mercoledì 14 novembre 2012

La castagna



Dopo la nostra gita nel bosco, abbiamo dedicato diverse giornate alla conoscenza della castagna.
Le attività sono state tante e varie, alcune adatte a bimbi di diverse età,altre più specifiche. Il tutto è stato, comunque, reso particolarmente significativo dal contatto diretto col frutto, a partire dalla sua raccolta  nell'ambiente naturale, fino alla degustazione.

1 - Per Margherita (classe III), un dettato, elaborato e semplificato da questo testo.
DETTATO  - La castagna, dono d’autunno. 
Tipicamente autunnale, la castagna prende il suo nome da quello di un’antica città della Tessaglia, regione al nord della Grecia, che sorgeva al centro di estesi castagneti.
In Europa ne parlò per primo Senofonte, nel IV secolo a.C., definendo il castagno come “albero del pane”. In seguito Marziale, nel I secolo a.C., e poi Virgilio descrissero il consumo e la coltivazione delle castagne.
In passato le castagne erano considerate un dono preziosissimo della natura perché potevano sfamare negli inverni più rigidi, si conservavano a lungo, si prestavano a moltissime ricette e addirittura venivano usate come moneta di scambio. I boschi venivano tenuti puliti proprio in attesa della loro caduta e la raccolta era uno dei momenti più vivaci e allegri delle comunità montane.
Oggi abbiamo perso questa tradizione e con essa il vero valore di questo frutto che, dal punto di vista nutrizionale, può essere paragonato ad un cereale per la quantità di carboidrati che contiene.
Le loro proprietà nutrizionali sono eccezionali: sono ricche di sali minerali, vitamine e carboidrati.
Sono ottime sia bollite, sia saltate sulla fiamma (le caldarroste).
Con le castagne secche si può ottenere una farina particolare, con cui preparare un dolce molto conosciuto: il castagnaccio. La stessa farina può essere usata per preparare anche altre specialità; innumerevoli sono le ricette disponibili, dagli gnocchi alla polenta, dalle frittelle alle torte.
Le castagne sono buonissime nelle minestre di verdure, al posto del pane o della pasta, e accompagnano bene ogni tipo di pietanza.
Infine, le castagne vanno benissimo per i bambini piccoli perché sono più digeribili dei carboidrati dei cereali, purché si facciano cuocere a lungo.
È bellissimo andare per castagne nei nostri boschi: si passa una meravigliosa giornata nel silenzio della natura e nella bellezza di questi boschi che si preparano per l’autunno.

2 - Intanto i più piccoli coloravano le castagne e la loro raccolta...

3 - Poi abbiamo letto tutti insieme questa filastrocca, che per Margherita è diventata un altro dettato.
LA CASTAGNA
C’è un frutto rotondetto,
di farina ne ha un sacchetto,
se lo mangi non si lagna:
questo frutto è la castagna.
La castagna è proprio buona,
è lucente, un po’ birbona:
giù dal riccio schizza via,
se ti punge, mamma mia!
La castagna in acqua cotta
prende il nome di ballotta;
arrostita e profumata
prende il nome di bruciata.
Se la macini è farina
dolce, fine, leggerina:
se la impasto cosa faccio?
Un fragrante castagnaccio!

4 - Queste tre leggende sulla castagna, oltre che esercizio di lettura, sono state analizzate con alcune domande e risposte, sia a livello contenutistico, che grammaticale.
Tre leggende sulla castagna
Tanto, tanto tempo fa, le castagne non avevano il riccio, ma erano appese ai rami come le mele. Un giorno tre di loro decisero che quell’inverno non volevano soffrire né il caldo né il freddo e quindi si rivolsero al castagno più vecchio.
L'albero consigliò loro di chiedere ai ricci del bosco di portare i loro amici morti. Le castagne così fecero, tolsero la pelliccia spinosa dai ricci morti e la avvolsero addosso. Da quel giorno, narra la leggenda, le castagne ebbero il riccio.  

Un’altra narra che moltissimi anni fa, in un bosco di montagna, viveva una famiglia di ricci: mamma, papà e i loro piccoli. Accanto ad essi, c’era un enorme albero pieno di castagne.
Ogni giorno, un gruppo di scoiattoli affamati si avvicinava all’albero per mangiarne i frutti. Un bel giorno, la famiglia dei ricci pensò di fare una passeggiata nel bosco. Sentì delle lamentele e si avvicinò curiosa all’albero per vedere chi fosse.
Salì sopra e rimase sorpresa nel vedere le tristi castagne che si lamentavano, e spiegarono loro degli scoiattoli che le mangiavano. Insieme, escogitarono un bel piano: al momento dell’arrivo degli scoiattoli, le castagne si sarebbero nascoste dentro i ricci.
Così fecero. Da quel giorno, gli scoiattoli si punsero e non vennero più a disturbare le castagne. Ecco perché, ancora oggi, le castagne mantengono il loro riccio per proteggersi dal nemico.

Infine, un’altra leggenda fa risalire a San Benedetto l’apertura dei ricci. Per ascoltare le preghiere delle popolazioni che volevano sfamarsi con le castagne, il santo le benedì. Queste si aprirono immediatamente, ricordando con la loro apertura il segno della Croce.

5 - Un approfondimento sulla castagna, preparato da noi partendo da Wikipedia ed altro materiale trovato in rete, e arricchito di tante immagini.
Castagna (Classe III)

6- Un problema matematico:  Problema
Il conte Attilio va a raccogliere castagne nella sua tenuta, assieme al suo servitore Gastone.
Insieme riempiono 23 sacchetti con 170 castagne ciascuno.
Alla fine della giornata, controllando le castagne raccolte, ne gettano via 73 marce.
Quante castagne restano al conte da arrostire?


7 -  Cornicette a quadretti, disegnate da Margherita, Camilla e Mariangela.

8 - Castagne ad acquerello!!! 
Margherita

Camilla

Mariangela

Giovanni

martedì 13 novembre 2012

Bosco d'autunno, tra funghi e castagne

Anche questo autunno, complici molte giornate di sole, ci ha offerto l'occasione per diverse gitarelle e scampagnate alla scoperta della natura.
Una delle più piacevoli è stata sicuramente quella nel bosco delle Betulle, nei pressi di Zocca (MO).
Ci eravamo già stati la scorsa estate, ripromettendoci di tornare in altri momenti dell'anno per osservare dal vivo i cambiamenti della natura nelle diverse stagioni. E così è stato.
Questa volta abbiamo percorso un lungo tratto di castagneto, entrando davvero nel vivo dei profumi e dei colori autunnali. 
Un bel pomeriggio limpido ci ha permesso di esplorare il bosco ammirando lo spuntare di una quantità enorme di funghi di diverse qualità...

E di entrare nel vivo di un argomento da approfondire, poi, nei giorni seguenti: la castagna.
I bambini si sono divertiti un mondo ed entusiasmati nella raccolta di questi doni d'autunno, tanto da protestare a più voci al momento di rincasare.
Siamo, comunque, tornati a casa con una gran quantità di castagne, tutte da gustare -con immensa soddisfazione - sia bollite che arrostite.


Il giorno dopo ogni bimbo si è ritratto intento nella raccolta delle castagne nel bosco...
Margherita

Camilla
Mariangela

Giovanni

Per altre attività didattiche a tema, rimando al prossimo post.

sabato 10 novembre 2012

San Martino

Ci sono giorni e ricorrenze dell'anno che ci piace valorizzare con i bambini in maniera rituale, anno dopo anno. Occasioni un po' speciali, rese tali anche dal loro ricorrere come eventi attesi, preparati  e festeggiati  in famiglia.
Tra questi, sicuramente c'è l'11 novembre, giorno di San Martino.
Un santo particolarmente caro ai bambini, un personaggio pietoso e carismatico allo stesso tempo, vessillo di un bell'agire e di un cuore autenticamente religioso.
Ma anche un momento intenso nel pieno dell'autunno, dal sapore di nebbia, di primi freddi, di castagne e vino nuovo.
Già l'anno scorso avevamo raccontato la leggenda e parlato dell'estate di San Martino.
Ed eravamo andati a San Martino in Rio, per assistere alla bellissima rievocazione storica.
Quest'anno abbiamo dedicato a San Martino un paio di giornate e tanta attenzione.
1 - Innanzitutto, riprendendo la leggenda (nella versione di Menicucci che riporto volentieri); 

La leggenda di San Martino
San Martino era un bel soldato, giovane e forte.
Se ne andava, in un giorno di novembre, lungo una strada di campagna e si riparava dalla pioggia con un pesante martello che l’avvolgeva tutto.
“Che brutta stagione!” disse guardandosi attorno.
Gli alberi avevano perduto le loro foglie e alzavano i rami stecchiti e nudi verso il cielo grigio, tutto uguale, che prometteva pioggia per chissà quanto tempo. Non c’era un fiore nei prati; quella poca erba era tutta inzuppata d’acqua e in mezzo vi saltavano le rane e facevano: “Gre, gre!”.
La strada era deserta, tutti stavano riparati dentro le case.
Soltanto un mendicante se ne stava seduto sopra un paracarro, al margine della strada e tremava sotto la pioggia, cercando di ripararsi sotto pochi cenci che ormai erano intrisi d’acqua e non servivano più a nulla.
“Poveretto!” disse Martino, fermandosi davanti a lui. “Vorrei tanto aiutarti, ma i soldati sono poveri e ti dico la verità: in tasca non ho neppure una moneta per farti bere qualcosa che ti scaldi”.
“Non importa” rispose il poveretto rannicchiato sotto l’acqua. “Mi hai detto una buona parola. Anche questa è carità. Non capita spesso…”
“Aspetta!” disse ad un tratto Martino “Qualcosa ce l’ho”.
Trasse la spada e tagliò il mantello in due parti.
“Ecco qua” disse contento “Mezzo per uno e staremo abbastanza caldi tutti e due”. Posò il mantello sulle spalle del vecchio che lo guardava con riconoscenza e proseguì lietamente il suo cammino.
Poco dopo incontrò un altro mendicante, anche questi lacero e tremante sotto la pioggia gelida che veniva giù.
“Quanti poveri ci sono al mondo!” disse fra sè Martino e la sua bella contentezza era svanita. Lo spettacolo della miseria gli aveva rattristato il cuore. Senza neppure pensarci su un momento, si tolse la metà del mantello che si era gettato sulle spalle e lo regalò al mendicante.
Martino camminava e pregava Dio per la povera gente e si sentiva il cuore pieno di amore e di pietà. Era così assorto nei suoi pensieri che non si era neppure accorto che aveva smesso di piovere.
Guardandosi attorno pensò di sognare. Il cielo si era schiarito e le pozzanghere erano piene di riflessi azzurri. All’orizzonte era apparso un bellissimo arcobaleno e il sole era caldo e luminoso. Le siepi erano tutte fiorite e gli uccellini, sugli alberi, cantavano lietamente. Non pareva più autunno, ma la dolce e tiepida primavera.
Dio aveva voluto ricompensare l’atto generoso di Martino e gli aveva mandato un segno della sua benevolenza.
Da allora, nel pieno dell’autunno, s’è sempre qualche giornata tiepida, il sole splende e i rami spogli provano anche a mettere qualche gemma. Gli uomini dicono che quella è l’estate di San Martino che il cielo, ogni anno, manda sulla terra per ricordare l’atto pietoso del Santo che regalò il suo mantello ai poveri.
(M. Menicucci)


2 - Poi ho stampato un bel disegno da Religiocando che raffigura l'episodio del mantello, colorato da Camilla, Mariangela e Giovanni.

3 - Intanto Margherita scriveva sotto dettatura una poesia..,

La leggenda di San Martino
San Martino sul destriero
galoppava, galoppava,
tutto avvolto nel mantello,
tutto assorto nel pensiero.
Nero il cielo, freddo il vento
ed un turbine di foglie:
era autunno. San Martino
galoppando udì un lamento.
“Muoio”, un vecchierello
ripeteva poverino.
San Martino con la spada
tagliò a mezzo il suo mantello.
Che tepore! Al poverino
già ritornan sangue e vita,
or ch’è avvolto nel mantello
del pietoso San Martino.
Ricomincia a galoppare
nel grigiore il cavaliere
quando tiepido il bel sole,
per prodigio, ecco riappare!
D’un azzurro intenerito
che ricorda primavera
si ricopre tutto il cielo:
pare il mondo rifiorito. 
(Tratto liberamente da una poesia di Olga Siniscalchi)

4 - Su "ispirazione" di Giovanni, ogni bimbo ha poi disegnato di proprio pugno San Martino ed il vecchierello...
Margherita

Camilla

Mariangela
Giovanni

5 - Infine, cadendo quest'anno l'11 novembre di domenica,  ci siamo messi tutti (Tommaso compreso) all'opera in cucina, per realizzare il dolce per il pranzo festivo. Seguendo una tradizione piuttosto diffusa nel nord Italia ma tutta nuova per noi, abbiamo preparato un grande San Martino di pastafrolla bicolore (alnaturale e al cacao), con tanto di spada e mantello.
Per rendere il tutto più vivace, abbiamo poi preparato la glassa colorata, e dipinto con essa il nostro San Martino.

Ecco qui il nostro maxi-biscottone finito!
Domani lo metteremo in tavola insieme ad una buona crema chantilly ed alle caldarroste.
BUONA DOMENICA DI SAN MARTINO A TUTTI!!!

Con questo post, partecipiamo ai "Teachable moments" di Palmy.

giovedì 8 novembre 2012

Acquerelli: quattro bimbi sotto la pioggia

Oggi vi mostro uno dei nostri ultimi lavoretti di pittura.
Questa volta la tecnica è mista e un po' diversa dal solito: abbiamo utilizzato in prevalenza le matite acquarellabili, terminando poi con i classici acquerelli ed un tocco di gesso liquido.
Il soggetto ed il procedimento sono stati presi da questo video.
Ogni bambino, però, ha fatto proprio il personaggio trasformandolo in alcuni dettagli: Margherita ha cambiato la giacca in un impermeabile lungo e rosa; Camilla ha mantenuto il giallo ma scelto un modello lungo ed una posa più statica; Mariangela ha voluto i capelli mossi, come i suoi ed una tenuta più sportiva; Giovanni ha ritratto un maschietto zompettante.  Sono usciti quattro autoritratti gradevoli ed originali, per la prima volta - per noi - di spalle.
Poi, il bello del colore. Seguendo il tutorial, ogni bimbo ha colorato e sfumato con le matite colorate dapprima l'ombrello, passandovi poi sopra il pennello bagnato in acqua; poi, via via, i capelli e tutto il resto. 
Il bello delle matite acquarellabili è la possibilità di creare con una certa semplicità delle bellissime sfumature, e di dosare in maniera molto personale l'intensità del colore. Guardate, ad esempio, la differenza d'uso del colore tra Margherita e Mariangela: delicato, tenue e composto nella prima bimba; vivace, pastoso, esuberante e pienissimo nella seconda.
Poi, lo sfondo: Margherita, la prima ad effettuare il disegno, ha voluto realizzare anche quello con le matite; ai bimbi più piccoli, ho invece proposto di realizzare lo sfondo direttamente con i classici acquerelli, più semplici da stendere su un tratto ampio e meno circoscritto.
Data l'età dei pittori, ho tralasciato del tutto l'ombra, ma abbiamo pensato ad una pozzangherona grigia da mettere ai piedi dei nostri bimbi.
Per ultime, le goccioline di pioggia, realizzate con sottilissime pennellatine di gesso liquido bianco.

Eccoli tutti qui:
Margherita

Camilla

Mariangela

Giovanni

Carini e un po' diversi dal solito, vero?

lunedì 5 novembre 2012

Didattica d'autunno

Anche quest'autunno è stato occasione di numerose e varie attività didattiche, in particolare per Margherita (classe III).

1 - Innanzitutto, una bella poesia sull'autunno:
Cadono le foglie
Cadono già le foglie. Sono stanche.
Hanno visto tant'acqua e tanto sole.
Sbocciate con le tenere viole,
cadono prima delle nevi bianche.
La loro vita dura una stagione:
cadono a sciami, a sciami frusciando;
i bimbi le sparpagliano passando
e le raccolgono a farsene corona.
Il vento le trasporta in mulinello
e soffia e picchia con malinconia;
esse fan tutti gli anni questa via:
parton col brutto e tornano col bello.
(R. Callevi)

Poi, Margherita ha proseguito con le descrizioni dei vari mesi dell'anno personificati. Ecco, allora: 
2 - La Gioiosa Settembre


3 - Il conte Ottobre

- Margherita e Mariangela hanno inventato una favolina autunnale ciascuna, entrambe a "tema-letargo", che sono poi state illustrate.

4 - La ghiretta Dormitilla (Margherita)
C’era una volta in un boschetto una ghiretta di nome Dormitilla.
Era grigia, aveva un fiocco rosa in testa e gli occhi azzurri.
Era autunno e Dormitilla, da buona ghiretta previdente, stava facendo le provviste per l’inverno: raccoglieva bacche, noci e ghiande.
Dopo aver raccolto l’ultima ghianda voleva tornare a casa ma non la trovò più: dov’era finita?
Cerca di qua cerca di là, non la trovò; allora iniziò a piangere.
Passò di lì lo scoiattolino Nocciolino che vedendo la sua amica Dormitilla che piangeva, la volle aiutare.
Cercarono la tana dovunque ma non la trovarono, allora Dormitilla iniziò a scavare tra le foglie secche e finalmente la trovò.
La tana di Dormitilla era stata sepolta tra le foglie rosse e gialle cadute dal grande acero!!!
Allora Dormitilla s’infilò dentro, si coprì con le foglie secche e sospirò: “Buona notte!”.


5 - La scoiattolina Fogliolina (Mariangela)
C’era una volta una scoiattolina che si chiamava Fogliolina.
Era marroncina ed aveva le ciglia lunghe lunghe lunghe, all’infuori.
Era autunno e fogliolina stava facendo le provviste per l’inverno: racoglieva noci, castagne e ghiande.
Tutti i giorni Fogliolina prendeva la palla e giocava con i suoi amici scoiattoli, che le volevano bene e dicevano che lei era carina, gentile e deliziosa.
Quando venne molto freddo fogliolina s’infilò le sue pantofoline e andò a nanna.
La favolina di Mariangela è stata "illustrata" da lei, Camilla e Mariangela colorando questi simpatici scoiattolini. Immagini tratte da  quiqui.
6 - Personaggi autunnali anche in cornicette: scoiattolini, nella versione quadretti da 0,5 e da 1 cm.


7 - Le favoline inventate dalle bimbe ci hanno dato lo spunto per parlare un po' del letargo degli animali durante la stagione fredda.
Elaborando diverse risorse trovate in rete, ne è uscita questa piccola lezioncina di scienze:
Il Letargo

8 - Abbiamo letto tutti insieme la "Storia d'autunno" di Boscodirovo. Se non conoscete questo libro, ve lo consiglio caldamente. "Le quattro stagioni di Boscodirovo" è una raccolta di fiabe tenerissime e piene di buoni sentimenti che scandiscono l'anno e le stagioni,  adatte a bimbi in età pre-scolare ed oltre. Le illustrazioni, tra l'altro, sono tante e meravigliose,
Sulla "Storia d'autunno" Margherita ha risposto a queste domande:
- Chi è la protagonista del racconto?
- Chi sono gli altri personaggi?
- Sottolinea in blu i nomi composti.
- Sottolinea in rosso i nomi alterati.

9 - Margherita ha letto anche questo brano a tema autunnale, tratto da "Bambi" e trovato su "Il tempo dei draghi". Lavorando sul testo, ha poi volto il brano dal discorso diretto al discorso indiretto.

10 - Tema: il bello dell'autunno

11 - Un paio di frasi per un'analisi grammaticale d'autunno:
1 - Il vecchio orso Taddeo è stanco.
2 - Settembre è un mese autunnale.

12 - Problemi d'autunno
1 - Un boscaiolo, vicino a casa sua, ha raccolto 2 centinaia , 9 decine e
10 unità di funghi di diverse qualità. Sai dire quanti sono in tutto? 
2 - Una cassetta contiene 94 castagne. Quante unità di castagne devo aggiungerne per averne un centinaio?
3 - È  autunno. Gli alberi del parco stanno perdendo le foglie. Margherita e i suoi fratelli decidono di contare tutte quelle che riescono a raccogliere.
Margherita ne raccoglie 54; Camilla 16; Mariangela 19; Giovanni 12; Tommaso 2. Quante foglie hanno raccolto in tutto?

13 - Abbiamo ascoltato l'"Autunno" di Vivaldi, soffermandoci sulle sensazioni suscitate dal brano.


14 - Per finire, alcuni disegni liberi di Giovanni che, tra un super-eroe e l'altro, ha rappresentato spesso mamma e sorelle intente alla vendemmia, tra foglie secche e cespugli di bacche.

venerdì 2 novembre 2012

Perchè cucinare con i bambini

Diversi commenti a tanti miei post culinari mi hanno dato lo spunto per riflettere e cercare di spiegare il perché dei vari "Bimbi in cucina".
Innanzitutto, cucinare è una mia grande passione personale.
Ricordo bene la mia felicità di bimba quando, già a 3-4 anni, aiutavo la mia mamma a fare le polpette o la nonna a riempire i tortellini. Ricordo, tra i giochi che più mi piaceva fare, tutte le pappe, i pasticci, le torte e le lasagne preparate con foglie, bacche, rametti e petali di fiori ed i budini di sabbia al posto dei castelli, al mare.
Ricordo i primi piatti preparati tutti da me, a 10 anni, per fare una sorpresa ai miei genitori che, per le prime volte, mi lasciavano qualche ora da sola in casa; ricordo la mia prima torta di mele, le prime pizze ammassate e sbruciacchiate e tanti pasticci in qua e là.
Ricordo la prima volta che invitai a cena il mio fidanzato Giorgio, circa 15 anni fa. E la sua richiesta, innocente e un po' frascona, da uomo, di preparare io la nostra torta di nozze, "perché come la fai tu, non la fa nessuno..". (io gli risposi di no, quasi seccata... con tutto quello che deve fare una sposa..., ma oggi questo è un ricordo molto dolce e tenero).
Con il Matrimonio e la maternità, questa passione è cresciuta, la tecnica e la perizia pure, l'attenzione verso ciò che la mia famiglia mangia, ancora di più.
Quindi, naturalmente, i miei bimbi mi hanno sempre vista ed assistita in cucina.
Fin da piccolissimi, vedendomi armeggiare con uova, farina e quant'altro, tutti loro si sono sempre uniti a me, vuoi per "aiutarmi" a rompere le uova, vuoi per impastare i biscotti, o per miscelare gli ingredienti di una torta.
Fare i biscotti con le formine, poi, è sempre stato uno dei giochi preferiti da tutti.
Però, crescendo di numero e d'età, il nostro stare in cucina tutti insieme si è andato evolvendo, arricchendosi ed arricchendoci man mano di esperienze e ritualizzazioni.
Iniziammo a giocare in maniera un po' più mirata con la frutta quando le bimbe erano piccolissime: tra i 3 anni di Margherita ed i 12 mesi di Mariangela. Cominciammo con la spremuta di arance; poi preparammo le fragole di primavera, poi il succo d'uva, poi la spremuta di limoni per farne un gelato... e poi, via via, parlando degli animali della fattoria (iniziavano le nostre prime programmazioni di home-schooling), cucinammo frittate, torte e sfoglia parlando delle galline; lavorammo le salsicce ed i wurstel parlando del maiale, visitammo un caseificio e grattugiammo il Parmigiano... e via via, iniziammo a preparare cenette a tema mare-monti-campagna, a cucinare minestroni, fino alle torte delle stagioni e a tanto altro....

Quindi, più volte mi sono chiesta e sentita chiedere: perché?
Perché "far lavorare" i bambini in cucina?
Perché permettere loro di sporcare e sporcarsi?
Perché prolungare di tanto i tempi di una preparazione, correndo anche il rischio di un risultato non eccelso?
Le risposte, al di là di tutto, almeno per me, sono principalmente due: AMORE e VITA PRATICA.

Amore come motore primo di tutto ciò che faccio con e per i miei bambini e la mia famiglia. Amore come piacere di fare le cose insieme, con tanta passione e tanta allegria. Amore perché cucinare non è affatto solo un atto tecnico, ma è proprio un prendersi cura di chi amiamo. Cucinare bene qualcosa di buono significa dire: "Ho pensato proprio a te, perché so che questo piatto ti piace!", ma anche prendersi cura della salute in senso fisico, perché un piatto cucinato in modo corretto, con materie prime di buona qualità è un investimento sul benessere fisico di chi lo gusterà.
Amore e cucina anche come sapore e profumo di casa. Chi di noi non lega il profumo di una torta o di una preparazione speciale ad una nonna, alla propria casa, a qualche tenero ricordo d'infanzia? 
I miei figli, certamente, ricorderanno, da grandi, i profumi ed i sapori della nostra sfoglia, della pizza, del pane caldo, o le buffe forme di tante nostre torte...

E poi, ho riflettuto molto anche su un altro aspetto: tante ricerche affermano che grandissima parte di ciò che servirà nella vita non viene insegnato o imparato a scuola. 
Questo, se ci pensiamo, è molto vero. La maggior parte delle azioni necessarie al nostro vivere quotidiano esula completamente dai programmi scolastici.
Da mamma home-schooler, quindi, credo molto che insegnare competenze concrete ai miei figli sia utile e fecondo per la loro vita, presente e futura.
Nel presente, nel qui ed ora, intanto.
Perché non c'è alcuna plastilina sintetica, non c'è Pongo, Didò, Das, Fimo, Oplà o quant'altro che stimoli la manualità e la fantasia del bambino come un semplice impasto di acqua e farina.
Così come lo sviluppo della manualità fine e della coordinazione oculo-manuale.
Non c'è gioco in scatola od elettronico che aiuti a capire l'importanza del seguire una sequenza ben precisa e determinata, quanto una ricetta in cucina.
In cucina c'è scienza, c'è storia, c'è tanta matematica, c'è educazione tecnica, c'è igiene, arte ed artigianato.
Non c'è alcuna attività didattico-creativa che dia la soddisfazione di un piatto cucinato con le proprie mani, che dia senso pieno, completo e concreto a ciò che si è fatto.
Non c'è soddisfazione paragonabile al creare e realizzare un piatto con le proprie mani, assaporandolo ed annusandolo, alla fine.
Cucinare responsabilizza i bambini, sviluppa la loro attenzione, il senso dell'ordine, ma anche la loro creatività.
Tanti dei nostri progetti didattici, non a caso, si sviluppano, fanno tappa o addirittura partono in cucina.

Impastare, pesare, dosare, tagliare, spalmare, farcire, grattugiare, rassettare... sono tutte attività di vita pratica che serviranno comunque, nella vita.
Farlo insieme alle persone a cui vogliamo bene e per le persone a cui vogliamo bene è poi determinante, perché riempie di ancor maggior senso, calore e piacevolezza le nostre azioni.
Quando i miei bambini pasticciano in cucina sono autenticamente felici, entusiasti, coinvolti.
Come ho detto altre volte, ad attività collettive affianchiamo, ora sempre più frequentemente, passaggi individuali o di coppia, in modo da garantire maggior ordine ed attenzione.
E quando, inzaccherati di zucchero o farina, a turno mi dicono:"Mamma, mi piacerebbe fare il cuoco, da grande!", non c'è in me soddisfazione maggiore che un qualunque: "vorrei fare il dottore, o l'ingegnere o il veterinario". Perché, pur valorizzando ogni professione nel proprio indiscutibile ruolo sociale, la collettività ha, oggi, certamente più bisogno di cuochi e falegnami, che di medici o avvocati...
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