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lunedì 30 luglio 2018

Due nuovi gattini: Circe e Merlino

Da un paio di settimane la nostra famigliona si è allargata con l'arrivo di due nuovi gattini.
Vi faccio raccontare tutto dai bambini/ragazzi che, ognuno a modo proprio, hanno voluto scrivere e disegnare la bella novità costituita da Circe e Merlino...

CAMILLA
Tema - Circe e Merlino
Mercoledi’ 18 luglio abbiamo preso due  gattini  all’Enpa.
Erano stati abbandonati dalla mamma incinta di cinque gattini.
La loro famiglia era quella dei Maghetti e loro si chiamano Circe e Merlino.
All’inizio avevamo deciso di prendere la femmina ma Merlino rimaneva da solo e a noi dispiaceva molto, allora abbiamo deciso di prendere anche lui.
Circe e’ bianca, rossa e grigia.
Ha gli occhi marroncini e il nasino e i polpastrelli rosa.
Merilino e’ grigio tigrato di nero.
Ha gli occhi verdi  e il nasino e i polpastrelli  neri.
Hanno due mesi e  sono fratelli .
La piu’ comandina e’ Circe, mentre Merlino e’ piu’ dolce e coccolone .
I due gattini dormono quasi tutto il giorno ma quando sono svegli sono scatenati, soprattutto alla matina presto e alla sera dalle 9 in poi.
Giocano insieme e non lasciano stare il nostro gattone  Pepe.
Io gli voglio tanto bene e spero che rimangano con  noi a lungo.


GIOVANNI
Circe e Merlino
Pochi giorni fa abbiamo preso due nuovi gattini: si chiamano Circe e Merlino.
All’inizio volevamo prendere solo Circe ma dopo il fratello Merlino era rimasto solo, allora abbiamo deciso di prendere pure il fratellino.
Circe è femmina ed è bianca con qualche macchia di color bianco ed infine qualche chiazza nera, la cosa strana è che la sua zampa sinistra è metà nera e gialla, mentre le altre zampe marroni.
Merlino è maschio ed è marrone e nero con gli occhi verde oliva ed un musino adorabile.
Merlino quando è calmo cerca nel mio braccio le mammelle della mamma dato che sono ancora piccoli: è carinissimo.
Circe è più coraggiosa mentre Merlino è più fifone: assieme giocano molto e dormono pure assieme.
Io li adoro gli vorrò per sempre bene.


MARIANGELA

25/07/2018
I DUE NUOVI ARRIVATI
Caro diario, 
lo so, è da parecchio che non ti apro e ti racconto della giornata appena trascorsa e delle mie emozioni.
In questo tempo sono accaduti un sacco di avvenimenti: alcuni molto piacevoli, come le mie prime gare di ginnastica artistica, i risultati fantastici degli esami, altri   più dolorosi  di cui ti parlerò in seguito.
Oggi, però, ti parlerò di qualcosa, anzi , qualcuno di mozzafiato: i miei nuovi gattini Circe e Merlino!
Ti starai chiedendo  il perchè di questi nuovi arrivati in casa, dopotutto avevamo già un micio stupendo in casa....... ora ti spiegherò tutto dall’inizio.
Già da tempo, tutti noi (compresa la mamma) desideravamo allargare ulteriormente la famiglia con un nuovo ospite felino, insomma, un nuovo gattino.
La gatta di alcuni nostri amici aveva avuto cinque gattini, proprio un’occasione perfetta per adottarne uno.
Finalmente, qualche settimana fa, la mamma ha ceduto e ci ha portati a vederli (la mamma, nonostante tutto, aveva voglia quanto noi di prendere un nuovo gattino).
Fra tutti e cinque i gattini, l’unico adottabile era un gattino nero.
Alla fine, però, siamo tornati a casa a mani vuote: il gattino era molto selvatico e avrebbe sofferto un sacco a vivere in un appartamento come il nostro.
Avevamo persino deciso il nome che gli avremmo dato nel caso lo avessimo adottato.
Noi, però, non ci siamo arresi e appena tornati a casa, ci siamo messi a cercare su internet se ci fossero dei gattini in cerca di famiglia.
Dopo pochissimo, avevamo già due appuntamenti diversi in gattili differenti.
Nel primo gattile c’era una gattina rossa di due mesi che ci ha subito conviniti.
Purtroppo, la gattina non era ancora stata vaccinata né sverminata  e avremmo dovuto aspettare almeno due settimane.
La gattina piaceva a tutti, perciò l’abbiamo prenotata, nonostante l’avessimo vista solo in foto.
Sin da subito ci hanno  detto che fosse molto vivace.
Qualche giorno dopo siamo andati alla sede dell’ ENPA per vedere altri gattini.
All’ ENPA ci siamo innamorati tutti e sei di un’altra gattina, Circe.
Era carinissima: bianca con parecchie macchie rossicce e  grigio-marroni  sulla schiena e sul capo, un musetto dolcissimo e grazioso e un nasino rosa confetto.
Una cosa molto caratteristica è che, fra i suoi cuscinetti, uno fosse metà rosa confetto e metà nero.
Ci ha conquistati soprattutto la sua dolcezza: chiedeva sempre le coccole e dava bacini a chiunque trovasse davanti.
Prima di decidere di adottarla, ci abbiamo pensato un po’: all’inizio non ero sicurissima di voler adottare lei al posto dell’altra.
Circe  si trovava in una gabbia con i suoi quattro fratelli, erano molto uniti e la loro famiglia era quella dei “Maghetti”, visto che anche i fratellini portavano nomi di maghi.
I “Maghetti” sono stati rifiutati dalla madre; una gatta selvatica, quindi sono stati allattati  direttamente  dai volontari dell’ENPA.
Alla fine abbiamo disdetto la prenotazione della micina rossa e abbiamo prenotato Circe.
Avremmo potuto portarla a casa una settimana dopo, un paio di giorni dopo il vaccino.
Durante i primi giorni, ci siamo messi a pensare a un nome più adatto per lei: abbiamo cercato in internet per ore e ore, ma non siamo riusciti a trovare un nome che convincesse tutti.
Qualche giorno dopo, però,guardando la pagina facebook dell’ENPA, abbiamo visto che Merlino, il fratellino a cui Circe era più legata, sarebbe rimasto solo, dato che era stato rifiutato da chi l’aveva prenotato.
Sicuramente  sarebbe stato malissimo tutto solo, quindi abbiamo deciso di adottare anche lui!
Ci era subito piaciuto anche lui: grigio con tigrature nere, una pancina di un grigio tendente al bianco e pieno di macchioline nere e un musetto graziosissimo e tenero.
In questo modo, i due si sarebbero divertiti un sacco a giocare fra di loro e avrebbero disturbato un po’ meno Pepe, il nostro micione.
Avrebbe risolto anche il problema del nome: i loro nomi erano perfetti insieme e abbiamo deciso di tenerli.
I giorni  di attesa sembravano interminabili, ma il grande giorno è arrivato!!!
Abbiamo sistemato i “Maghetti” in un trasportino per animali e nonostante la confusione, non sembravano molto spaventati.
Arrivati a casa, i due si sono divisi: Circe si è messa quasi subito ad esplorare l’ambiente circostante, Merlino,invece, è rimasto nascosto per parecchie ore.
Circe sin da subito si è dimostrata molto affettuosa: il primo giorno dava già i bacini appoggiando il nasino sul viso di chi la coccolava.  
Verso sera, i due si sono rincontrati  e si sono scatenati, mettendosi a giocare insieme come due matti.
Anche Pepe l’ha presa abbastanza bene: all’inizio ha dato qualche soffiata ed era un po’ geloso di mia sorella Margherita.
***
È già passata una settimana da quando abbiamo adottato i gattini, anche se a me sembra  passato pochissimo.
Ora ti descrivo i loro caratteri.
Merlino è affettuosissimo e quando dorme ti succhia il braccio o la gamba come se stesse succhiando da sua madre, è anche molto tenero ed attaccato alla sorella, quando non la vede, si mette a piangere.
È molto giocherellone e a volte anche un po’ tonto.
Circe è meno dolce di Merlino, ma comunque affettuosissima.
Lei  è molto vivace, energica, atletica ed indipendente.
È lei che comanda sugli altri due gatti di casa, nonostante sia arrivata da poco.
Quando dorme, le piace mettersi sul tuo petto e farsi fare un sacco di coccole.
Anche lei succhia, ma solo suo fratello.
I due sono inseparabili: si cercano l’un l’altra.
Li adoro entrambi, senza distinzioni!!!
Penso che entrambi “succhino” perchè non hanno mai avuto una vera “mamma” e che sia un istinto per loro.
Adesso hanno anche fatto amicizia con Pepe: giocano e mangiano insieme.
Sono due gattini fantastici e vorrei  che rimanessero sempre cuccioli.
Bene, caro diario, questi sono i miei nuovi gattini:
un saluto e un abbraccio.


MARGHERITA  
Giovedì, 19 luglio 2018
Caro Diario,
ieri sono arrivati a casa nostra Circe e Merlino.
Ti avevo già accennato qualcosa su di loro, ma solo brevemente: ora, visto che da questo momento in poi saranno parte integrante della nostra numerosa famiglia, voglio scriverti qualcosa di più su di loro, alla luce di ciò che ho potuto osservare di persona in queste ventiquattro ore e congetturare nei giorni che hanno preceduto il loro arrivo.
Cominciamo dall’inizio: per prima cosa sono due adorabili gattini che hanno compiuto appena un paio di giorni fa i due mesi, affettuosi, vivaci e tanto curiosi.
Sono fratelli: insieme ad altri tre micetti neri formavano una dolcissima cucciolata.
Al vederli giocare insieme così pieni di vita non si direbbe che abbiano alle spalle una storia tanto triste: la loro madre, una gatta nera selvatica, è stata abbandonata incinta dai padroni e trovata in quello stato da alcuni volontari dell’ENPA.
Portata al gattile, ha dato alla luce i suoi cuccioli e, triste ma vero, ha rifiutato la prole.
Siccome priva di ogni istinto materno, le sono stati tolti i gattini, fra i quali anche i nostri due, e questi sono stati allattati “manualmente” da alcune volontarie, per mezzo di contagocce e latte artificiale.
Sono dunque cresciuti in una gabbia di un metro e mezzo per uno, ben nutriti e coccolati dalle volontarie, ma comunque con l’unico giaciglio di alcuni pezzi di giornale e soli per la maggior parte del giorno, a causa degli altri cinquanta gatti presenti nella stessa struttura e ugualmente bisognosi di cure.
Quando li abbiamo visti per la prima volta, così carini e affettuosi ma con l’unica prospettiva di rimanere in una gabbia di metallo in attesa di una famiglia che donasse loro un po’ di amore e una casa, ci si è stretto il cuore.
Da qui a decidere di portarli a casa il passo è stato breve.
E anche la decisione di scegliere loro due, e di prenderli entrambi, è stata direi più che naturale: troppo dolci, ma soprattutto troppo belli e troppo piccini per meritarsi una gabbia!
E ora, a distanza di una sola settimana da quando li abbiamo visti per la prima volta, sono già a casa nostra.
Per quanto riguarda l’aspetto fisico, Circe e Merlino non potrebbero essere più diversi.
Merlino è un morbidissimo batuffolo di pelo grigio tigrato, con enormi, dolcissimi ed espressivi occhi grigio nebbia dal taglio languidamente allungato, il pancino grigio chiaro maculato, naso e polpastrelli neri, grandi orecchie, baffi corti e spioventi e quell’aria di indifesa dolcezza e spaesata affettuosità che lo rende irresistibile.
Circe è una dolcissima e graziosissima micina tricolore: ha il pelo setoso di un soffice bianco panna, con adorabili macchie biondo miele e grigio chiaro tigrato qua e là, ha bellissimi occhioni verde nocciola che cangiano al cangiare della luce del sole e brillano come pietre preziose, naso e polpastrelli di un delicato carnicino e adorabili baffi spioventi sottili come fili di seta.
Ha una particolarità buffa: il polpastrello della zampa posteriore sinistra è per metà rosa e per metà nero.
Per quanto riguarda le disposizioni dei nostri due cuccioli di casa, anche in quello sono diversi ma complementari, e forse è proprio ciò che me li fa amare di più.
Merlino è un concentrato di dolcezza: ciò che ama di più al mondo è essere coccolato.
Ogni suo gesto, ogni suo flebile miagolio, ogni sua posa ispira quella dolcezza che ispirano i neonati o i bambolotti più belli della nostra infanzia.
È di un’affettuosità commovente: appena mi siedo sul divano mi si acciambella in grembo e inizia a fare le fusa.
Il tratto che più lo distingue è questo suo essere immancabilmente dolce e questo suo bisogno costante di amore: quando mi salta in braccio comincia subito a succhiarmi la mano, il palmo o il braccio, “facendo panino” come se stesse poppando dalle mammelle materne.
Può continuare a succhiare così per intere mezz’ore senza mai fermarsi, e se provo a spostarlo o a scostarmi piange in modo così sconsolato che, per forza di cose, mi si spezza il cuore e lo riprendo subito fra le braccia.
Per quanto riguarda Circe, l’unica parola in grado di descriverla è: ammaliatrice.
Come ti ho scritto nella lettera precedente, era lei la nostra prima scelta: la sua vivace dolcezza ci ha colpiti dritti al cuore fin dal primo istante in cui l’abbiamo vista.
Unisce in maniera mirabile la vivacità e la curiosità con l’affettuosità e la dolcezza.
Fin dal primo momento in cui è entrata in casa nostra, ovvero meno di ventiquattro ore fa, non si è lasciata intimorire dall’ambiente e, a differenza di suo fratello che si è acciambellato stretto stretto sotto a un mobile, lei ha cominciato con grande entusiasmo l’esplorazione della nostra “mastodontica” casa, e si è impegnata con grande zelo e ottimi risultati nel fare amicizia con Pepe, il nostro affettuosissimo e sonnacchioso gattone.
Ha cominciato subito ad annusare ovunque, a saltare di qua e di là e a sfiorare tutto con le sue zampine bianche, tanto che entro quella stessa sera camminava già con sicurezza in quasi tutte le stanze e aveva già capito quali fossero i punti migliori dove dormire: i nostri letti, naturalmente!
Dopo l’iniziale diffidenza, anche Merlino si è avventurato ad uscire dal suo nascondiglio e, lesto lesto, ha raggiunto la sua sorellina.
Già, perché i nostri due maghetti sono quella che si definirebbe “una coppia inseparabile”: non si lasciano un attimo e, ovunque c’è uno, puoi stare certo che c’è anche l’altro.
Insieme hanno iniziato a giocare con palline di carta e sonaglini, per la delizia nostra e dei parenti venuti a dare loro il benvenuto.
Nonostante la sua incontenibile voglia di vedere ed esplorare e il suo coraggio nel fronteggiare le “bastie feroci” – ovvero Pepe che dorme su una sedia e la osserva annoiato, ma che rimane pur sempre sette o otto volte più grande di lei – Circe è un’inguaribile coccolona e, ancora più di esplorare il mondo, ama essere accarezzata e fare tante tante fusa.
Quella stessa notte, infatti, si è presentato ai nostri occhi uno spettacolo piuttosto buffo.
Era sera molto tardi e, già a letto, stavo leggendo le ultime pagine di un libro che mi appassionava molto prima di addormentarmi, quando sento dei passettini leggeri sul letto, seguiti da un tonfo  attutito sul materasso.
Mi sollevo sui gomiti: indovina, caro diario, chi ho visto?
Ma i nostri tre felini, mi sembra logico!
I due fratellini seguiti pesantemente da un Pepe molto assonnato.
Da lì, tutto è degenerato molto rapidamente.
Merlino si è acciambellato sulla mia spalla e, forse rammentando una mamma che non ha mai di fatto avuto, ha iniziato a succhiarmi il braccio facendo panino.
Circe, che può sembrare scatenata ma in realtà appena la prendi in braccio ti si scioglie sul petto e cominciare a fare le fusa, è stata coerente con il suo solito comportamento e si è venuta a raggomitolare sulla mia pancia, chiedendo incessantemente a suon di fusa e miagolii le carezze che non aveva avuto il pomeriggio.
Pepe, osservando perplesso e rassegnato quelle due “pulci” che mi si erano avventate addosso, si è steso ai miei piedi facendo le fusa e addormentandosi quasi subito, ma in una maniera  peculiare: con un occhio aperto per controllare costantemente quello che facevano i due intrusi.
E così mi sono ritrovata con un gatto in piena poppata su una spalla, un’altra sulla pancia e uno ai piedi.
Credo che, anche dall’esterno, diario mio tu possa immaginare che non fosse una posa particolarmente confortevole quella che ho dovuto assumere per fare spazio ai tre ospiti.
Eppure è stato un momento magico: solo chi possiede dei gatti o ne ha posseduti in passato può capire la compagnia e la sensazione di serenità che infonde addormentarsi la notte con un micio che ti fa le fusa accanto.
E anche chi ha provato questa bellissima sensazione, provi un po’ a moltiplicarla per tre, e condisca il tutto con l’emozione di una lunga giornata e la dolcezza ispirata da due cuccioli tanto teneri e tanto stanchi.
Anche oggi, quando mi sono svegliata, Circe è subito saltata sul mio letto per darmi il buongiorno, e una volta in sala ho trovato gli altri due “mici-machi” che già mangiavano insieme dallo stesso piattino come “a-mici” di vecchia data.
Insomma, cosa potrei chiedere di meglio?
Sono stati due giorni intensi ma ricchissimi di emozioni meravigliose.
Non vedo l’ora di condividere la vita con queste tre splendide creature, e di addormentarmi ogni notte avvolta dal bozzolo rassicurante del loro pelo e delle loro assordanti fusa.
Ora devo proprio andare: Circe e Merlino mi stanno già mordicchiando i piedi, chiedendo attenzioni e forse attratti dallo smalto colorato.
Come vedi, sono sempre molto impegnata.
Con affetto,
la tua

TOMMASO
Le avventure di Circe e Merlino
Merlino stava facendosi il bagno e nel mentre Circe mangiava.

Istantaneamente arrivo’ Pepe e disse: “Cosa state facendo???”
“Stiamo giocando!”
“E allora perche’ i croccantini sono sparsi ovunque?”
“Per sbaglio mentre stavamo giocando abbiamo preso contro alla tua ciotola!”
“Andate via!”
Vroooon vroooooooooon...
“Va beh, vi perdono...! La prossima volta state un po’ piu’ attenti!”.
“Ok”  e si misero a dormire “Zzz” per un’ora e poi un rumore li sveglio’.
E in realta’ era Pepe che si mise a dormire “Zzz zzz”.
E Circe, Merlino e Pepe si misero a fare le fusa. Vroooon vroooooooooon...  



Ed ecco i nostri micetti in foto!!!





 











mercoledì 20 giugno 2018

My family (by Margherita)


MY FAMILY
Hi, my name’s Margaret.
I’m 13 years old, and I want to tell you about my family.
We live in xxx, a little town in the northern Italy, at the number 12 of a quiet, neat, long street named xxx.
Our home’s a big apartment with a lot of windows shining in the sunlight, paints and photos on the walls and shelfes full of books.
We all love colors, and it’s crystal-clear: my bedroom’s walls are pink, my brothers’ bedroom’s are light-yellow and light-blue and our dining room’s are light-yellow.
Our home’s an odd mixture of styles and colors: we’ve got computers, tablets and e-books nearby old, rich forniture; we’ve got colorful tableclothes on a frail crystal table; an ancient wardrobe full of pencils, pens, photos and sheets of paper; a wonderful plant with its strong green on an ancient wardrobe, and a tv and some book on a weight commode of our ancestors!
Well, we live in this strange house, and we’re happy, too.
My family’s very big.
I’ve got my mum, two sister, two brothers, a cat, two granddads, two grandmums, three uncles, two aunts, two cousins and two great-grandmums.
Sometimes it’s frightful, but  I love my big family: it’s cool.
My mother’s name’s Eliza: she’s forty and she’s the strongest woman I’ve ever known.
She’d got a lot of troubles in her life, but she got it all.
She’s quiet tall, with long, curly, brown hair, light-green eyes and she always smiles.
She doesn’t care about what people say about her and she works hard to make me and my siblings happy: I’m enormously grateful for this.
My sister Camilla is a pretty twelve-years-old girl: she isn’t very tall, she’s got big, faithful, brown eyes, long, light-brown hair and some freckles here and there on her cheeks.
She likes clothes and babies, going to her dance lessons and talking with her friends.
When she was a child she looked like a doll and I’ve always dearly loved her.
My sister Maryangel is eleven years old: she’s short and very thin, her skin’s as white as milk, she’s got big, light-blue eyes, long, wavy, golden hair and some freckles on her pretty face.
She’s got one great passion: artistic gymnastic.
She’s amazing when she jumps up and down, climbing everywhere and running as fast as wind: she’s as light as a butterfly and I’m sure she’ll do great things in her life.
We’ve always loved each other, and, though sometimes I say I hate her, I always love her.
My brother John is a ten years old child: he isn’t very tall, he’s got beautiful dark-blue eyes, soft, short, brown hair and red lips.
He’s a very sweet and kind child: he likes painting more than all the other things, and he’s got a great talent for this.
He likes cats and Maths, too: I like talking with him very much, ‘cause we’re very  similar.
He usually is the quietest in our home, but when he loves or hates something nobody can make him change his mind.
My brother Thomas’s seven year old: he’s quiet tall and plump, he’s got a round face, beautiful dark-green eyes and short, silky, golden hair.
He’s got a great passion: sharks.
He started studying them when he was five and he has never stopped.
He knows everything about them: what kind of fish they eat, where they live, how big they are, if they’re dangerous or not and a lot of other things.
He loves drawing and painting them, and he doensn’t copy them: he perfectly knows almost every kind of shark.
He likes Maths and videogames, too.
Though sometimes I hate him ‘cause he’s stubborn and naughty I like him, ‘cause I know he’s very clever and smart.
You could think he hasn’t got any heart, but it woudn’t be true: I know that, in the dephts of his heart, he loves us.
The aforesaid cat is Pepper: he’s a plump, sweet, sleepy cat, and I absolutely adore him.
We brought him home when he was only two months old: he was so small and  sweet, with his big ears, his light-green eyes and he’s pink nose!
At first he was frightned and he run under the sofa, trembling, but in a few hours he started playing with some paper balls and then he ate some crocket.
Now he’s grown-up, and he’s the dearest, sweetest creature ever: he’s got a silky, soft, gray-and-black fur, big, green-and-grey eyes and a pretty pink nose.
He loves when I cuddle him, and I often do it: I adore him!
He sleeps almost all the day.
When we go out to take a walk we bring him with us: he adores when we put him in my bike’s basket, with a slight wind caressing his fur and such interesting smells all around.
My granddads’ names are L. and S.: they’re really different.
L. is a short, plump man of sixty-seven: he’s got grey hair and mustache and his brown eyes shine behind his old glasses.
He always wear shirts, jeans and he loves watches.
My granddad S. is sixty-one: he’s really tall and quiet thin, his got short balck hair and he wears glasses.
He’s got a bright mind and he has visited thousands of places in his life: he’s been living in Spain, France, Brazil and a lot of other countries.
I love when he tells me about his travels.
My grandmums’ names are R. and P.
R.’s a sixty-years-old, tall, plump woman: she’s got wonderful eyes as green as grass, straight, blond hair which caress her shoulders and she always wears trousers, silk shirts and beautiful jewels like pearl ears and amber necklaces.
She’s quiet and tidy: her house’s always perfect.
When I was a child she told me wonderful stories about little fairies, horrible witches, beautiful princesses, bold princes, old kings and queens, bloody drakes, terrible monsters, dark woods, precious castles, pretty villages and magic lands: I’ve always absolutely adored these tales, and I still remeber them all, though I were very young when she told me them.
P.’s a sixty-eight-years-old woman: she’s short and very thin, she’s pale and bony, she’s got short, black hair, big brown eyes and she always wears odd and strange clothes: she’s got yellow, red, blue and green skirts, orange, violet, pink and black jackets and bizarre jewels like big amber ears, colorful woody necklaces, strange bracialets and enormous rings.
She’s sweet and kind, she likes reading and talking and sometimes she stops and starts thinking and dreaming or talking by herself.
Though she’s a bit odd, I dearly love her.
My uncles are D. and L., and my aunts M. and O.
L. and O. with their sons, my cousins G. and D., don’t live in Italy: they live in France, nearby Switzerland, and they sometimes come here to pass some day with us.
G. is almost seven and he doesn’t speak my language: though his dad’s Italian, his mum’s Spanish.
I’m lucky, ‘cause I can speak Spanish quiet well and we can talk.
D. doesn’t speak any language at all: she’s only two months old.
Then, of course, there’s me.
I’m Margaret and I’m 13 years old.
I’m not very tall, I’ve long, wavy, brown hair, big light-blue eyes, I always wear glasses and my skin’s as white as milk.
I’ve got two great passions: reading and writing.
Since I can remember I’ve always loved reading: books are what I love most.
I can loose myself in them for hours, floating in worlds which none but me can know, dreaming of persons and places that don’t exist in reality, but which live in my heart.
I’ve read more than two-hundred books in my life, and I still can remember them all.
I love writing, too: I’ve written three books since I was ten, one every year.
I’ve won some prize, too, and I’m so grateful to everyone who read my books and tales.
I don’t mind cooking, painting and dancing.

I love my life and my family, and I’m absolutely sure that I couldn’t be happier.

lunedì 18 giugno 2018

Storia e progresso, in un tema di Margherita


Tema
La Storia dell’Umanità è un cammino di scoperte e conoscenze che va sotto il nome di progresso. Quali secondo te sono state le tappe fondamentali e quali le conseguenze relativamente al periodo storico da te studiato?

La Storia è un viaggio nel tempo a ritroso di migliaia di anni.
A chi desidera una macchina del tempo con cui trapassare lo spazio temporale consiglio semplicemente un libro di Storia: nulla è più potente di ciò che ci ha preceduti e che ci ha permesso di essere quello che siamo oggi.
Il progresso altro non è, secondo me, se non la naturale crescita dell’uomo.
Qualsiasi creatura vivente si evolve durante tutto il corso della sua esistenza, e così fa l’uomo.
Inizialmente sprovvisto di tutto, l’essere umano si è costruito attraverso i secoli e i millenni l’esistenza che sognava.
Come tutti i percorsi, però, non è stato semplice.
Si sono susseguite tappe indispensabili che ne hanno scandito il ritmo, così come il cammino del pellegrino è scandito dai ripari sul sentiero, e senza non potrebbe proseguire.
L’innovazione principale, probabilmente la più importante, fu apportata da un popolo stanziatosi in Mesopotamia, fra il Tigri e l’Eufrate, circa 5000 anni addietro: i Sumeri.
Fu questo popolo a segnare in maniera definitiva  l’inizio vero e proprio della Storia, inventando un metodo di comunicazione straordinario: la scrittura.
Dal momento in cui la prima parola fu incisa sulle tavole di pietra, iniziò per l’uomo un percorso che mai più si sarebbe arrestato.
Un’altra invenzione che rivoluzionò la vita quotidiana fu la ruota, inizialmente utilizzata per plasmare vasi, e che in seguito fu applicata a carri trainati da animali, permettendo di percorrere lunghe distanze in tempi relativamente brevi per l’epoca.
Con il passare del tempo, la caduta del primo e del secondo regno babilonese e la definitiva sconfitta degli Assiri, in Egitto si sviluppò una civiltà che sarebbe stata fra le più importanti nel corso della Storia: la civiltà Egizia.
Durante il loro regno fiorino la cultura e le arti, ma nacquero anche due innovazioni decisive, utilizzate ovunque nel mondo anche ai nostri giorni: il chiodo e il mattone.
Fino a quel momento la case erano di assi di legno malamente tenute assieme: con l’avvento del chiodo divenne possibile saldare le assi in maniera robusta, e con la successiva invenzione del mattone, che veniva impastato con fango e paglia e fatto seccare al sole, le case divennero edifici solidi, in grado di resistere alle intemperie e alle numerose e cicliche esondazioni del fiume Nilo.
Il mattone si rivelò di tale efficacia che ben presto si diffuse in tutto il mondo allora conosciuto, e ancora oggi le moderne case sono edificate con essi.
La civiltà Egizia prosperava, mentre la civiltà Fenicia fioriva.
I Fenici furono il primo popolo ad abbandonare le coste del proprio territorio e a intraprendere la via del mare. Oltre alla porpora, il cui antico segreto gelosamente custodito è stato svelato solo in tempo recenti, i Fenici ebbero un altro grande merito: quello di aver creato per la prima volta nella Storia un alfabeto scritto.
Questo alfabeto, composto da lettere e non da ideogrammi o fonogrammi, si rivelò di primaria importanza nel commercio e si diffuse in tutto il mondo conosciuto.
Fu poi ripreso dai Greci, che lo modificarono, e dai Romani, fino a diventare l’alfabeto che ora tutti utilizziamo.
Seguendo l’esempio fenicio, un’altra grande civiltà abbandona la propria terra d’origine per cercare fortuna nel commercio marittimo: i Greci.
Furono indubbiamente uno dei popoli più avanzati dal punto di vista delle città, del sistema sociale, della tattica militare, della produzione ed esportazione di merci e, più di tutto il resto, dal punto di vista artistico e culturale.
Ad Atene, centro del fermento culturale dell’epoca, fiorirono la letteratura, la poesia, la musica, il teatro, l’astronomia e la matematica, dando vita a una delle città più ricche e importanti d’Occidente.
Se i Sumeri “inventarono” la Storia, i Greci furono certamente furono i primi a scriverla.
Erodoto è universalmente considerato il primo storiografo mai esistito, e già ai suoi tempi era detto “il padre della Storia”.
Viaggiò in lungo e in largo per luoghi esotici e lontani, e il resoconto dei suoi viaggi, minuziosamente annotati, è oggi una fonte impagabile per conoscere da vicino la vita quotidiana e la mentalità delle civiltà antiche viste attraverso gli occhi di un contemporaneo.
Una altro merito dei Greci fu quello di aver dato vita al primo grande impero mai esistito.
Alessandro Magno, cui va il merito di questa portentosa innovazione, è senza dubbio una delle figure più affascinanti della Storia antica, da sempre avvolto da un’aura di mistero e di leggenda.
Alessandro era certamente molto più avanti dei suoi tempi: uomo carismatico e di sconfinata cultura –Aristotele stesso gli fece da pedagogo –, credeva fermamente che per creare un impero solido e duraturo non bisognasse opprimere e vessare i popoli sconfitti, ma che si dovesse prendere da ogni cultura il buono che poteva offrire, per dare vita a un impero che non avesse confini né fisici né culturali.
Fu così che, a comando di un numerosissimo esercito e in groppa al celebre cavallo Bucefalo, Alessandro conquistò la maggior parte del mondo allora conosciuto, in un regno sconfinato che si estendeva dal Nord Africa alla Romania e dall’india all’Ucraina.
All’interno dei confini i popoli sconfitti potevano parlare la loro lingua e credere nei loro dei, diffondendo la loro cultura e assimilando quella ellenica.
Per creare un unico popolo e far sì che si creasse un impero unito e multietnico in cui le varie culture e religioni potessero fondarsi liberamente, Alessandro non solo permise ma incentivò i matrimoni misti, tanto che lui stesso sposò la principessa persiana Rossane.
Sfortunatamente, alla prematura morte di Alessandro, l’impero, dilaniato da lotte intestine per il potere, si sgretolò, ma rimane tuttora un’utopia di armonia e fusione fra popoli differenti.
Alla civiltà Greca fece seguito quella Romana.
L’Impero Romano, il più vasto mai esistito e uno dei più prosperi, vide nascere alcuni fra i più illustri personaggi della Storia e alcune fra le innovazioni più importanti, e con il suo splendore e la sua floridezza rappresenta uno dei momenti più significativi della nostra Storia, una vetta impossibile da raggiungere nuovamente.
Fiorirono tutte le arti, e città romane, disseminate ovunque e ad ogni latitudine, vivono ancora e per la loro eleganza e raffinatezza incantano gli occhi e la mente di chi le ammira.
Forse, però, la traccia più evidente della secolare storia Romana rimane nel linguaggio.
Il latino era l’antico idioma parlato dalla popolazione romana, e che fu per lungo tempo la lingua imperante nel mondo.
Fu dal latino che, attraverso un processo di secoli, nacquero la maggior parte delle lingue europee, come ad esempio l’italiano, il francese e lo spagnolo.
Il latino può parere una lingua “morta”, dimenticata, ma non è così.
Continua a vivere negli aspetti più comuni della vita quotidiana: nei nomi delle città (Aosta, Roma, Bologna, Firenze, Imperia, Napoli, Ercolano, Pompei), nei nomi propri di persona (Giulia/a, Flavio/a, Antonio/a, Marco, Cesare, Augusto, Adriano/a, Giovanni, Patrizia, Carlo/a, Carola, Arianna, Beatrice, Lucio/a), nella grammatica e nella lingua in generale (ammonire, eccetera, ciao, schiavo, uomo, fotosintesi, eccelso, dio, mica), nelle locuzioni (nomen omen, laudator temporis acti), nella letteratura, nei miti e nella cultura di massa (La cicala e la formica, Il corvo e la volpe, La volpe e l’uva, La volpe e la cicogna, il leone e il topo, La lepre e la tartaruga, il topo di compagna e il topo di città, Perseo e Arianna, Perseo e il Minotauro, Dedalo e Icaro).
Dal punto di vista pratico, i Romani ebbero il merito di un’innovazione fondamentale: l’acquedotto.
Con l’avvento di questa grandiosa invenzione la vita quotidiana nell’impero subì un enorme miglioramento: era possibile avere acqua pulita e potabile da bere, per cucinare, per lavarsi, per abbeverare gli animali, per irrigare i campi, per creare medicinali, da utilizzare a scopi pubblici come far zampillare le fontane, far funzionare le celebri terme romane e le fognature.
Grazie agli acquedotti, di straordinaria portata e dimensione, era possibile attingere acqua da fonti lontane anche centinaia di chilometri.
Si trattava inoltre di costruzioni di tale solidità che molti sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.
Gli acquedotti furono così decisivi che sul modello di quelli romani tuttora sono alla base delle rete idrica delle nostre città.
Con la definitiva caduta dell’impero romano e l’inizio del Medioevo la società cambiò radicalmente.
La vita di tutti i giorni fu rivoluzionata da una serie di innovazioni che furono alla base di alcuni momenti di grande prosperità che caratterizzarono questo periodo storico.
L’innovazione che toccò più da vicino anche gli strati più umili della popolazione fu l’avvento della rotazione triennale.
Se fino ad allora era stata messa in pratica la rotazione biennale, secondo cui di un terreno diviso in due una metà veniva coltivata e l’altra messa a riposo, da un certo periodo in poi fu introdotta la rotazione triennale.
Un terreno era diviso in tre parti, di cui una veniva lasciata a maggese e le altre coltivate rispettivamente a rotazione, nella maggior parte dei casi a legumi e cereali alternativamente.
Grazie alla rotazione si fruttava la maggior parte del terreno coltivabile e la produzione aumentò enormemente, con la conseguente esponenziale crescita demografica.
Si trattò di una vera e propria rivoluzione, perché cambiò per sempre la vita della popolazione e portò con sé altri ulteriori cambiamenti minori ma comunque importanti, come l’utilizzo dello scapolare da far indossare agli animali da tiro quando trainavano gli aratri per arare i campi, grazie ai quali respiravano agevolmente e la loro rapidità ed efficienza aumentava.
Altre due innovazioni furono particolarmente importanti nel Medioevo, specialmente nell’ambito culturale: la minuscola carolina e la stampa.
Prima della minuscola carolina i testi venivano lentamente copiati a mano dai monaci amanuensi, con ricchi caratteri arricciati, miniature sgargianti ed eleganti capilettera.
Non esisteva la punteggiatura: le parole venivano scritte l’una di seguito all’altra senza spazi o interruzioni, rendendo praticamente illeggibili i testi.
Fu Alcuino da York, anche maestro dell’imperatore Carlo Magno, a elaborare e introdurre un nuovo metodo di scrittura dei testi: le lettere divennero più piccole e rotonde, collegate fra loro da gambette, e separò fra loro le parole in modo da renderle decifrabili con facilità.
Introdusse inoltre la punteggiatura.
Questo nuovo metodo rivoluzionò per sempre il modo di scrivere: ora i testi erano comprensibili per chiunque e scriverli immensamente più semplice.
Venne detto “minuscola carolina” perché elaborata sotto il regno di Carlo Magno, o “corsivo” perché sembrava che le lettere si rincorressero fra loro.
Di pari passo con la minuscola carolina, un’altra innovazione cambiò per sempre il modo di approcciarsi ai libri.
Prima di allora i tomi erano copiati a mano dagli amanuensi, lentissimamente e faticosamente, ed erano talmente costosi da risultare inaccessibili alla popolazione, facendo della cultura un’esclusiva prerogativa delle persone abbienti.
Fu nell’attuale Germania che si sviluppò la straordinaria innovazione della stampa.
Su una tavoletta veniva incisa la pagina che i desiderava stampare, ricoperta di inchiostro e poi impressa sui fogli di pergamena.
Con questo metodo era possibile stampare rapidamente interi libri, utilizzando le stesse tavolette a ripetizione, con enorme risparmio di tempo e materiale.
Ciò che prima era un processo che prendeva moltissimo tempo divenne semplice e rapido.
Risparmiando tempo, materiale e mano d’opera il prezzo dei libri divenne molto più basso, abbordabile anche per le persone meno danarose.
Tutti potevano permettersi quantomeno di prendere in prestito un libro, che spesso, dato che la maggior parte delle persone era analfabeta, veniva letto in crocchio nelle piazze o nei luoghi pubblici dalle poche persone, solitamente monaci, che sapessero leggere, perché tutti potessero usufruirne.
La diffusione di testi, trattati e della cultura in generale aumentò enormemente, favorendo l’alfabetizzazione anche negli strati più poveri, e una ramificazione del sapere dove prima non era mai arrivato.
Con il passare dei secoli, una rivelazione rivoluzionò per sempre il modo di vivere dei Paesi europei: la scoperta dell’America, nel 1492.
Fino ad allora i commerci con l’Oriente erano avvenuti tramite il Mediterraneo, passando per la Grecia.
Nel 1400, però, si stanziarono in quelle zone prima i turchi selgiuchidi, e poi i turchi ottomani, che conquistarono ampie zone d’Oriente.
Nei territori da loro occupati divenne impossibile il commercio: l’impero ottomano sbarrava la strada ai mercanti europei per raggiungere le zone più ricche del Medio Oriente, come l’India e la Cina.
Si iniziò così a cercare una via per raggiungere l’Oriente senza attraversare i territori ottomani.
I primi ad aprirsi una nuova rotta furono i portoghesi, che circumnavigarono l’Africa giungendo a destinazione, ma il viaggio era lunghissimo e irto di pericoli e malattie che decimavano l’equipaggio.
In quello stesso periodo e con lo stesso scopo, il genovese Cristoforo Colombo stava compiendo i propri studi: era fermamente convinto della sfericità della Terra, e seguendo questo ragionamento credeva che si potesse raggiungere l’Oriente navigando in direzione opposta, ovvero verso Ovest.
I calcoli, tuttavia errati, che fece, gli confermarono la validità della sua ipotesi, e per anni viaggiò in lungo e in largo per l’Italia, alla ricerca di un sovrano disposto a finanziarlo.
L’Italia dell’epoca, però, era divisa in numerosi regni di varie dimensioni e ricchezza, e nessuno era abbastanza prospero da potersi permettere di finanziare un’impresa tanto costosa e di esito incerto.
Amareggiato, Colombo abbandonò l’Italia e si trasferì in Spagna.
Là decise di sottoporre la propria iniziativa ai sovrani spagnoli, i cosiddetti “re cattolici”: Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona.
Proprio in quel periodo si era alla spasmodica ricerca di una via alternativa che portasse all’Oriente: i re cattolici, convinti dalla tesi di Colombo, accettarono di finanziarlo.
Fu così che nell’estate del 1492 Colombo e la sua scorta composta di tre navi che sono divenute celebri (la Niña, la Pinta e la Santa Maria) partì alla volta di quello che credeva il Sol Levante.
Il 12 ottobre 1492 Colombo toccò terra.
Entusiasta, convinto di essere giunto nel lontano Oriente, non si rese conto di essere giunto in terra sconosciuta.
Nella sua vita ripeté i viaggi numerose volte, senza mai accorgersi di aver scoperto il continente più vasto al mondo.
Morì povero e solo, ignaro della propria rivoluzionaria scoperta.
Fu l’italiano Amerigo Vespucci (cui l’America deve il proprio nome), a rendersi conto, agli albori del 1500, di non trovarsi in Oriente bensì in un territorio completamente nuovo.
Dall’inizio del ‘500 in poi si aprì una vera e propria corsa alla colonizzazione: l’America, con le sue sconfinate foreste vergini, i suoi immensi terreni fertilissimi, i fiumi d’incredibile portata e le piante sconosciute era un’occasione troppo ghiotta perché fra i Paesi europei non si accendesse la rivalità.
Tutti desideravano assicurarsi territori i più vasti possibile, in una colonizzazione sfrenata ai danni degli indigeni del luogo.
Dall’Europa intere famiglie e villaggi abbandonarono la terra natia per trasferirsi nelle colonie oltreoceano, dove si intravedevano sterminate possibilità di ricchezza e di prosperità.
La colonizzazione fu incrementata anche dalla nascita di false leggende, come quella della mitica El  Dorado, in realtà la città indigena di Tenochtitlan.
Il Nord America venne colonizzato soprattutto da Inghilterra (le cui colonie avrebbero poi dato origine agli USA), Francia (Canada, Louisiana, New Orleans) e Paesi Bassi (Nuova Amsterdam, poi passata sotto il Regno Unito come New York), mentre il Sud venne spartito, grazie alla Raya, fra Portogallo e Spagna: al primo il Brasile, alla seconda tutto il resto.
Oltre alle straordinarie ricchezze che portò in Europa (grazie anche alle immense miniere dove si estraevano oro, rame, argento, diamanti e altre pietre preziose), la scoperta dell’America portò nel Vecchio Continente numerosissimi cambiamenti, i più importanti dei quali senza dubbio nell’alimentazione.
Dall’America vennero importati ortaggi e alimenti sconosciuti: il pomodoro, la patata, la patata dolce, il mais, il peperoncino, il peperone, il caffè, il cacao, il tacchino.
Grazie a questi nuovi alimenti, alcuni dei quali, come la patata, trovarono subito un larghissimo consumo planetario, per la popolazione la vita migliorò enormemente.
Con il mais e le patate era possibile sfamare intere famiglie con poco, mentre il tacchino si dimostrò subito una degna alternativa alla selvaggina alata prerogativa di persone ricche.
Con il passare del tempo e l’evolversi della società, un’altra innovazione cambiò il modo di concepire la politica e la vita: la diffusione del giornale.
Prima della fine del 1700 nessuno aveva mai pensato di rendere partecipe il “popolino” degli avvenimenti politici, storici ed economici del momento.
Dopo l’avvento dell’Enciclopedia, si aprì la strada a un nuovo modo di comunicare con la popolazione.
Con i giornali per la prima volta il popolo veniva messo a conoscenza di ciò che lo circondava, soprattutto della politica, sia nazionale che estera.
Per esempio, i giornali furono indispensabili durante la rivoluzione francese.
Con il giornale cominciò a formarsi un’opinione pubblica, e fu alla base della nascita di meccanismi attuali, come la società di massa, la pubblicità e i mass media.
Cento anni dopo, una vera e propria rivoluzione portò la società dal passato al futuro: la seconda Rivoluzione Industriale.
Se prima in Europa e nel resto del mondo la società era ancora fondamentalmente di stampo rurale, basata sull’agricoltura e sul lavoro a cottimo, durante la seconda metà del 1800 la situazione cambiò radicalmente.
Le città divennero più grandi, numerose e popolose, svariate fabbriche aprirono e si ingrandirono, con la diffusione del taylorismo venne introdotta la catena di montaggio, rendendo il lavoro  molto più efficiente e veloce.
Dalle campagne le persone si trasferirono nelle città, trovando lavoro come operai nelle fabbriche.
Fu anche il periodo in cui si svilupparono innovazioni straordinarie per l’epoca e utilizzate ancora oggi, più importanti fra le quali l’automobile, la lampadina, lo pneumatico, l’acciaio, i grattacieli, il cibo in scatola, i conservanti, il frigorifero, la radio, il fonografo, il telefono, la macchina fotografica, i raggi X, il cinema, la pastorizzazione del latte, il vaccino e l’aspirina.
Tutte queste incredibili innovazioni portarono a creare il mito della prosperità senza fine, che portò alla nascita di un’epoca all’insegna dell’ottimismo, della spensieratezza e della modernità: la Belle Epoque.
Le eccezionali innovazioni che la accompagnarono (fra cui anche la pubblicità) cambiarono radicalmente la vita quotidiana delle persona, portandola a un grado di benessere fino ad allora sconosciuto.
Il progresso non è altro che un fiume in piena che scorrendo trascina l’umanità, cambiandola.
Come cambiano il vento, i monti e le maree, così cambia anche l’uomo.

E come il fiume che scorre vorticoso e cambia il paesaggio, così il progresso continuerà per sempre a cambiare il nostro mondo.
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