martedì 12 marzo 2013

Il mese di marzo


Prosegue, per Margherita (classe III), il lavoro di approfondimento sulle caratteristiche dei 12 mesi dell'anno. 


MARZO
Marzo è il terzo mese dell'anno anno civile e conta 31 giorni.
Il nome
Il nome Marzo deriva dal dio romano Marte (Martius in latino), dio della guerra, poiché era proprio nel mese di marzo che in genere iniziavano le guerre.
Inoltre Marte era considerato come un dio dall’umore instabile ed irascibile.
Il suo brutto carattere, dal punto di vista meteorologico, si ritrova nelle caratteristiche del mese di marzo, secondo l’esperienza contadina:  pur mostrando netti segni di fine inverno con fiori e germogli, giornate calde, uccellini intenti alla fabbricazione del nido e risveglio della natura in genere, di lui occorre sempre diffidare per i suoi sbalzi di freddo, improvvisi e dannosi.
Marte rappresenta però anche la forza capace di affrontare e superare le difficoltà, proprio come i germogli che, ormai abbastanza forti, rompono la terra.

Il clima
Marzo è il primo mese della primavera ed è caratterizzato da un rapido aumento della temperatura e da una grande variabilità.
Nella prima parte del mese sono frequenti le irruzioni di aria fredda che possono abbassare la temperatura anche di una decina di gradi. In genere tuttavia si cominciano a togliere i cappotti e, nelle ore diurne, per strada si sta bene anche con un pullover di media pesantezza.
Nella seconda parte del mese si hanno invece delle invasioni di aria calda che si manifestano come ondate di scirocco che precedono abbondanti precipitazioni, ricche di sabbia del deserto africano.
In questo mese, a parte rare eccezioni, le nevicate sono possibili solo al nord o sui rilievi, al di sopra dei 1000 metri. Nella Pianura Padana i casi di nebbia cominciano a diminuire o, comunque, sono limitati alle ore notturne. Al sud i giovani cominciano spesso a fare i bagni al mare.
Il vento, a marzo, in genere è abbastanza sostenuto.

Curiosità
- Fiore: mimosa
- Pietra: acquamarina
- Nell’ultima domenica del mese entra in vigore l’ora legale, cioè  la convenzione di mandare avanti di un'ora le lancette degli orologi durante il periodo estivo, in modo da prolungare la luce solare nel tardo pomeriggio e consentire così un risparmio energetico grazie al minore utilizzo dell'illuminazione elettrica.

Giorni della vecchia
I cosiddetti Giorni della vecchia (o Giorni imprestati) sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di marzo, ossia il 29, 30 e 31 marzo, nei quali solitamente si verifica un ritorno del freddo; sono considerati i giorni più freddi della primavera.
Un’antica leggenda del centro Italia racconta che Marzo, tanti anni fa, aveva solo 28 giorni. Ma visto che gli uomini lo prendevano sottogamba, non temendolo certamente come i suoi rigidi fratelli Dicembre, Gennaio e Febbraio, decise di vendicarsi allora e ancora lo fa.
In particolare, secondo una prima versione della leggenda, si racconta che quando una volta marzo aveva solo 28 giorni, una vecchietta pregustando ormai il tepore della primavera, disse: "Marzo, tanto non mi puoi fare niente, perché oggi è già aprile". Fu così che marzo offeso, chiese tre giorni in più ad aprile e li utilizzò per fare arrivare di nuovo sulla terra il freddo invernale.
Una seconda versione della stessa leggenda racconta invece che una vecchia pastora, che per tutto il mese era riuscita a proteggere i suoi agnellini dai repentini sbalzi climatici marzolini, la sera del 28 esclamò in tono sfottente E ora con la tua fine la pianterai di fare il matto, oh Marzo bislacco!”.
Fu così che il mese, atrocemente offeso, chiese in prestito ad Aprile tre giorni in cui scatenare tutta la sua cattiveria con gelo, neve e vento; e in quei tre giorni morirono per il freddo improvviso non solo gli agnellini della vecchia e degli altri pastori, ma anche tutte le erbe e i germogli già spuntati nei prati stecchirono sotto la neve, inaspettatamente caduta; e ghiacciarono i petali dei fiori degli alberi da frutto; e il vento e la pioggia spazzarono via i piccoli nidi in costruzione e la vecchia stessa, che imprudentemente aveva smesso gli abiti pesanti, si prese un accidente e morì di polmonite.
Così Marzo, dopo tanta distruzione, poté finalmente andarsene soddisfatto, e gli ultimi suoi 3 giorni furono chiamati, da allora, i giorni della vecchia.
La leggenda si basa effettivamente sull'andamento climatico dell'ultima decade di marzo, che di solito è interessata ad un ritorno del freddo dopo i primi tepori primaverili. I giorni della vecchia fanno parte di una serie di periodi che popolarmente sono conosciuti come "nodi del freddo".

Racconto
Marzo e il pastore (Ildefonso Neri)
Una mattina, sul cominciare della primavera, un pastore uscì con le pecore e incontrò Marzo per la via. Disse Marzo: “Buongiorno, pastore, dove le porti oggi le pecore?”
“Eh, Marzo, oggi vado al monte!”
“Bravo pastore, fai bene, buon viaggio!” E fra sé disse “Lascia fare a me; oggi li innaffio io per bene!”
Il pastore, però, che l’aveva squadrato ben bene in viso, aveva fatto tutto il contrario. La sera, nel tornare a casa, incontrò di nuovo Marzo.
“Ehi, pastore, com’è andata oggi?”
è andata benone. Sono stato al piano: una bellissima giornata, un sole che scottava.”
“Ah, sì? Ci ho gusto!” (e intanto si morse un labbro) “E domani dove andrai?”
“Domani tornerò al piano. Con questo bel tempo…”
“Bravo, addio!”
E partirono. Ma il pastore, il giorno dopo, invece di andare al piano, andò al monte; e Marzo giù acqua e vento e grandine al piano. La sera trovò il pastore.
“Oh pastore, buonasera! E oggi com’è andata?”
“Benone! Sai, sono andato al monte. è stata una giornata d’incanto. Che cielo!
Che sole!”
“Bravo pastore… e domani dove andrai?”
“Eh, domani andrò al piano!”
Insomma, per farla corta, il pastore gli disse sempre il contrario, e Marzo non ce lo poté mai beccare. Si arrivò così alla fine del mese.
L’ultimo giorno Marzo disse al pastore: “Eh beh pastore, come va?”
“Va bene, ormai è finito Marzo e sono a cavallo. Non c’è più paura e posso star tranquillo…”
“Dici bene, e domani dove andrai?”
“Domani vado al piano, faccio più presto”
“Bravo, addio!”
Allora Marzo in fretta e furia andò da Aprile, gli raccontò la cosa e, infine, gli disse: “Ora avrei bisogno che tu mi prestassi un giorno”.
Aprile, senza farsi pregare, gli prestò un giorno.
La mattina dopo, il pastore fece uscire le pecore e andò al piano come aveva detto.
Ma, quando fu una certa ora e il gregge era sparso per i prati, cominciò una ventipiova da fare spavento; acqua a ciel rotto, vento e neve e grandine. Il pastore ebbe da fare e da dire a riportare le pecore all’ovile.
La sera Marzo andò a trovare il pastore, che era là nel canto del fuoco, senza parole, tutto malconcio, e gli chiese ironico: “Oh pastore, buona serata! Oggi com’è andata?”.
“Ah, Marzo mio, sta’ zitto, sta’ zitto, per carità! Oggi è stata proprio nera. Peggio di così neanche a mezzo gennaio; si sono scatenati per aria tutti i diavoli dell’inferno”.
E' per questo che marzo ha trentun giorni; perché ne ha preso in prestito uno da aprile.

DESCRIZIONE LETTERARIA DI MARZO
Marzo è  un mese un po’ matto perché un giorno piange e l’altro ride; un giorno è calmo e nell’altro infuria. Ma non dura: con lui il bel tempo si avvicina, con lui arriva, il giorno 21, la primavera.
Gli animali, che durante l’inverno hanno dormito, si destano dal letargo e molti uccelli, che erano partiti per i paesi caldi, fanno ritorno. Uno di questi è la rondine, che dai lontani paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America viene ad annunciarci l’arrivo della bella stagione.

Marzo – Il mese pazzerello
Dicono che marzo è pazzo; ma che deve fare, il poveretto, se è a servizio di due padroni che lo comandano a piacer loro?
Se è l'inverno che ordina, marzo deve mandare giù la pioggia e scatenare il vento che strapazza i rami pieni di gemme; se è la primavera che lo chiama a sé, allora ecco che sparge i fiori sui prati, mette in fuga le nuvole, intiepidisce l'aria, invita i fanciulli all'aperto.



PROVERBI SU MARZO
1.             Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello.
2.             Al principio o alla fine, sempre Marzo versa il suo veleno.
3.             Marzo umido, dolor di contadino.
4.             Quando marzo è piovoso, il frutteto è generoso.
5.             Marzo molle, grano per le zolle.
6.             A marzo taglia e pota se non vuoi la botte vuota
7.             Marzo senz'acqua, april senz'erba
8.             Chi nel marzo non pota la sua vigna, perde la vendemmia.
9.             Marzo asciutto, e april bagnato, beato il villan c'ha seminato.
10.         Di marzo, ogni villan va scalzo.
11.         Marzo ventoso, frutteto maestoso.
12.         Marzo non ha un dì come l'altro.
13.         Gelo marzolino rattrista il contadino.
14.         Marzo alido, aprile umido.
15.         Per San Benedetto (21 marzo) la rondine sotto il tetto.
16.         Per l'Annunziata (25 marzo) è finita l'invernata.
17.         Per l’Annunziata (25 marzo) si semina la patata.

POESIE SU MARZO
Che dice la pioggerellina di marzo? (Angiolo Silvio Novaro)
Che dice la pioggerellina
di marzo, che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell'orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d'oro?
Passata è l'uggiosa invernata,
passata, passata!
Di fuor dalla nuvola nera,
di fuor dalla nuvola bigia
che in cielo si pigia
domani uscirà Primavera
guernita di gemme e di gale,
di lucido sole,
di fresche viole,
di primule rosse,
di battiti d'ale,
di nidi,
di gridi
di rondini, ed anche
di stelle di mandorlo, bianche...
Ciò dice la pioggerellina
di marzo che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell'orto, sul fico e sul moro
ornati di gèmmule d'oro.
Ciò canta, ciò dice;
e il cuor che l'ascolta è felice.
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Cielo di Marzo
Sereno a volte e limpido
come un immenso specchio
azzurro, anche il cielo
partecipa alla festa della natura.
Ma talvolta, all'improvviso,
il cielo si oscura e assume il
color cinerino dell'autunno:
la nuvolaglia nasconde il sole e
una pioggia fitta e insistente cade sulla terra.
Un broncio di breve durata.
Dopo la pioggia il sole torna a splendere
più luminoso e più caldo.


Marzo bello (Antonio Beltramelli)
Ecco ecco che è arrivato marzo bello!
Le viole in mezzo al prato
escono fuori con l'ombrello.
Oh, bel marzo! Oh, marzicello!
Ti salutano le viole,
che si vestono modeste
e stan sempre sole sole
tra le fratte e le foreste.
Forse un merlo poco saggio
sogna già d'essere in maggio
e si gela una zampina fra la brina.
Ma la cincia nel suo nido
ride e dice: «Non mi fido!
Presto è ancor! La messaggiera bianca e nera
non è già sotto la gronda,
e chi ha freddo si nasconda:
non è ancora primavera».
Chiotto chiotto le risponde un passerotto:
«Tu sei saggia e veritiera!
Marzo è bello,
ma coi guanti e con l'ombrello,
col soprabito e il cappello,
poiché porta il vento e il fiore,
e la pioggia e il raffreddore ».

Gioia di marzo (Renzo Pezzani)
Fresca gioia, l'erba nasce
così lustra e cosi breve
dove il sol ruppe la neve
e l'agnello se ne pasce.
Anche l'acqua ch'era ghiaccio
s'incammina dentro il fosso
con un po' di cielo in dosso,
mormorando: -Se ti piaccio,
vieni a bermi cosi pura
pria che tocchi la pianura.
L'alberello di cotogno
apre gli occhi e guarda il mondo
e nel rivo vispo e fondo
getta l'ultimo suo sogno;
poi, toccato dal Signore,
sui rametti più lontani,
come dentro esili mani,
posa un candido suo fiore
così allegro che la gente
dentro l'anima lo sente.
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Vento di marzo (Rosalia Calleri)
C'è un signore che va a spasso
con la mazza e l'occhialino,
lo accompagna passo passo
Marzo allegro e birichino;
e ad un tratto (oh, che monello!)
manda in aria il suo cappello.
Sciorinato lì sull'aia
vede un candido bucato;
lo contempla la massaia
con lo sguardo pia beato,
ma di Marzo il venticello
le fa un tiro da monello.
I ragazzi, sulla piazza
stan giocando in lieti crocchi,
ad un tratto, infuria; impazza;
han la polvere negli occhi:
cos'è stato? È sempre quello,
è di Marzo il venticello.
Poveretta quella donna!
non sa dove riparare:
poveretta! La sua gonna
è una vela in alto mare
e, di Marzo, il venticello
più che mai fa il pazzerello.
Raggi d'oro e nuvolette
cielo azzurro a pecorine,
pruni in fiore, nuove erbette,
bucanevi e pratoline;
sole, pioggia e venticello:
ecco Marzo pazzerello.

Marzo, ti voglio bene
Marzo, ti voglio bene.
E sai perché?
Perché sei birichino
e, quasi quasi, rassomigli a me.
Anche tu fai capricci:
vieni col sole,
con le primule belle
e le odorose viole.
Poi, ti rabbui, Marzo,
e in un momento
tu butti giù dal cielo
e neve e pioggia e vento...
Ma io ti voglio bene,
perché, fra un raggio d'oro
e una nuvola nera,
tu porti Primavera.
(autore incerto: Hedda o Romei Correggi)

Marzo (Pasquale Ruocco)
Ecco Marzo, il terzo mese,
che, scrollando i folli ricci,
un po’ matto e un po’ cortese
fa le smorfie ed i capricci.
Tutto nervi e argento vivo,
muta umore ogni momento
ed annunzia il proprio arrivo
con la grandine e col vento.
Fischia e morde, piange e ride,
ed ingemma il colle e il prato
mentre, ancora, il vento stride.
Ma l'inverno è terminato,
quanta luce nel creato,
dopo i tuoni e la bufera!
Marzo è il paggio scapigliato
della dolce primavera

Marzo (Arpalice Cuman Pertile)
O marzo, che i petali rosa
dei fiori di pesco colori,
o marzo, che a volte disserri
i primi soavi tepori,
e a volte ventoso e gelato
tormenti le erbette del prato;
O marzo non fare il cattivo,
non rompere i rami' fioriti,
i rami dei peri e dei meli,
che poi daran frutti squisiti!
E vi pianteranno i bambini
il morso dei bianchi dentini.


Ecco la rappresentazione grafica (tecnica: pastelli acquarellabili) del mese di marzo da parte di Margherita: un albero idealmente diviso a metà, tra inverno e primavera, simbolo di questo mese dal clima variabile e pazzerello.
Più sotto, il tema sul mese.


Tema
Il mese di marzo
Marzo è il terzo mese dell’anno civile e conta 31 giorni.
Il nome marzo deriva dal dio romano Marte (Martius in latino), dio della guerra perché in genere le guerre iniziavano proprio nel mese di marzo.
Marte era un dio dal carattere scontroso, irascibile e molto instabile, per questo viene associato al mese di marzo.
Il clima di questo mese è caratterizzato da frequenti sbalzi di temperatura e irruzioni di aria fredda soprattutto all’inizio del mese.
Sulla variabilità del mese di marzo ci sono tantissimi proverbi, leggende e poesie che a me sono piaciuti molto.
Tra tutte le poesie la mia preferita è: “Che dice la pioggerellina di marzo?” di Angiolo Silvio Novaro mentre i miei proverbi preferiti sono: “Quando marzo è piovoso, il frutteto è generoso” e “A marzo taglia e pota se non vuoi la botte vuota”.
Per me marzo è un mese bello perché arriva la primavera ma non mi piace quando c’è sempre il cielo grigio e piove.


lunedì 11 marzo 2013

Lavoretti per papà: ritratti ad acquerello

Oggi vi mostrerò un "lavoretto" dedicato al papà adatto a bimbi "grandicelli". Il tutto, qui, è sempre piuttosto relativo. Si tratta di ritratti ad acquerello realizzati in occasione dell'ultimo compleanno di Papà Giorgio, lo scorso novembre.
I miei bambini avevano, quindi, tra i sette anni e mezzo ed i quattro anni appena compiuti.
Per prima cosa, abbiamo scelto una bella foto del "soggetto da ritrarre": può andar bene un primo piano o un mezzo busto, in cui comunque risaltino bene gli occhi, la bocca e l'espressione del viso.
A questo punto, il lavoro dei bambini si è differenziato.
Margherita, la più grande, ha scelto di provare ad eseguire un ritratto a mano libera, cercando di cogliere soprattutto l'espressione del viso. In questo caso, il forte coinvolgimento affettivo ha fatto sì che il suo adorato papà venisse ritratto con gli occhi di una bimba "innamorata" ed ritratto che ne è uscito è quello di un il personaggio sicuramente più giovane e snello, ma la somiglianza finale dell'espressione c'è davvero.
Per i tre bimbi più piccoli, invece, abbiamo utilizzato un'altra tecnica. La stessa già sperimentata in passato per la Madonnina, San Francesco e l'Angioletto.
Ho schiarito la foto copiandola in un file di Word ed applicando poi l'opzione "Colori attenuati" da "Formato - Ricolora - Modalità colore".  Ho, quindi, stampato la foto così elaborata, ormai pallidissima, su carta ruvida.
A questo punto, ogni bambino ha tracciato a matita i contorni e poi dipinto ad acquerello. 
Infine, questa volta per ultimo, solo per vivacizzare e personalizzare un po', è stato realizzato lo sfondo.  

I ritratti che ne sono usciti, pur partendo da una stessa immagine-guida, sono piuttosto personalizzati e diversi l'uno dall'altro: mettendoli tutti insieme, esce un Papà Giorgio vero e proprio, con la sua espressione dolce, il viso paffuto, la bocca sorridente e gli occhi buoni.
Essendo la nostra foto in formato quadrato su foglio rettangolare, i bambini hanno, infine, utilizzato lo spazio residuo per scrivere un bigliettino al loro papà che, inutile dirlo, si è commosso nel vedersi ritratto così dai suoi cucciolotti.


sabato 9 marzo 2013

Torta "Bentornato a casa" (papà)

Tra i nostri lavoretti e le nostre sorpresine per il papà, non poteva mancare  - data la nostra passione  collettiva per i pasticci in cucina - una torta un po' speciale.
Abbinata alla scritta di pasta cruda del post precedente ecco, allora, anche una torta di "Bentornato a casa" per il papà.
Su una semplice torta-gelato (crema e gianduia) su base di biscotto (tipo cheese-cake), i bambini si sono divertiti, con il mio aiuto, a preparare diverse decorazioni in pasta di zucchero colorata.
Innanzitutto la scritta: tante letterine dai colori sgargianti, rigorosamente in stampatello maiuscolo, per essere comprensibili a tutti, a comporre la parola: "BENTORNATO".
Poi, aperta una piccola diatriba tra le bambine, che desideravano una bella casetta, e Giovanni che, da bravo maschietto, voleva un treno (dato che Papà Giorgio era andato e sarebbe tornato da Roma con quel mezzo), abbiamo fuso le idee e messo pace tra fratelli realizzando ed inserendo entrambi gli elementi sulla nostra torta: una casetta tra l'erbetta ed un trenino in arrivo.
Le decorazioni sono semplici e poco precise, data la collaborazione attiva dei bambini (e, per la verità, dell'azione di distruzione ripetuta da parte di Tommasino, scatenato in quel momento); anche sulla torta finita, ora una ruotina, ora una lettera erano un po' fuori-posto... ma nel complesso il risultato ci ha soddisfatti. E poi, abbiamo scoperto che la pasta di zucchero può stare anche in freezer senza problemi!

Eccola qua!


giovedì 7 marzo 2013

Lavoretti per papà: una scritta di pasta cruda

Da oggi inizierà una nostra piccola carrellata di idee per la Festa del papà. 
Prima di mostrarvi ciò che stiamo preparando per l'imminente 19 marzo (lavoretto al momento assolutamente top-secret, data la frequentazione del blog da parte di Papà Giorgio) vi proporremo alcune idee realizzate da noi nel corso degli ultimi mesi, in occasione del compleanno di Papà Giorgio, o del suo ritorno a casa dopo un'assenza  di qualche giorno per motivi di studio-lavoro. 

Oggi vi mostro un cartellone un po' particolare, direi un bigliettone speciale, scritto con la pasta cruda. Chi ci segue sa che ci piace giocare con i vari formati di pasta, andando a comporre lavoretti con essa. (ad esempio, i piccoli centrotavola natalizi, o gli alberelli autunnali o i fiorellini).
Questa volta abbiamo usato la pasta per comporre la scritta "BENTORNATO" e disegnare una casetta attorniata da due cuoricioni bombati.
Per prima cosa, abbiamo fatto un piccolo progettino, decidendo cosa scrivere  e come illustrarlo.
Poi abbiamo pensato a quali diversi formati di pasta potessero andar bene per comporre le varie lettere ed il disegno. Da lì, ci siamo messi all'opera realizzando, in poco tempo e con un impegno alla portata di bimbi anche piccolini, un lavoretto semplice ma originale e di grande effetto.

Occorrente:
- Pasta cruda di diversi formati: ziti, ruote, pipe rigate, farfalle, mezze maniche, sedanini, fusilli, quadrettini.
- Un pannello di plastica ondulata colorata dalle dimensioni di 1 metro per 60 centimetri.
- Colla vinilica
- Gessetto (per tracciare il disegno)

Procedimento:
- Tracciare la scritta ed il disegno con il gessetto.
- Cospargere una lettera per volta di colla vinilica e disporre la pasta, fino a comporre l'intera scritta.
- Realizzare la casetta.
- Per i due cuori, stendere uno strato di colla e cospargerlo di quadrettini. Per ottenere l'effetto bombato, ripetere l'operazione due-tre volte.
- Lasciar asciugare in piano ed infine scrollare i quadrettini in eccesso.


N.b. Non preoccuparsi se la colla rimarrà, inizialmente, molto evidente: asciugandosi diverrà trasparente e "scomparirà".

Una volta asciutto, sarà possibile appendere il maxi-bigliettone speciale alle pareti, magari attorniato da una (o cinque, nel nostro caso) letterina per il vostro papà.

martedì 5 marzo 2013

Il nostro piccolo omaggio a Lucio Dalla


Sabato scorso, per caso, è nato uno di quelli che la cara Palmy chiama "teachable moments", cioè "date da ricordare, su cui riflettere, vere e proprie occasioni per apprendere".

Io e Papà Giorgio ci trovavamo a Bologna, per un pomeriggio insolitamente "di nicchia", solo con Margherita e Mariangela, in occasione di una visita al Museo Archeologico. 

Passando per Piazza Maggiore ci siamo imbattuti nell'enorme palco allestito in occasione del grande concerto del 4 marzo, in memoria di Lucio Dalla.
La curiosità delle bambine, che da subito era stata grande, venne accresciuta dal gran movimento di luci, telecamere, orchestra e dalla presenza di qualche cantante impegnato in quel momento nelle prove.
Così ci siamo fermati per un po' in "Piazza Grande", ad ascoltare un po' di musica ed abbiamo iniziato a raccontare alle nostre bimbe qualcosa di questo grande cantante che già, in parte, conoscevano per aver ascoltato tante volte, insieme a noi, alcune sue storiche canzoni.
Il tutto è proseguito in automobile, sulla via del ritorno, e poi ieri, a casa quando, ognuna delle due bambine ha voluto ricordare Lucio Dalla con un dettato ed un disegno. 
Margherita ha scelto "4 marzo 1943" mentre Mariangela ha scelto "Piazza grande".
Per Margherita, abbiamo preparato anche una piccola lettura sul grande cantautore bolognese.
Ieri sera, infine, abbiamo ovviamente assistito al concerto di Rai Uno, per coronare questa attività didattica così spontanea ed appassionante.


LUCIO DALLA

Lucio Dalla è un cantante bolognese nato il 4 marzo 1943 e diventato famoso per avere scritto centinaia di canzoni di grande successo.
Il suo primo grande successo fu “4 marzo 1943” e da allora ha preso avvio una lunga serie di successi. Tra le sue canzoni più famose, ricordiamo: 4 marzo 1943 appunto e poi Piazza grande; La casa in riva al mare; Itaca; Ma come fanno i marinai; Caruso; L’anno che verrà; Attenti al lupo; Canzone.
È sempre stato un cattolico praticante ed a Bologna tutti lo vedevano la domenica sera all'ultima Messa celebrata nel Convento di San Domenico.
Dalla può essere considerato come uno dei principali poeti contemporanei: i testi delle sue canzoni, infatti, sono caratterizzati da una dolcezza e da una bellezza straordinarie, in grado di ritrarre in poche romantiche parole le più disparate situazioni della vita.
I protagonisti delle sue canzoni sono quasi sempre i poveri, gli umili, i diseredati, tutti coloro che vivono ai margini della società, oppure grandi figure del passato, ancora viventi ma ormai decadute: di tutti e di ciascuno Dalla sa cogliere e descrive i tratti della più viva umanità, conferendo poeticità anche a situazioni di squallore, di miseria e di degrado.
Lucio Dalla è morto il 1° marzo 2012, poco prima di compiere 69 anni.
Il 4 marzo 2013 l’Italia ricorda questo grande personaggio con un grande concerto in diretta TV su Rai Uno dalla Piazza Maggiore di Bologna, in prima serata.





Margherita, "4 marzo 1943"


Mariangela, "Piazza Grande" interpretata al femminile

domenica 3 marzo 2013

IL CONCLAVE SPIEGATO AI BAMBINI

Quando un papa muore o si dimette alcuni vescovi chiamati “Cardinali” si ritrovano dentro le mura del Vaticano, nella Cappella detta “Sistina”, dal nome del papa Sisto V che la fece costruire, e lì se ne restano richiusi fino a che non hanno eletto il nuovo papa.
Quei vescovi sono chiamati “Cardinali” perché una volta erano i parroci delle sette chiese di Roma chiamate “Cardinali”. Vestono di rosso per indicare che devono essere disposti a spargere il proprio sangue per Gesù, cioè a morire martiri. I cardinali sono nominati dal papa ed il loro compito è proprio quello di eleggere il papa.
Dunque, quando il papa è morto o si è dimesso, il cardinale più anziano (Cardinale Decano) convoca a Roma, in Vaticano, tutti i cardinali per un certo giorno ad una certa ora.
Quando sono tutti arrivati, i cardinali entrano in processione dentro la Cappella Sistina e si siedono ciascuno sul proprio scranno; una volta entrati tutti, uno di loro si affaccia sulla porta e grida forte “Extra omnes!”, che vuol dire “Fuori tutti!”, perché dentro al conclave possono entrare solo i cardinali che dovranno eleggere il papa e nessun altro.

Il termine “conclave” deriva da una parola latina che vuol dire “sotto chiave”: infatti tutti i cardinali, fino a che non hanno eletto il nuovo papa, restano chiusi sotto chiave dentro al Vaticano, senza poter mai uscire, parlare con qualcuno e neppure telefonare o scrivere.
Inoltre, anche dopo la fine del conclave, tutti i cardinali sono tenuti, sotto pena di scomunica automatica, a non dire mai a nessuno e per nessun motivo quello che hanno visto, sentito e fatto dentro al conclave, in particolare non possono dire per chi hanno votato.
Secoli fa (ma oggi non è più così), per evitare che i cardinali ci mettessero troppo tempo ad eleggere il papa e quindi per costringerli a fare in fretta, era previsto che vivessero tutti insieme in una unica stanza e che, giorno dopo giorno, fosse loro ridotta sempre di più la quantità di cibo e di acqua.

Una volta entrati in conclave, vengono fatte tre votazioni al giorno: una la mattina, una il pomeriggio ed una la sera. Il papa è eletto solo quando per lui hanno votato i due terzi dei cardinali.
Per ogni votazione, ciascun cardinale deve scrivere su una scheda il nome della persona che vuole eleggere come papa.

Una volta raccolte, tutte le schede vengono aperte e lette a voce alta per tre volte ciascuna; poi vengono forate con un ago, cucite tutte insieme con un filo rosso e bruciate dentro una stufa, che mette fuori il fumo da un camino su Piazza San Pietro. Se il fumo che esce dal camino è nero (fumata nera), allora il papa non è ancora stato eletto; se il fumo è bianco (fumata bianca), allora vuol dire che il papa è stato eletto. Il fumo bianco o nero è un segnale fatto apposta per avvisare la gente fuori che sta aspettando sulla Piazza San Pietro di sapere se il papa sia già stato eletto oppure non ancora.
Per essere eletti papa, è sufficiente essere battezzati e non essere sposati; tuttavia, da secoli il papa viene sempre scelto tra i cardinali presenti al conclave. Per questo c’è tutta una procedura che spiega cosa si deve fare quando il papa appena eletto è uno dei cardinali lì presenti.
Appena eletto, tutti i baldacchini di legno degli scranni dei cardinali vengono abbassati e resta alzato solo quello del cardinale appena eletto papa.
Allora il cardinale più anziano va dal cardinale appena votato e gli chiede “Accetti la tua elezione a Sommo Pontefice?”. Se il cardinale risponde “Accetto”, da quel preciso momento è papa ed allora tutti i cardinali immediatamente lo salutano, si inchinano davanti a lui e gli baciano l’anello alla mano destra, in segno di fedeltà e di obbedienza.
Quindi vengono aperte le porte sigillate del conclave ed il nuovo papa va subito dal sarto per mettersi la veste bianca da papa. Il sarto, durante il conclave se ne sta in una stanza lì vicino e prepara tre vesti bianche: una lunga, una media ed una corta, da usare a seconda che il nuovo papa sia alto, di media statura, oppure basso. Quindi, di fatto, il sarto è la prima persona al mondo, dopo i cardinali, a vedere il nuovo papa ed a sapere chi sia.
Mentre il papa è impegnato con il sarto, il Cardinale Proto-Diacono va al balcone di Piazza San Pietro e proclama solennemente alla folla presente sulla piazza: “Vi annunzio una grande gioia: abbiamo il papa! Nella persona dell’eminentissimo e reverendissimo … (nome ), di Santa e Romana Chiesa Cardinale… (cognome), che si è imposto come nome… (nome pontificale)”.
Subito dopo, il nuovo papa, che nel frattempo si è vestito di bianco, si affaccia anche lui al balcone della Piazza San Pietro e benedice la folla, magari aggiungendo qualche parola.

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