lunedì 18 giugno 2018

Storia e progresso, in un tema di Margherita


Tema
La Storia dell’Umanità è un cammino di scoperte e conoscenze che va sotto il nome di progresso. Quali secondo te sono state le tappe fondamentali e quali le conseguenze relativamente al periodo storico da te studiato?

La Storia è un viaggio nel tempo a ritroso di migliaia di anni.
A chi desidera una macchina del tempo con cui trapassare lo spazio temporale consiglio semplicemente un libro di Storia: nulla è più potente di ciò che ci ha preceduti e che ci ha permesso di essere quello che siamo oggi.
Il progresso altro non è, secondo me, se non la naturale crescita dell’uomo.
Qualsiasi creatura vivente si evolve durante tutto il corso della sua esistenza, e così fa l’uomo.
Inizialmente sprovvisto di tutto, l’essere umano si è costruito attraverso i secoli e i millenni l’esistenza che sognava.
Come tutti i percorsi, però, non è stato semplice.
Si sono susseguite tappe indispensabili che ne hanno scandito il ritmo, così come il cammino del pellegrino è scandito dai ripari sul sentiero, e senza non potrebbe proseguire.
L’innovazione principale, probabilmente la più importante, fu apportata da un popolo stanziatosi in Mesopotamia, fra il Tigri e l’Eufrate, circa 5000 anni addietro: i Sumeri.
Fu questo popolo a segnare in maniera definitiva  l’inizio vero e proprio della Storia, inventando un metodo di comunicazione straordinario: la scrittura.
Dal momento in cui la prima parola fu incisa sulle tavole di pietra, iniziò per l’uomo un percorso che mai più si sarebbe arrestato.
Un’altra invenzione che rivoluzionò la vita quotidiana fu la ruota, inizialmente utilizzata per plasmare vasi, e che in seguito fu applicata a carri trainati da animali, permettendo di percorrere lunghe distanze in tempi relativamente brevi per l’epoca.
Con il passare del tempo, la caduta del primo e del secondo regno babilonese e la definitiva sconfitta degli Assiri, in Egitto si sviluppò una civiltà che sarebbe stata fra le più importanti nel corso della Storia: la civiltà Egizia.
Durante il loro regno fiorino la cultura e le arti, ma nacquero anche due innovazioni decisive, utilizzate ovunque nel mondo anche ai nostri giorni: il chiodo e il mattone.
Fino a quel momento la case erano di assi di legno malamente tenute assieme: con l’avvento del chiodo divenne possibile saldare le assi in maniera robusta, e con la successiva invenzione del mattone, che veniva impastato con fango e paglia e fatto seccare al sole, le case divennero edifici solidi, in grado di resistere alle intemperie e alle numerose e cicliche esondazioni del fiume Nilo.
Il mattone si rivelò di tale efficacia che ben presto si diffuse in tutto il mondo allora conosciuto, e ancora oggi le moderne case sono edificate con essi.
La civiltà Egizia prosperava, mentre la civiltà Fenicia fioriva.
I Fenici furono il primo popolo ad abbandonare le coste del proprio territorio e a intraprendere la via del mare. Oltre alla porpora, il cui antico segreto gelosamente custodito è stato svelato solo in tempo recenti, i Fenici ebbero un altro grande merito: quello di aver creato per la prima volta nella Storia un alfabeto scritto.
Questo alfabeto, composto da lettere e non da ideogrammi o fonogrammi, si rivelò di primaria importanza nel commercio e si diffuse in tutto il mondo conosciuto.
Fu poi ripreso dai Greci, che lo modificarono, e dai Romani, fino a diventare l’alfabeto che ora tutti utilizziamo.
Seguendo l’esempio fenicio, un’altra grande civiltà abbandona la propria terra d’origine per cercare fortuna nel commercio marittimo: i Greci.
Furono indubbiamente uno dei popoli più avanzati dal punto di vista delle città, del sistema sociale, della tattica militare, della produzione ed esportazione di merci e, più di tutto il resto, dal punto di vista artistico e culturale.
Ad Atene, centro del fermento culturale dell’epoca, fiorirono la letteratura, la poesia, la musica, il teatro, l’astronomia e la matematica, dando vita a una delle città più ricche e importanti d’Occidente.
Se i Sumeri “inventarono” la Storia, i Greci furono certamente furono i primi a scriverla.
Erodoto è universalmente considerato il primo storiografo mai esistito, e già ai suoi tempi era detto “il padre della Storia”.
Viaggiò in lungo e in largo per luoghi esotici e lontani, e il resoconto dei suoi viaggi, minuziosamente annotati, è oggi una fonte impagabile per conoscere da vicino la vita quotidiana e la mentalità delle civiltà antiche viste attraverso gli occhi di un contemporaneo.
Una altro merito dei Greci fu quello di aver dato vita al primo grande impero mai esistito.
Alessandro Magno, cui va il merito di questa portentosa innovazione, è senza dubbio una delle figure più affascinanti della Storia antica, da sempre avvolto da un’aura di mistero e di leggenda.
Alessandro era certamente molto più avanti dei suoi tempi: uomo carismatico e di sconfinata cultura –Aristotele stesso gli fece da pedagogo –, credeva fermamente che per creare un impero solido e duraturo non bisognasse opprimere e vessare i popoli sconfitti, ma che si dovesse prendere da ogni cultura il buono che poteva offrire, per dare vita a un impero che non avesse confini né fisici né culturali.
Fu così che, a comando di un numerosissimo esercito e in groppa al celebre cavallo Bucefalo, Alessandro conquistò la maggior parte del mondo allora conosciuto, in un regno sconfinato che si estendeva dal Nord Africa alla Romania e dall’india all’Ucraina.
All’interno dei confini i popoli sconfitti potevano parlare la loro lingua e credere nei loro dei, diffondendo la loro cultura e assimilando quella ellenica.
Per creare un unico popolo e far sì che si creasse un impero unito e multietnico in cui le varie culture e religioni potessero fondarsi liberamente, Alessandro non solo permise ma incentivò i matrimoni misti, tanto che lui stesso sposò la principessa persiana Rossane.
Sfortunatamente, alla prematura morte di Alessandro, l’impero, dilaniato da lotte intestine per il potere, si sgretolò, ma rimane tuttora un’utopia di armonia e fusione fra popoli differenti.
Alla civiltà Greca fece seguito quella Romana.
L’Impero Romano, il più vasto mai esistito e uno dei più prosperi, vide nascere alcuni fra i più illustri personaggi della Storia e alcune fra le innovazioni più importanti, e con il suo splendore e la sua floridezza rappresenta uno dei momenti più significativi della nostra Storia, una vetta impossibile da raggiungere nuovamente.
Fiorirono tutte le arti, e città romane, disseminate ovunque e ad ogni latitudine, vivono ancora e per la loro eleganza e raffinatezza incantano gli occhi e la mente di chi le ammira.
Forse, però, la traccia più evidente della secolare storia Romana rimane nel linguaggio.
Il latino era l’antico idioma parlato dalla popolazione romana, e che fu per lungo tempo la lingua imperante nel mondo.
Fu dal latino che, attraverso un processo di secoli, nacquero la maggior parte delle lingue europee, come ad esempio l’italiano, il francese e lo spagnolo.
Il latino può parere una lingua “morta”, dimenticata, ma non è così.
Continua a vivere negli aspetti più comuni della vita quotidiana: nei nomi delle città (Aosta, Roma, Bologna, Firenze, Imperia, Napoli, Ercolano, Pompei), nei nomi propri di persona (Giulia/a, Flavio/a, Antonio/a, Marco, Cesare, Augusto, Adriano/a, Giovanni, Patrizia, Carlo/a, Carola, Arianna, Beatrice, Lucio/a), nella grammatica e nella lingua in generale (ammonire, eccetera, ciao, schiavo, uomo, fotosintesi, eccelso, dio, mica), nelle locuzioni (nomen omen, laudator temporis acti), nella letteratura, nei miti e nella cultura di massa (La cicala e la formica, Il corvo e la volpe, La volpe e l’uva, La volpe e la cicogna, il leone e il topo, La lepre e la tartaruga, il topo di compagna e il topo di città, Perseo e Arianna, Perseo e il Minotauro, Dedalo e Icaro).
Dal punto di vista pratico, i Romani ebbero il merito di un’innovazione fondamentale: l’acquedotto.
Con l’avvento di questa grandiosa invenzione la vita quotidiana nell’impero subì un enorme miglioramento: era possibile avere acqua pulita e potabile da bere, per cucinare, per lavarsi, per abbeverare gli animali, per irrigare i campi, per creare medicinali, da utilizzare a scopi pubblici come far zampillare le fontane, far funzionare le celebri terme romane e le fognature.
Grazie agli acquedotti, di straordinaria portata e dimensione, era possibile attingere acqua da fonti lontane anche centinaia di chilometri.
Si trattava inoltre di costruzioni di tale solidità che molti sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.
Gli acquedotti furono così decisivi che sul modello di quelli romani tuttora sono alla base delle rete idrica delle nostre città.
Con la definitiva caduta dell’impero romano e l’inizio del Medioevo la società cambiò radicalmente.
La vita di tutti i giorni fu rivoluzionata da una serie di innovazioni che furono alla base di alcuni momenti di grande prosperità che caratterizzarono questo periodo storico.
L’innovazione che toccò più da vicino anche gli strati più umili della popolazione fu l’avvento della rotazione triennale.
Se fino ad allora era stata messa in pratica la rotazione biennale, secondo cui di un terreno diviso in due una metà veniva coltivata e l’altra messa a riposo, da un certo periodo in poi fu introdotta la rotazione triennale.
Un terreno era diviso in tre parti, di cui una veniva lasciata a maggese e le altre coltivate rispettivamente a rotazione, nella maggior parte dei casi a legumi e cereali alternativamente.
Grazie alla rotazione si fruttava la maggior parte del terreno coltivabile e la produzione aumentò enormemente, con la conseguente esponenziale crescita demografica.
Si trattò di una vera e propria rivoluzione, perché cambiò per sempre la vita della popolazione e portò con sé altri ulteriori cambiamenti minori ma comunque importanti, come l’utilizzo dello scapolare da far indossare agli animali da tiro quando trainavano gli aratri per arare i campi, grazie ai quali respiravano agevolmente e la loro rapidità ed efficienza aumentava.
Altre due innovazioni furono particolarmente importanti nel Medioevo, specialmente nell’ambito culturale: la minuscola carolina e la stampa.
Prima della minuscola carolina i testi venivano lentamente copiati a mano dai monaci amanuensi, con ricchi caratteri arricciati, miniature sgargianti ed eleganti capilettera.
Non esisteva la punteggiatura: le parole venivano scritte l’una di seguito all’altra senza spazi o interruzioni, rendendo praticamente illeggibili i testi.
Fu Alcuino da York, anche maestro dell’imperatore Carlo Magno, a elaborare e introdurre un nuovo metodo di scrittura dei testi: le lettere divennero più piccole e rotonde, collegate fra loro da gambette, e separò fra loro le parole in modo da renderle decifrabili con facilità.
Introdusse inoltre la punteggiatura.
Questo nuovo metodo rivoluzionò per sempre il modo di scrivere: ora i testi erano comprensibili per chiunque e scriverli immensamente più semplice.
Venne detto “minuscola carolina” perché elaborata sotto il regno di Carlo Magno, o “corsivo” perché sembrava che le lettere si rincorressero fra loro.
Di pari passo con la minuscola carolina, un’altra innovazione cambiò per sempre il modo di approcciarsi ai libri.
Prima di allora i tomi erano copiati a mano dagli amanuensi, lentissimamente e faticosamente, ed erano talmente costosi da risultare inaccessibili alla popolazione, facendo della cultura un’esclusiva prerogativa delle persone abbienti.
Fu nell’attuale Germania che si sviluppò la straordinaria innovazione della stampa.
Su una tavoletta veniva incisa la pagina che i desiderava stampare, ricoperta di inchiostro e poi impressa sui fogli di pergamena.
Con questo metodo era possibile stampare rapidamente interi libri, utilizzando le stesse tavolette a ripetizione, con enorme risparmio di tempo e materiale.
Ciò che prima era un processo che prendeva moltissimo tempo divenne semplice e rapido.
Risparmiando tempo, materiale e mano d’opera il prezzo dei libri divenne molto più basso, abbordabile anche per le persone meno danarose.
Tutti potevano permettersi quantomeno di prendere in prestito un libro, che spesso, dato che la maggior parte delle persone era analfabeta, veniva letto in crocchio nelle piazze o nei luoghi pubblici dalle poche persone, solitamente monaci, che sapessero leggere, perché tutti potessero usufruirne.
La diffusione di testi, trattati e della cultura in generale aumentò enormemente, favorendo l’alfabetizzazione anche negli strati più poveri, e una ramificazione del sapere dove prima non era mai arrivato.
Con il passare dei secoli, una rivelazione rivoluzionò per sempre il modo di vivere dei Paesi europei: la scoperta dell’America, nel 1492.
Fino ad allora i commerci con l’Oriente erano avvenuti tramite il Mediterraneo, passando per la Grecia.
Nel 1400, però, si stanziarono in quelle zone prima i turchi selgiuchidi, e poi i turchi ottomani, che conquistarono ampie zone d’Oriente.
Nei territori da loro occupati divenne impossibile il commercio: l’impero ottomano sbarrava la strada ai mercanti europei per raggiungere le zone più ricche del Medio Oriente, come l’India e la Cina.
Si iniziò così a cercare una via per raggiungere l’Oriente senza attraversare i territori ottomani.
I primi ad aprirsi una nuova rotta furono i portoghesi, che circumnavigarono l’Africa giungendo a destinazione, ma il viaggio era lunghissimo e irto di pericoli e malattie che decimavano l’equipaggio.
In quello stesso periodo e con lo stesso scopo, il genovese Cristoforo Colombo stava compiendo i propri studi: era fermamente convinto della sfericità della Terra, e seguendo questo ragionamento credeva che si potesse raggiungere l’Oriente navigando in direzione opposta, ovvero verso Ovest.
I calcoli, tuttavia errati, che fece, gli confermarono la validità della sua ipotesi, e per anni viaggiò in lungo e in largo per l’Italia, alla ricerca di un sovrano disposto a finanziarlo.
L’Italia dell’epoca, però, era divisa in numerosi regni di varie dimensioni e ricchezza, e nessuno era abbastanza prospero da potersi permettere di finanziare un’impresa tanto costosa e di esito incerto.
Amareggiato, Colombo abbandonò l’Italia e si trasferì in Spagna.
Là decise di sottoporre la propria iniziativa ai sovrani spagnoli, i cosiddetti “re cattolici”: Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona.
Proprio in quel periodo si era alla spasmodica ricerca di una via alternativa che portasse all’Oriente: i re cattolici, convinti dalla tesi di Colombo, accettarono di finanziarlo.
Fu così che nell’estate del 1492 Colombo e la sua scorta composta di tre navi che sono divenute celebri (la Niña, la Pinta e la Santa Maria) partì alla volta di quello che credeva il Sol Levante.
Il 12 ottobre 1492 Colombo toccò terra.
Entusiasta, convinto di essere giunto nel lontano Oriente, non si rese conto di essere giunto in terra sconosciuta.
Nella sua vita ripeté i viaggi numerose volte, senza mai accorgersi di aver scoperto il continente più vasto al mondo.
Morì povero e solo, ignaro della propria rivoluzionaria scoperta.
Fu l’italiano Amerigo Vespucci (cui l’America deve il proprio nome), a rendersi conto, agli albori del 1500, di non trovarsi in Oriente bensì in un territorio completamente nuovo.
Dall’inizio del ‘500 in poi si aprì una vera e propria corsa alla colonizzazione: l’America, con le sue sconfinate foreste vergini, i suoi immensi terreni fertilissimi, i fiumi d’incredibile portata e le piante sconosciute era un’occasione troppo ghiotta perché fra i Paesi europei non si accendesse la rivalità.
Tutti desideravano assicurarsi territori i più vasti possibile, in una colonizzazione sfrenata ai danni degli indigeni del luogo.
Dall’Europa intere famiglie e villaggi abbandonarono la terra natia per trasferirsi nelle colonie oltreoceano, dove si intravedevano sterminate possibilità di ricchezza e di prosperità.
La colonizzazione fu incrementata anche dalla nascita di false leggende, come quella della mitica El  Dorado, in realtà la città indigena di Tenochtitlan.
Il Nord America venne colonizzato soprattutto da Inghilterra (le cui colonie avrebbero poi dato origine agli USA), Francia (Canada, Louisiana, New Orleans) e Paesi Bassi (Nuova Amsterdam, poi passata sotto il Regno Unito come New York), mentre il Sud venne spartito, grazie alla Raya, fra Portogallo e Spagna: al primo il Brasile, alla seconda tutto il resto.
Oltre alle straordinarie ricchezze che portò in Europa (grazie anche alle immense miniere dove si estraevano oro, rame, argento, diamanti e altre pietre preziose), la scoperta dell’America portò nel Vecchio Continente numerosissimi cambiamenti, i più importanti dei quali senza dubbio nell’alimentazione.
Dall’America vennero importati ortaggi e alimenti sconosciuti: il pomodoro, la patata, la patata dolce, il mais, il peperoncino, il peperone, il caffè, il cacao, il tacchino.
Grazie a questi nuovi alimenti, alcuni dei quali, come la patata, trovarono subito un larghissimo consumo planetario, per la popolazione la vita migliorò enormemente.
Con il mais e le patate era possibile sfamare intere famiglie con poco, mentre il tacchino si dimostrò subito una degna alternativa alla selvaggina alata prerogativa di persone ricche.
Con il passare del tempo e l’evolversi della società, un’altra innovazione cambiò il modo di concepire la politica e la vita: la diffusione del giornale.
Prima della fine del 1700 nessuno aveva mai pensato di rendere partecipe il “popolino” degli avvenimenti politici, storici ed economici del momento.
Dopo l’avvento dell’Enciclopedia, si aprì la strada a un nuovo modo di comunicare con la popolazione.
Con i giornali per la prima volta il popolo veniva messo a conoscenza di ciò che lo circondava, soprattutto della politica, sia nazionale che estera.
Per esempio, i giornali furono indispensabili durante la rivoluzione francese.
Con il giornale cominciò a formarsi un’opinione pubblica, e fu alla base della nascita di meccanismi attuali, come la società di massa, la pubblicità e i mass media.
Cento anni dopo, una vera e propria rivoluzione portò la società dal passato al futuro: la seconda Rivoluzione Industriale.
Se prima in Europa e nel resto del mondo la società era ancora fondamentalmente di stampo rurale, basata sull’agricoltura e sul lavoro a cottimo, durante la seconda metà del 1800 la situazione cambiò radicalmente.
Le città divennero più grandi, numerose e popolose, svariate fabbriche aprirono e si ingrandirono, con la diffusione del taylorismo venne introdotta la catena di montaggio, rendendo il lavoro  molto più efficiente e veloce.
Dalle campagne le persone si trasferirono nelle città, trovando lavoro come operai nelle fabbriche.
Fu anche il periodo in cui si svilupparono innovazioni straordinarie per l’epoca e utilizzate ancora oggi, più importanti fra le quali l’automobile, la lampadina, lo pneumatico, l’acciaio, i grattacieli, il cibo in scatola, i conservanti, il frigorifero, la radio, il fonografo, il telefono, la macchina fotografica, i raggi X, il cinema, la pastorizzazione del latte, il vaccino e l’aspirina.
Tutte queste incredibili innovazioni portarono a creare il mito della prosperità senza fine, che portò alla nascita di un’epoca all’insegna dell’ottimismo, della spensieratezza e della modernità: la Belle Epoque.
Le eccezionali innovazioni che la accompagnarono (fra cui anche la pubblicità) cambiarono radicalmente la vita quotidiana delle persona, portandola a un grado di benessere fino ad allora sconosciuto.
Il progresso non è altro che un fiume in piena che scorrendo trascina l’umanità, cambiandola.
Come cambiano il vento, i monti e le maree, così cambia anche l’uomo.

E come il fiume che scorre vorticoso e cambia il paesaggio, così il progresso continuerà per sempre a cambiare il nostro mondo.

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