini.
Un giorno pensò che era troppo poco quello che stava facendo e si mise a pensare: voleva trovare un modo per poter dare agli altri qualcosa di più. 
Quella sera fece un sogno: nel sogno gli apparve un angioletto, era molto bello e grazioso e, con una dolce vocina, gli spiegò che nel mondo c'erano tanti bambini ma tanti di questi erano poveri e non potevano permettersi niente. Anche loro come tutti gli altri bambini più fortunati desideravano dei giocattoli, ma non avrebbero mai potuto averli. Il cuore dell'angelo era colmo di tristezza e un lacrima cominciò a scorrergli sul viso. 
Natale, che era molto sensibile, chiese all'angioletto cosa poteva fare per far spuntare sui visi di tutti i bambini un sorriso e un po' di felicità nei loro cuori. L'angioletto rispose che se voleva aiutarli, sarebbe dovuto partire caricando sulla sua slitta trainata dalle sue renne un sacco pieno di doni da consegnare a ciascun bambino la notte santa, quando nacque Gesù. "Ma dove posso trovare i giocattoli per tutti i bambini del mondo? E come posso farcela a consegnarli tutti in una sola notte e ad entrare nelle case? Ci saranno tutte le porte chiuse!" disse il vecchietto. 
L'angioletto gli disse che Gesù Bambino l'avrebbe aiutato a risolvere ogni problema. Fu così che Gesù Bambino nominò Natale papà di ogni bambino donandogli il nome di Babbo Natale! 
I primi giochi che Babbo Natale regalò furono costruiti con le sue stesse mani: intagliò nel legno bambole, macchinine, pupazzi ed ogni sorta di giocattolo. Gesù Bambino mandò a Babbo Natale degli Elfi che altro non erano che piccoli angeli dalla faccia simpatica che lo aiutavano a costruire i giocattoli, a caricarli sulla slitta e a consegnarli in tempo ogni anno la sera di Natale!
Gesù Bambino fece anche un piccolo miracolo: concesse alla slitta e alle otto renne il dono di poter volare nel cielo. Babbo Natale può, quindi, entrare in ogni casa calandosi dal camino e riempiendo le calze che ogni bimbo appende sotto al camino e posando gli altri pacchetti più grossi sotto agli alberi di pino adornati a festa con luci e addobbi vari: palline, candeline, bastoncini di zucchero, e anche nelle case delle famiglie più povere gli alberi di pino venivano adornati con noci, mandarini, frutta secca, che profumavano l'aria di festa e che poi venivano mangiati in famiglia tutti insieme. E portare un sorriso nei loro visi e nei loro cuori! Grazie alla magia dell'amore Babbo Natale, la notte santa, riesce puntualmente a consegnare i suoi doni per poter far felici tutti i bambini del mondo!

Rudolph, la renna con il naso rosso
Una leggenda moderna nata negli Stati Uniti è quella della nona renna.
La Renna Rudolph vive al Polo Nord. Lei, assieme a Prancer, Vixen, Donner, Dixen, Dasher, Cupid, Dazzle e Comet, è una delle renne che traina la slitta di Babbo Natale, anzi la guida, durante la Vigilia di Natale. Grazie a lei e alle sue compagne a Natale, i bambini buoni ricevono i doni che Babbo Natale ha preparato dopo aver letto le tantissime letterine.
La renna Rudolph si distingue però dalle altre per via del suo naso, che non è nero e nemmeno umido, ma è un naso rosso che si accende. A dir la verità, più che un naso è un nasone luminoso. La povera Rudolph ha sofferto molto, in quanto è sempre stata presa in giro dalle sue compagne e fino all'anno scorso tendeva ad isolarsi per evitare umiliazioni, nonostante la mamma ed il papà la consolassero. Verso la sera del giorno precedente la Vigilia di Natale, Babbo Natale era molto teso. C'era una nebbia talmente fitta che non si riusciva a vedere ad un palmo dal naso. "Eh adesso che faccio?" continuava a ripetersi Babbo Natale. "Come faccio a portare i regali con questa nebbia? I bambini domani non troveranno niente sotto l'albero, che colpa ne hanno loro?". Piangeva e guardava le sue renne scuotendo la testa, al ché anche Rudolph iniziò a diventar triste ed il suo naso si accese ancor di più. Babbo Natale, allora, iniziò a fare i salti di gioia e le renne si dicevano: "Questo è matto!". "Eh no, care renne, io non sono matto. Rudolph ci farà luce e ci guiderà con il suo naso rosso!".
Rudolph lì per lì era imbarazzata, ma poi le sue compagne, che fino a poco tempo prima la prendevano in giro, si resero conto di essere state stupide ed iniziarono a fare applausi e a festeggiare Rudolph incoraggiandola nel suo nuovo ruolo.
Così i bambini poterono ricevere i loro regali proprio perchè Rudolph aveva illuminato la strada alla slitta di Babbo Natale. 
Ed ogni anno la piccola Renna Rudolph e le sue amiche aiutano Babbo Natale a portare i regali a tutti i bambini.

Poesie sul mese di dicembre
Dicembre (Rosalba Troiano)
Ecco Dicembre,
giunge puntuale
e finalmente
comincia il Natale.
Nelle vetrine
della città
fiocchi e palline
spuntano già.
Luci a più fili
intermittenti
sui campanili
e le statue dormienti.
Sulle fontane
e sopra i balconi
brillan collane
oppure festoni.
Musica e canti
in tutte le vie
portano a tanti
incanto e magie.
A ogni persona
quest’aria di festa,
quest’aria buona
dà proprio alla testa.
Tutti diventan
gentili e carini
tutti ritornano
ad esser bambini.
Ti puoi allungare,
Dicembre gentile, e almeno durare
fino ad aprile?

Dicembre (B. Vaccari)
Il vento soffia,
la neve cade,
son bianchi i tetti,
bianche le strade.
Il cielo è grigio
la neve è bianca,
son spogli gli alberi,
la terra è stanca.

Vecchio dicembre (G. Marzetti Noventa)
È tanto vecchio, povero dicembre,
che cammina appoggiandosi a un bastone;
del sole non è amico, a quanto sembra,
perchè d’accordo va con il nebbione.
Nel fango affonda sino alle calcagna,
spruzza di neve l’albero e la siepe,
di prima neve imbianca la montagna
mentre nasce Gesù, là nel presepe.

Dicembre (C. Prosperi)
Va novembre,
vien dicembre.
Ciel nebbioso,
suol fangoso…
Sopra i campi brulli e tetri,
soffia il vento e batte ai vetri
mentre il passero sul tetto,
trema al freddo, poveretto!

Dicembre (D. Dini)
Or è bello novellare;
fuori piove e mugghia il vento;
nel camino c’è un lamento,
ch’empie i bimbi di spavento,
mentre stanno al focolare.
È dicembre, un buon vecchietto,
canta loro una novella
dove c’è una mamma bella
un bambino ed una stella
ed un bove ed un ciuchetto.

Dicembre (A. Tona)
Chi la ricorda ancora
la bella primavera,
che sorridendo infiora
il monte e la riviera?
Chi ricorda l’estate
coi suoi fulgidi soli
con l’aure profumate
piene di trilli e voli?
E l’autunno che infonde
gioia e tristezza insieme
che ingiallisce le fronde
e i bei grappoli spreme?
Un’uggia, un sopor greve
pei campi, per le strade;
e il silenzio… e la neve
che cade, cade, cade.

Dicembre (M. C.)
Dicembre ha un suo ricamo,
sospeso ad ogni ramo;
l’ha fatto con la nebbia
l’ha fatto con la brina:
è nuovo ogni mattina.
Dicembre ha un suo sorriso,
diffuso in ogni viso:
lo porta in ogni casa,
dove la gente aspetta
la notte benedetta.

Il mese poverello (Renzo Pezzani)
Bigio il ciel, la terra brulla:
questo mese poverello
nella sporta non ha nulla,
ma tien vivo un focherello.
Senza gregge e campanello
solo va, pastor del vento.
Con la neve nel cappello
fischia all’uscio il suo lamento.
Breve il dì, lunga la notte,
cerca il sole con affanno.
Ha le tasche vuote e rotte,
ma nasconde il pan d’un anno.

Ecco dicembre (Zietta Liù)
Ecco dicembre, vien bel bello.
E’ vero, porta ventaccio e neve
ma quanti doni sotto il mantello!
Sì, raffreddori, qualche malanno;
ma ci riporta tanta dolcezza
con la più cara festa dell’anno.
Ed ogni bimbo, pel suo presepe,
già si prepara stelle e pastori,
casette bianche, bianca la siepe.
E già si sente, nel cuoricino
più buono, forse, perchè, tra poco,
nasce a Betlemme Gesù bambino.

Dicembre (M. Castoldi)
Vien Dicembre e non trova
che pagliuzze nell’orto,
e foglie secche e gialle,
e un vecchio albero morto.
Che tristezza, che squallore!
Non più voli di farfalle
tra gli albicocchi in fiore;
e sulla quercia enorme
non più nidi, non più foglie…
Vien dicembre, e non trova
che poche rame spoglie
e la terra che dorme. (M. Castoldi)

Io son Dicembre (Otto Cima)
Io son Dicembre, vecchietto, vecchietto,
l’ultimo figlio dell’anno che muore.
Ma quando nasce Gesù benedetto
Reco nel mondo la pace e l’amore.
Porto col ceppo girando i camini
Dei bei regali ai bimbi piccini.

La magia del natale
Dice un libro di leggende
che il ventiquattro di dicembre
quando mezzanotte scocca
gli animali dalla bocca
più non fan versi o belati,
ma come bei libri stampati
san parlare e a tutti fanno
auguri per il nuovo anno.
“Buon Natale!” dice il gallo
“Buone feste!” fa il cavallo
“Viva viva!” il porcellino
E “Felicità!” il pulcino.
Nelle valli e nei boschetti
Parlan volpi e coniglietti,
dentro i fiumi e negli stagni
parlan pesci ed anche ragni.
Più nessuno sa star zitto
Tutti parlan fitto fitto:
dono magico e corale
che natura offre a Natale!

Proverbi sul mese di dicembre              
  1.           Dicembre piglia e non rende.
  2.           Dicembre gelato non va disprezzato. 
  3.           Dicembre imbacuccato grano assicurato. 
  4.           Se avanti Natale fa la brina riempi la madia di farina. 
  5.           Seminare decembrino vale meno d'un quattrino.
  6.           Dicembre nevoso, anno fruttuoso.
  7.           Dicembre variante, freddo costante. 
  8.           Se piove per Santa Bibiana (2 dicembre) dura quaranta dì e una settimana. 
  9.           Per Santa Bibiana, scarponi e calza di lana. 
  10. Per San Nicolò di Bari (6 dicembre), festa o non festa, a scuola non si resta. 
  11. A San Nicola di Bari (6 dicembre), la rondine passa i mari. 
  12. A Sant'Ambrogio (7 dicembre) il freddo cuoce.
  13. Chi si rinnova per Maria (8 dicembre), scampa la malattia.
  14. Se San Damaso (11 dicembre) venerate, sarete in pace con chi amate.
  15. Santa Lucia (13 dicembre), il giorno più corto che ci sia.
  16. Da Santa Lucia (13 dicembre) il freddo si mette in via.
  17. Santa Lucia con il fango, Natale all’asciutto.
  18. Da Santa Lucia a Natale il dì s'allunga quanto un passo di cane.
  19. Per Santa Lucia e per Natale, il contadino ammazza il maiale.
  20. A San Graziano (18 dicembre) lo scaldino in mano.
  21. A Natale (25 dicembre) freddo cordiale.
  22. Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.
  23. Chi per Natale non ammazza il porco, tutto l’anno resta col muso storto.
  24. Avanti Natale, né freddo né fame. 
  25. A San Silvestro (31 dicembre) la neve alla finestra.
  26. Per San Silvestro, ogni oliva nel canestro.

Tema
Il mese di dicembre
Dicembre è l’ultimo mese dell’anno civile e conta 31 giorni.
Il nome dicembre deriva dal latino “december”, perché era il decimo mese dell’anno.
Dicembre è il primo mese d’inverno.
Il clima diventa sempre più freddo, le giornate si accorciano e gli ultimi giorni d’autunno prendono già tutte le caratteristiche invernali, tra cui le prime nevicate.
Dicembre è il mese del freddo e del buio ma anche del Natale e delle luci natalizie che illuminano le città; inoltre dicembre è anche il mese di Santa Lucia, santa molto amata e festeggiata in tutta Europa.
In dicembre ci sono molte feste, simboli, tradizioni e leggende popolari.
Su questo mese ci sono molte poesie, tantissime leggende e tanti proverbi tra cui quello che mi ha fatto più ridere è stato: “Chi per Natale non ammazza il porco, tutto l’anno resta col muso storto”.
Dicembre è uno dei miei mesi preferiti perché ci sono il Natale e tante feste.

7 commenti:

  1. Un gran lavoro queste ricerche dei mesi bravi.
    Anche noi l'anno scorso avevamo fatto un lavoretto più semplice, ma per evidenziare tutti i mesi lo scorrere del tempo e il passare delle stagioni...
    Non sai che voglia Elly di tenerlo a casa .....un bacio grande Chiara

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    1. Ti capisco benissimo!
      Se hai bisogno di informazioni, consigli o di un pizzico di incoraggiamento... io ci sono!

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  2. Grazie Elly sei proprio cara ...ti scriverò presto ho tante cose da chiederti ma adesso le sto chiarendo nel cuore ....un abbraccio Chiara

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  3. Molto utile questa raccolta, utilizzero' sicuramente qualcosa con i miei bimbi a scuola! Se ti va di visitare il mio blog sarò felice di sapere come lo trovi. dadapasticciona.blogspot.it

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    1. Ciao, Dada! Conosco benissimo il tuo blog! Lo visito spesso perchè è pieno di colore e creatività! Forse non ho mai commentato -scusami! - ma mi piace molto!

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  4. Forse siamo coetanee.... perché il tuo lavoro sul mese di dicembre è stupendo e mi viene in mente un libro di lettura degli anni 60 con questo percorso, naturalmente lo hai arricchito. Sei proprio in gamba!
    Liana KR

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    1. Non credo di aver presente il libro di cui parli: io sono del '78...
      Un libro di lettura di quel periodo, però, ce l'ho: era di mia madre alle elementari e lo conservo gelosamente: parla di famiglia, di Dio, dell'Angelo custode, della Patria... tutti valori oggi "passati di moda".
      Mi fa molto piacere il tuo commento: grazie tante!

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