martedì 16 ottobre 2018

Il primo mese di scuola


In tanti, nelle ultime settimane, ci hanno scritto - sul blog o in privato - chiedendoci come stesse andando la nostra nuova vita.
Anche tra parenti e conoscenti la curiosità è tanta...
Che sia per affetto o semplice curiosità, capisco benissimo che pensare ad un cambiamento radicale di vita per sei persone tutte insieme possa essere un evento per lo meno "strano".

Quindi, com’è andata? Come sta andando?
Bene. E, probabilmente, non poteva andare che così.
I bambini/ragazzi erano stati preparati all’idea dell’ingresso a scuola e sapevano che, in questo momento, fosse inevitabile.
Non l’hanno vissuto come un fatto negativo, ma come un cambiamento, un’opportunità, un modo nuovo di fare quello che, comunque, avevano sempre fatto: essenzialmente, apprendere e stare con gli altri.
Apprendere: a studiare, anche tanto, i miei figli erano più che abituati. Questa è forse la differenza più grande: a casa si studiava forse per meno tempo – individualmente considerato – ma molto di più. Senza entrare nel dettaglio e, ovviamente, con le naturali differenze interindividuali, ognuno di loro sta continuando ad apprendere.
Stare con gli altri: contrariamente a quanto spesso si pensi, gli home-schoolers sono naturalmente abituati a stare con gli altri, a “socializzare”.
Semmai, quello a cui non sono abituati è farlo “a compartimenti stagni”, solo con i pari d’età e, tendenzialmente, del proprio sesso.
I miei ragazzi avevano amici anche prima, frequentavano corsi sportivi, l’oratorio, tanti amici, parenti e conoscenti. È vero, non era la stessa cosa di una classe, la frequentazione non era quotidiana, ma le regole sociali erano loro ben note.
Certo, il primo giorno, soprattutto Giovanni e Tommaso, sono tornati a casa entusiasti: “Sono tutti miei amici! Sono tutti simpatici! Non vedo l’ora di rivederli tutti domani!”. Poi, un po’ per volta, hanno imparato a dare più valore alla parola “amico” ed hanno iniziato a distinguere tra i compagni, quelli "più simpatici", quelli “con idee molto simili alle mie”, quelli  “molto diversi da me”, quelli "più affidabili", quelli "che non mi parlano quasi mai", quelli con cui instaurare relazioni più significative.
Entrambi, poi, pur non essendo precocemente abituati a frequentazioni multietniche, hanno scelto i loro migliori amici di classe in bambini stranieri e non cattolici. Segno evidente che non solo la scuola possa educare alla tolleranza, al rispetto per la persona, al dialogo, alla curiosità. E che stare “sotto una campana di vetro” (per molti il fare scuola a casa significa questo) non faccia diventare automaticamente xenofobi. Entrambi, inoltre, si trovano molto bene con le bambine, cosa che, solitamente, a questa età non capita: evidentemente, abituati a condividere giochi ed esperienze con le sorelle femmine, sanno andare oltre certe infantili divisioni noi-loro.
Anche le ragazze si sono trovate subito a proprio agio tra i compagni e le compagne di classe, pur con maggior selettività nelle relazioni, proprie di chi ha più maturità e tende immediatamente a distinguere tra chi può “diventare mia amica” e chi meno: per vivacità, voglia di studiare o far baccano, attitudini (è calma e studiosa; è un tipo a cui interessano cose troppo diverse rispetto ai miei gusti; ama la ginnastica o la danza, adora Leopardi, è una schiappa nella tal materia, proprio come me”...), ecc.
Quindi, molto bene l’aspetto relazionale: tutti e cinque i ragazzi vanno a scuola molto volentieri la mattina, col sorriso sulle labbra e tanta voglia di vedere i compagni e, nella maggior parte dei casi, anche gli insegnanti.
Per Tommaso, in particolare, la sua maestra è diventata da subito un vero punto di riferimento: la teme e le vuole un gran bene, come dovrebbe essere il rapporto allievo-docente. E, non ho alcun problema ad ammetterlo, con lei Tommy si applica di più rispetto a prima, e sta imparando davvero bene. Come sempre, nella vita, molto dipende dalla fortuna (o meno) degli incontri che si fanno.
Margherita adora le nuove materie – latino e greco – ed i professori che gliele insegnano; si trova invece – come Mariangela – meno bene con altri insegnanti che a loro avviso tendono a risultare troppo legati al libro di testo e a non spaziare al di là della “lezioncina”.
Tutti, poi, amano fare le verifiche o essere interrogati: probabilmente questo ricorda loro il momento degli esami di idoneità, sempre vissuti come momento piacevole e gioioso in cui far vedere quello che si aveva imparato.
Mariangela e Margherita si sono offerte spontaneamente per le prime interrogazioni, sicure della propria preparazione e per nulla intimorite all’idea di parlare di fronte alla classe.
Quello che va un po’ meno, in generale, soprattutto per i più grandi, è l’impossibilità di approfondire quello che più cattura il loro interesse, data la mole di compiti a casa e, soprattutto, quello che è percepito come “tanto tempo perso” in classe tra cambi d’ora, prof e materie, spiegazioni ripetute di uno stesso argomento o concetto, interrogazioni altrui su argomenti già consolidati o lezioni percepite come noiose.
In questo, a tutti manca molto quello che erano abituati a fare, nel senso di libertà di studiare molto molto di più.
Quello che manca di più a tutti è in generale la libertà, concetto di cui abbiamo parlato tante volte anche sul blog: libertà di seguire i propri  ritmi biologici, di stare in pigiama fino a tardi, di decidere estemporaneamente di chiudere i libri e uscire per una passeggiata o una scampagnata. Libertà di restare su una materia o un argomento finchè andava loro, senza essere costretti a passare ad altro – o anche ad aspettare che finisca l’ora per poterlo fare – quando lo decide la campanella.
Non che abbiano particolari difficoltà di organizzazione: soprattutto Margherita e Mariangela, pur avendo molti compiti, li svolgono sempre in totale autonomia e molto diligentemente, senza per questo aver dovuto rinunciare ai loro precedenti e massicci impegni sportivi o sociali: entrambe seguono due corsi di danza/ginnastica artistica, oltre all’oratorio, ai gruppi parrocchiali, Margherita fa l'aiuto-catechista, ecc.: ma le giornate etero-scandite sono davvero troppo corte e la stanchezza arriva troppo presto la sera, per poter riuscire a tradurre canzoni, dipingere in libertà, andare al cinema o, spesso, anche solo aprire un libro o guardare la tv.
Entrambe si lamentano del fatto di dedicare alla scuola tutta la loro giornata, i loro week-end e, spesso, le loro serate: è vero che hanno mantenuto i loro impegni esterni, ma il tempo per sé – per l’ozio o un passatempo rilassante – è completamente esaurito.
Un discorso a parte va fatto per Camilla che, dopo anni ed anni di parziale lotta con le istituzioni medico-sanitarie, solo andando a scuola sta finalmente ottenendo la certificazione che, a mio avviso, le spettava da sempre. Si tratta di quello che io ho sempre percepito come un ricatto: “Se vai a scuola, e hai un disturbo, ti aiutiamo”; “Se studi a casa, e hai un disturbo, sono solo fatti tuoi e della tua famiglia!”.
Per lei ho chiesto e subito ottenuto un colloquio con gli insegnanti, la scorsa estate: ho trovato un corpo docente molto accogliente e disponibile ma, ovviamente, spiazzato di fronte alla mancanza di insegnante di sostegno per una ragazzina che ne avrebbe tanto bisogno. La macchina burocratica ora è partita e si è messa in moto; speriamo di avere questa figura professionale, almeno qualche ora, il prossimo anno. Ma, per ora, Camilla fa italiano insieme a qualche compagno straniero in via di alfabetizzazione; matematica un po’ aiutata da un’insegnante che le dedica un po’ del proprio tempo; per tutte le altre materie brancola effettivamente in gran parte nel buio. Al di là dell’aspetto-apprendimento, è comunque molto serena e va a scuola felicissima: questo è ciò che più conta per lei.

Quanto a me... no, non ho ancora percepito alcun “senso di liberazione”, alcun reale alleggerimento. Prima di tutto perchè il concetto di liberazione implica quello precedente di prigionia-schiavitù, che io non ho mai avvertito, tutt’altro. A me piaceva stare con i miei figli, occuparmi di loro, studiare con loro, progettare cose per loro e con loro.
Sul lato pratico, poi, tra portarli in due scuole e paesi diversi la mattina (e uscire pronti in 6 alle 7,35 non è una passeggiata!), riprenderli per pranzo, rientri scaglionati tra loro, compiti a casa, materiali da acquistare (tra cartoleria e abbigliamento, anche sul fronte economico, è davvero dura...) oltre agli impegni sportivi e alle tante visite mediche di questo periodo particolare per noi, non ho davvero più tempo “libero” di prima. Le lavatrici, poi, si susseguono a un ritmo a dir poco incalzante, più che mai.
Nel frattempo, anch’io sto aspettando un reintegro al lavoro a tempo pieno: in questo momento il mio orario di prima, su un part-time verticale, non ha più senso e non basta più a far fronte alle mutate esigenze pratiche ed economiche della mia famiglia.
Quindi, e qui rispondo ad un’altra domanda ricorrente nelle mail di questo periodo, non è una scelta temporanea, non torneremo indietro.

Però, a dispetto di un ottimo adattamento al cambiamento e del fatto che al momento valutiamo la nuova esperienza molto positivamente, non sono affatto pentita di non averlo fatto prima, di aver tenuto “a casa” i miei figli tutti questi anni.
L’home-schooling ci ha regalato tantissimo, sia in termini “culturali”, che di libertà, che, soprattutto, quanto a formazione di personalità e legami familiari.
Nessuno potrà mai portarci via i ricordi delle tantissime esperienze fatte, degli argomenti studiati e amati insieme, dei nostri pasticci, delle tante attività creative, delle nostre gite, della cucina, delle nostre cene e feste a tema, e nemmeno delle fatiche fatte. Nessuno potrà mai portarci via il senso di unione e profonda conoscenza reciproca, l’empatia che – seppur a volte ora sopita tra i turbamenti pre-adolescenziali – c’è tra fratelli.  Di tutto questo, già ora, un po’ tutti noi abbiamo nostalgia.
Ora è tempo di guardare oltre, ma quello che abbiamo vissuto insieme resterà parte integrante di tutti noi.
 

8 commenti:

  1. Grazie per averci aggiornato e un abbraccio grande, uno per uno, a tutti voi.
    Paola

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  2. Non lo sapevo!
    Buona fortuna per tutto allora e spero di leggervi ancora ogni tanto!
    Ciao ciao!

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  3. E' bellissimo tutto quello che ci hai comunicato.
    E' faticoso sotto tanti aspetti questa nuova pagina della vostra vita ma come sempre ciò che trasmetti è tanta serenità nell'affrontare tutto. Vi abbraccio!!!

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  4. Grazie per averci raccontato un pezzetto della vostra nuova vita...ti seguiamo sempre!

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  5. Un abbraccio da parte nostra
    Perla e Alice

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  6. Ho letto solo negli ultimi giorni...immagino non deve essere stata facile la scelta. Trovo, come sempre, che ve la state cavando alla grande, grazie per tenerci aggiornati!
    Con affetto e grande stima vi abbraccio tutti <3

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  7. Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno commentato qui e/o ci hanno scritto o contattato in altro modo: il vostro affetto e la vostra empatia sono preziosi.

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