giovedì 22 novembre 2012

Innamorarsi di un libro: Piccole donne

Innamorarsi di un libro. Completamente,perdutamente. Entrarci dentro e viverlo, con passione, slancio e partecipazione. 
A 7 anni.
E' questo quello che è successo a Margherita con il romanzo "Piccole donne".
Un amore così pieno, da portarla a leggerlo tutto d'un fiato, in pochissimi giorni.
E poi a tuffarsi dentro i romanzi-seguito:  prima "Piccole donne crescono", ora "Piccoli uomini", tra poco "I figli di Jo".
Un amore così pieno, da meritare un buono spazio anche nella nostra attività didattica.
Vi mostrerò tutto il lavoro svolto da Margherita trascritto al pc, per consentirne una più agevole lettura.

1 - Intanto, abbiamo preparato una scheda di lettura, che la bimba ha poi completato. 

SCHEDA DI LETTURA
DATI EDITORIALI
Titolo: Piccole donne
Autore: Luisa May Alcott
Casa Editrice: Giunti Junior
Numero di pagine: 316
GENERE DEL LIBRO
(romanzo, favola, racconto storico, ecc.)
Romanzo

LUOGHI DELLA STORIA
America; casa March; casa Laurence

TEMPO DELLA STORIA
Prima metà del 1800, durante la guerra di Secessione; la storia dura un anno, da Natale a Natale.

PERSONAGGI PRINCIPALI
La mamma, Meg, Jo, Beth, Amy, Laurie, il signor Laurence, il signor Brooke, il papà, la zia March, Hannah.

TRAMA
Il romanzo narra la storia delle sorelle March, il cui padre è partito per la Guerra Civile. Le sorelle, insieme alla mamma e all’amico Laurie, imparano ad affrontare le difficoltà della vita grazie alla loro unione e all’affetto che le lega.
Dopo tante difficoltà il papà torna a casa e nella famiglia March torna la serenità.

COMMENTO PERSONALE
A me “Piccole donne” è piaciuto molto: anzi, è il mio libro preferito!
Mi piace molto perché è interessante, coinvolgente e romantico.
Ha uno stile semplice che rende la storia più bella.

2 - Abbiamo giro-navigato insieme in rete, alla ricerca di immagini che rappresentassero le "Piccole donne", per scoprire che, nonostante una descrizione fisica piuttosto accurata da parte dell'autrice, le quattro sorelle March sono state immaginate in maniera estremamente diversa dai vari illustratori di copertine o sceneggiatori.

3 - Abbiamo visto tutti insieme il film: "Piccole donne" del 1949...

4 - ...e quello del1994.

5 - E la serie a cartoni animati "Piccole donne" del 1981...

6 - Oltre a qualche spezzone (di più non sono riuscita a reperire) di "Una per tutte, tutte per una", altra serie animata del 1987.


7 - Intanto, Margherita ritraeva e descriveva una per una le quattro sorelle, sotto il profilo fisico e caratteriale:

Descrivi fisicamente e caratterialmente Meg
Margareth è la sorella maggiore ed ha 16 anni: è molto graziosa,paffuta, di carnagione chiara, ha grandi occhi, una massa di soffici capelli bruni, labbra dolci e mani bianche di cui va alquanto orgogliosa.
Meg è matura e saggia anche se a volte è vanitosa e superficiale.
Ha un carattere socievole e dolce e si comporta come una mammina con le sorelle più piccole.
Meg lavora come governante anche se sogna di diventare ricca e di sistemarsi.

Descrivi fisicamente e caratterialmente Jo
Jo ha quindici anni, è molto alta, smilza e bruna e fa pensare a un puledro: sembra, infatti, di non sapere che fare delle sue lunghe membra che la impacciano a ogni passo e in ogni gesto.
Ha una bocca decisa, un naso buffo e acuti occhi grigi che sembrano vedere tutto e, a seconda dei casi, hanno un’espressione fiera, allegra o pensierosa.
Ha i capelli lunghi, folti e belli che tiene solitamente raccolti in una rete.
Jo ha spalle ricurve, mani e piedi grandi e il suo corpo pare mal sopportare i vestiti che lo coprono; la sua figura ha quell’aspetto scomposto delle ragazze che si stanno rapidamente trasformando in donne.
Jo è un vero maschiaccio!
Non è mai composta, fischia e odia le buone maniere.
Ha un carattere allegro, forte e coraggioso e adora leggere e scrivere, infatti da grande vuole fare la scrittrice.
Jo ha molta fantasia e per questo a Natale organizza sempre una recita scritta da lei.

Descrivi fisicamente e caratterialmente Beth
Elizabeth, chiamata da tutti Beth, ha 13 anni.
È una rosea fanciulla dai capelli fini, lo sguardo intelligente, le maniere schive, una voce timida e un’espressione placida che poche cose possono turbare.
Suo padre la chiama “Tranquillina”: Beth infatti sembra vivere in un suo mondo a parte dove regna la più completa felicità e dal quale si arrischia ad uscire solo per incontrare le poche persone che ama o nelle quali confida.
Beth ha un carattere dolce e timido ed ha sempre una parola buona per tutti.
Beth adora le bambole e per questo ne ha molte in camera sua.
Beth ha una salute molto cagionevole e non ha molti sogni per il futuro proprio per questo.
La più grande passione di Beth è suonare il pianoforte: quando suona dimentica la propria timidezza ed è felice.

Descrivi fisicamente e caratterialmente Amy
Amy è la più piccola delle sorelle ed è graziosa come una bomboletta: ha occhi azzurri, capelli biondi e boccolosi, incarnato pallido, corpo slanciato e un portamento da signorina.
Amy si piace molto ad eccezione del suo naso che lei tira ogni notte con una molletta da bucato.
Amy è vivace, egoista, vanitosa e un po’ viziata.
Amy si ritiene una persona della massima importanza ed è molto attenta alle buone maniere.
Le più grandi passioni di Amy sono la pittura e il disegno.
Amy pensa molto all’amore e infatti sogna un matrimonio felice.

8 - "Piccole donne" anche per rendere più accattivante l'analisi grammaticale: 
Analisi grammaticale
1 . Jo, da grande, vuole fare la scrittrice.
2 . Amy è brava a disegnare
3 . Meg sposa il Signor Brooke.
4 . Beth va da Laurie per suonare il pianoforte.
5 . La mamma è dolce e comprensiva.

9 - Ispirata da questa bella immagine, 

Margherita si è voluta cimentare anche in un acquerello, interpretato in chiave bambina, con tanti colori sgargianti, personaggi come si ereno ormai scolpiti nella sua mente (riprendono tutti i tratti ed i colori dei ritratti sopra, fatti coi pastelli) e tenere margheritine nel prato.

10 - Infine (almeno per ora), ecco il tema che la bimba ha scritto ieri, immaginando se stessa e le sue sorelle nei panni delle sorelle March:

Tema
Se io e le mie sorelle fossimo le “Piccole donne”…
Se io e le mie sorelle fossimo le “Piccole donne”, io sarei sicuramente Meg, anche perchè portiamolo stesso nome.
Meg è la maggiore come me, è giudiziosa, saggia, riflessiva e un po’ vanitosa.
Lei è molto materna con le sorelle, infatti tutte le vogliono un gran bene.
Mariangela assomiglia a Jo.
È coraggiosa, allegra, simpatica, buffa, ironica e sembra un po’ un maschiaccio!
Jo è un po’ bisbetica ma ha un cuoricione d’oro, per questo è amata da tutti.
È alta, magra e sempre scomposta come la mia sorellina.
Camilla assomiglia un po’ a Beth e un po’ a Amy.
A Beth per la sua dolcezza, la sua timidezza e la sua salute molto cagionevole.
Sembra un po’ Amy perché è graziosa, molto vanitosa e un po’ viziata.
Sembra proprio che il romanzo “Piccole donne” sia stato scritto pensando a noi!

lunedì 19 novembre 2012

Disprassia e home-schooling

La diagnosi di disprassia per Camilla ci ha messo, indubbiamente, di fronte ad una riflessione ancor più accurata sul nostro fare home-schooling.
Quindi, come genitori, educatori ed insegnanti, io e Papà Giorgio stiamo, in questi mesi, cercando di predisporre - ancor più che in passato - delle attività didattiche, ludiche e di vita pratica tarate sulle esigenze e le potenzialità della bambina.
A dispetto di quanto molti potrebbero pensare, noi crediamo che la scuola familiare sia, in questo caso, un'enorme risorsa, forse l'unica strada praticabile, per vari motivi.

1 - Assenza di paragoni e confronti umilianti
Infatti, vivendo un clima caldo ed affettivamente stabile, la bambina non soffre il paragone continuo ed il confronto diretto con voti, giudizi, valutazioni; con commenti sgradevoli e pungenti; con altri genitori o bambini o insegnanti che la potrebbero considerare come la bambina "strana".
Questo non vuol dire essere inconsapevoli della situazione o far vivere la bambina in una dimensione ovattata o iperprotettiva; dentro di lei anche in  casa - specialmente in una famiglia numerosa - il confronto, in qualche misura, avviene comunque ed è inevitabile, ma questo avviene in un contesto talmente naturale e rassicurante, da non gravare più di tanto sull'emotività della bambina.
Perché Camilla è consapevole - ne abbiamo parlato con lei ed i fratelli in maniera aperta - delle proprie difficoltà, e proprio per questo accetta i progressi dei fratelli nel naturale contesto dell'"ognuno ha i propri tempi", "ognuno ha le proprie caratteristiche".
Quindi, ad esempio, ha vissuto con tranquillità l'imparare ad andare in bicicletta senza ruotine di Mariangela o la facilità di lettura di Margherita o la scioltezza fisica e la buona capacità di coordinazione di Giovanni.
Camilla sa che, come Margherita ha bisogno dell'apparecchio per i denti o degli occhiali, come mamma e papà hanno bisogno della scala per prendere un libro in alto sullo scaffale, così lei ha bisogno di qualche aiuto esterno  (la logopedia, la fisioterapia, la stampatello maiuscolo scritto in grande) o di qualche  strumento per raggiungere alcuni dei  propri obiettivi.

2 - Il vantaggio immenso dell'insegnamento individualizzato.
Il primo aspetto consiste nel fatto che a lei chiediamo solo quello che può dare, senza insistenze, senza fretta, senza forzature e senza dover tenere il passo con altri bambini, molti dei quali privi delle sue difficoltà.
Il secondo aspetto consiste nella metodologia didattica: evitiamo accuratamente il metodo oggi praticato in tutte le scuole, che consiste nel proporre ai bambini, su uno stesso argomento, diecimila schede prestampate, l'una diversa dall'altra e ciascuna con una impostazione completamente differente dalle altre.
Da noi, invece, ogni lettera dell'alfabeto, ad esempio, è stata presentata in maniera ritualizzata, ciascuna con le stesse modalità, gli stessi espedienti, gli stessi esercizi utilizzati per le altre.
Nella ripetizione, il bambino disprassico (ma anche quello non disprassico) acquista la sicurezza data da quell'ordine e quell'organizzazione che a lui mancano.
Uno degli strumenti che abbiamo utilizzato sono stati i cassettini delle lettere dell'alfabeto. Si tratta di uno strumento semplicissimo, ma molto efficace: abbiamo acquistato in ferramenta una piccola cassettiera di plastica, di quelle comunemente impiegate per dividere i vari tipi di viti o bulloni. Dentro a ciascun cassettino vengono messe delle piccole letterine di plastica, tutte raffiguranti la stessa lettera; all'esterno del cassettino viene messa la rappresentazione scritta della lettera conservata all'interno. In questo modo, per apprendere la scrittura, la bambina dapprima metteva in fila le singole lettere sul tavolo; in un secondo tempo ha iniziato a ricopiare la parola sul suo quaderno, facilitata dal fatto di vedere realizzato quanto doveva scrivere; il terzo ed ultimo passo, nell'apprendimento delle lettere, è stato quello di togliere di mezzo il cassettino e lasciare che la bambina scrivesse "a memoria" le lettere già apprese.  Questo elementare strumento risulta particolarmente efficace perché il bambino disprassico non ha memoria mentale ed ha una sostanziale difficoltà di astrazione e l'apprendimento della scrittura - ed, anzi, la scrittura in sé stessa - è qualcosa di completamente astratto, perché le lettere, in natura, non esistono.
Il passo successivo - se e quando lo si potrà compiere - sarà quello di introdurre il carattere corsivo; non, però, prima del prossimo anno scolastico.

Abbiamo presentato dapprima le vocali, poi le consonanti: una alla volta, lentamente, da giugno ad oggi.
Poi, la mano con le 5 dita, una per ogni vocale. Quindi: MA-ME-MI-MO-MU; BA-BE-BI-BO-BU; SA-SE-SI-SO-SU... ecc...

3 - La flessibilità dei tempi, dei luoghi e delle modalità.
Non dovendo rispettare orari fissi e predeterminati, ogni momento diviene potenzialmente buono per l'apprendimento.
Per la matematica, in particolare, ogni momento ed occasione sono potenzialmente quelli buoni: a tavola, soprattutto, Camilla è ben predisposta a contare: i maccheroni che ha nel piatto, i grissini, le fettine di frutta... sono tutte occasioni per contare ed iniziare ad eseguire le prime - semplicissime - addizioni e sottrazioni.
Poi, naturalmente, capita spesso di "trovarla" intenta a contare oggetti per conto proprio, nella tranquillità della cameretta...

O di proporre di contare qualcosa in luoghi e momenti inaspettati: durante un recente pomeriggio in campagna, ad esempio, ci siamo trovati a contare gli anni degli alberi in base al numero dei loro anelli...

Infine, la libertà degli orari. La bimba sta effettuando un ciclo di fisioterapia, così come la scorsa estate uno di logopedia: ebbene, mattina o pomeriggio che sia, per noi va sempre bene, perché l'estrema flessibilità dei nostri orari ci permette di gestire questi impegni senza stress né grossi equilibrismi o difficili incastri tra orari di scuola-corsi-rientri pomeridiani o altro.

4 - Attività mirate
A questo proposito, su indicazione della fisioterapista, abbiamo predisposto per lei diverso materiale di gioco. La bambina fa molto volentieri la fisioterapia, aspettando l'arrivo di T. con gioia ed impazienza. Lo stesso fanno i suoi fratelli perché, verso la fine dell'ora, vengono coinvolti anche loro nei giochi di movimento.
Questo è importante per noi, a livello familiare, ma è anche un orgoglio particolare per Camilla, che può permettersi di insegnare ciò che ha imparato ai suoi fratelli, scoprendoli spesso più "imbranati" di lei. E' stato così, qualche sera fa, per fare e disfare i nodi, è stata proprio Camilla a mostrare alle sorelle come fare!
Tra questi strumenti ed attività:
- Salire e scendere le scale;
- Fare e disfare nodi;
- Alzare ed abbassare la tapparella;
- Infilare perline, stimolata dal piacere di creare dei bei "gioielli" da indossare e con cui farsi bella; 
- Il pannello delle luci colorate: un rettangolo di polistirolo in cui abbiamo ritagliato diverse finestrelle quadrate rivestite di plastica variopinta, che viene usato al buio, puntando una torcia ora qua ora là sulle singole finestrelle colorate, per allenare il controllo oculare;
 
- I riquadri di nastro adesivo applicati sul pavimento: per saltare in modo il più possibile ordinato e coordinato, alternando l'uso di ciascuna gamba.

- Massaggi e rilassamento dei muscoli facciali, ecc.

5 - Un aiuto costante, mirato, attento ma non oppressivo.
La bimba incontra delle grosse difficoltà nel fissare lo sguardo, e quindi di concentrazione.
Piuttosto che tentare delle misure correttive dirette vere e proprie, noi preferiamo -ad esempio- portare i bimbi nel bosco per raccogliere le castagne cadute dagli alberi, il che richiede di fissare lo sguardo tra le foglie, per identificarle e quindi raccoglierle. Dapprima la bimba faceva fatica e, tra le foglie ed i rami caduti, non riusciva a trovarle. Poi, arrivati ad una radura piena zeppa di frutti caduti, la bimba è stata facilitata e ne ha trovate e raccolte parecchie; così poi, allenato lo sguardo e compreso come procedere, anche proseguendo sul sentiero precedente continuava a scovare castagne e ricci in qua e là, felicissima per questa sua nuova conquista.
La stessa cosa si può riproporre al parco per cercare le foglie secche, in un campo di grano per spigolare, in un prato per cercare un certo tipo di fiore... A casa, poi, si possono "smontare" le spighe esercitando la motricità fine; sbucciare i piccoli chicchi e triturarli per ricavarne farina, e mille altre attività educative e divertenti.
Per aiutare la bimba a vestirsi e svestirsi con ordine e, in generale, a tenere ordinati e far combaciare i singoli pezzi, abbiamo giocato con gli orsetti da vestire e svestire con gli abitini di carta, perché ciò stimola la coordinazione oculo-manuale e richiede attenzione nel far combaciare i pezzi e nel mantenere poi tutto in ordine.
Inoltre, vestendo e svestendo gli orsetti, viene facilitata la funzione narrativa, perché da lì si può ben partire a raccontare una storia: perché orsetta Rosa si mette il cappottino ed il cappello?
Dove sta andando? A fare cosa?...

La scorsa estate tanti giochi, esperimenti ed attività con l'aria furono pensati e strutturati appositamente per lei. Soffiare, fare le bolle, gonfiare un palloncino, correre, saltare... sono tutte attività psico-motorie (come si dice oggi) utili, preziose e divertenti, per il bimbo disprassico e per gli altri membri della famiglia.

Ultimamente, stiamo proponendo anche alcuni giochi di società tradizionali, per aiutare la bimba nell'attenzione, nel fare i conti e nel seguire un ordine. Tra questi, in particolare, il vecchio gioco dell'oca.

Altre attività molto utili, costruttive e insieme divertenti ed appassionanti sono la cucina e la pittura.
Pur essendo, in generale, poco predisposta al disegno, dalla "pittura guidata" Camilla trae una grande soddisfazione e, con il tempo e l'applicazione, è arrivata ad ottenere dei risultati impensabili fino a qualche mese fa e comunque davvero pregevoli.


6 - Il contesto familiare
Il contesto della nostra famiglia, con tanti bimbi tutti vicinissimi d'età, resta fondamentale.
In primo luogo, per i genitori, il fatto di avere molti bambini da seguire, non tutti con le difficoltà di Camilla, aiuta fortemente a vivere con maggiore leggerezza e a non concentrarsi in maniera esclusiva ed opprimente sulla sola bimba disprattica.
In secondo luogo, la famiglia resta sempre e comunque il punto di partenza per tutte le attività, che vedono coinvolti tutti e non sono mai (o sono solo in parte) appannaggio esclusivo della Bambina. Ad esempio, in questo periodo, per la fisioterapia a domicilio che, anche grazie al nostro fare scuola familiare, Camilla sta effettuando un paio di mattine la settimana.

7 - Le difficoltà, comunque, non mancano
Tutto bello? Facile? Piacevole?
No, assolutamente.
Un disturbo generalizzato, qual è la disprassia, proprio per il suo coinvolgere tutta la persona rischia di diventare veramente pesante da gestire, per il bambino e per tutta la famiglia. 
Le difficoltà sono tante, i progressi altalenanti, a volte meravigliosamente rapidi, a volte travolti da fasi regressive in cui tutto sembra andare a rotoli. Ad esempio: la bambina ha iniziato a sillabare, ma non è riuscita, finora, ad apprendere la lettura vera e propria, scandendo le parole intere. Avendo una limitatissima memoria interna, specie di astrazione, ad ogni nuova sillaba pronunciata scandendo la parola, dimentica la sillaba precedente e così, ad oggi, risulta ancora del tutto impossibile la lettura.
Le varie competenze (anche le più banali, come il colorare o lo scrivere il proprio nome correttamente), una volta acquisite, vanno comunque sempre sostenute con costante allenamento ed esercizio, pena il loro disperdersi in pochissimo tempo.
Eppure proprio queste difficoltà ci motivano ancor di più a proseguire sulla strada della scuola familiare, convinti che l'attenzione e l'amore della sua famiglia, pur sempre uniti anche a supporti professionali esterni possano, alla lunga, soltanto ripagare con buoni frutti.

venerdì 16 novembre 2012

Coltivare funghetti

In tema di bosco e prodotti d'autunno, vi voglio mostrare una simpatica attività che ho proposto ai bambini già diversi mesi fa.
Nell'ultimo anno, per esplorare e capire al meglio l'elemento-terra, i bambini hanno seminato, curato e visto crescere un po' di tutto.
Prima i fagioli, poi piantine e semini di fiori diversi, tra cui le margherite, poi il grano.
Ciò che forse, però, li ha entusiasmati maggiormente, è stata la coltivazione dei funghi champignon.
Avendo io tutt'altro che il pollice verde, ho acquistato molto volentieri un kit semplice a prova di principianti contenente una vaschetta di polistirolo piena di terriccio e, a parte, una bustina di pre-seminato.
Seguendo bene le indicazioni piuttosto rigorose su temperatura e luce, abbiamo deciso di porre il nostro vasetto in garage.
Nonostante le cure attente e scrupolose dei bambini, il tempo di attesa è stato molto più lungo di quello previsto dalle istruzioni ma, quando ormai stavamo per perdere ogni speranza, a circa un mese di distanza dalla "semina", sono spuntati alcuni funghetti. Proprio 5 funghetti, uno per uno! Non vi dico l'entusiasmo dei bambini!
In pochi giorni i funghi sono cresciuti parecchio, finchè abbiamo deciso di raccoglierli e prepararli... 


...per cena. O, forse, meglio dire per un gustoso antipastino composto da 5 funghetti impanati dalle manine felici dei bimbi e poi fritti.
Dopo i primi funghi, ne sono spuntati altri nel nostro vasetto, per cui il tutto è ricominciato.

Quest'autunno abbiamo poi potuto osservare la crescita spontanea dei funghi nel bosco ed anche nei prati, in particolare durante un bel pomeriggio in campagna la scorsa settimana, quando abbiamo ammirato una quantità enorme di funghi spuntati naturalmente.

Tutto ciò ci ha dato lo spunto per leggere insieme "I funghi di Marcovaldo" di Italo Calvino, in un'edizione un po' semplificata tratta dalla Guida Unica Ibiscus, classe terza.
Margherita ha poi, come al solito, lavorato sul testo con la divisione in sequenze ed il riassunto.

I funghi di Marcovaldo
Un mattino, mentre aspettava il tram che lo portava al lavoro, Marcovaldo notò qualcosa di insolito alla base degli alberi: nella terra sembrava che si gonfiassero bernoccoli che qua e là s’aprivano.
Marcovaldo si chinò a legarsi le scarpe e guardò meglio: erano funghi, funghi veri, che stavano spuntando proprio nel cuore della città!
La sera, durante la cena, annunciò trionfante alla moglie e ai figli: “Sapete che vi dico? Entro la settimana mangeremo funghi! Una bella frittura! V’assicuro!”.
La notte tra il sabato e la domenica piovve: come i contadini dopo mesi di siccità si svegliano e balzano di gioia al rumore delle prime gocce, così Marcovaldo, unico in tutta la città, si levò a sedere nel letto, esclamando:
“È la pioggia! I miei funghi cresceranno!”.
All’alba, con un cesto preso in prestito, corse all’aiuola.
I funghi c’erano, ritti sui loro gambi, coi cappucci alti, sulla terra ancora zuppa d’acqua.
Erano talmente tanti che Marcovaldo, in un impeto di generosità, si rivolse alle poche persone che a quell’ora stavano aspettando il tram: “Ehi, voialtri! Volete farvi un fritto di funghi questa sera? Venite con me! Ce n’è per tutti!. E s’incamminò, seguito da un codazzo di persone. Ne raccolsero tanti e, in mancanza di cesti, li misero negli ombrelli aperti.
Qualcuno disse:”come sarebbe bello fare un pranzo tutti insieme!”.
Invece, ognuno prese i suoi funghi e andò a casa propria.
Ma si rividero presto, anzi, la sera stessa, nella stessa corsia dell’ospedale, dopo la lavanda gastrica che li aveva salvati dall’avvelenamento.

mercoledì 14 novembre 2012

La castagna



Dopo la nostra gita nel bosco, abbiamo dedicato diverse giornate alla conoscenza della castagna.
Le attività sono state tante e varie, alcune adatte a bimbi di diverse età,altre più specifiche. Il tutto è stato, comunque, reso particolarmente significativo dal contatto diretto col frutto, a partire dalla sua raccolta  nell'ambiente naturale, fino alla degustazione.

1 - Per Margherita (classe III), un dettato, elaborato e semplificato da questo testo.
DETTATO  - La castagna, dono d’autunno. 
Tipicamente autunnale, la castagna prende il suo nome da quello di un’antica città della Tessaglia, regione al nord della Grecia, che sorgeva al centro di estesi castagneti.
In Europa ne parlò per primo Senofonte, nel IV secolo a.C., definendo il castagno come “albero del pane”. In seguito Marziale, nel I secolo a.C., e poi Virgilio descrissero il consumo e la coltivazione delle castagne.
In passato le castagne erano considerate un dono preziosissimo della natura perché potevano sfamare negli inverni più rigidi, si conservavano a lungo, si prestavano a moltissime ricette e addirittura venivano usate come moneta di scambio. I boschi venivano tenuti puliti proprio in attesa della loro caduta e la raccolta era uno dei momenti più vivaci e allegri delle comunità montane.
Oggi abbiamo perso questa tradizione e con essa il vero valore di questo frutto che, dal punto di vista nutrizionale, può essere paragonato ad un cereale per la quantità di carboidrati che contiene.
Le loro proprietà nutrizionali sono eccezionali: sono ricche di sali minerali, vitamine e carboidrati.
Sono ottime sia bollite, sia saltate sulla fiamma (le caldarroste).
Con le castagne secche si può ottenere una farina particolare, con cui preparare un dolce molto conosciuto: il castagnaccio. La stessa farina può essere usata per preparare anche altre specialità; innumerevoli sono le ricette disponibili, dagli gnocchi alla polenta, dalle frittelle alle torte.
Le castagne sono buonissime nelle minestre di verdure, al posto del pane o della pasta, e accompagnano bene ogni tipo di pietanza.
Infine, le castagne vanno benissimo per i bambini piccoli perché sono più digeribili dei carboidrati dei cereali, purché si facciano cuocere a lungo.
È bellissimo andare per castagne nei nostri boschi: si passa una meravigliosa giornata nel silenzio della natura e nella bellezza di questi boschi che si preparano per l’autunno.

2 - Intanto i più piccoli coloravano le castagne e la loro raccolta...

3 - Poi abbiamo letto tutti insieme questa filastrocca, che per Margherita è diventata un altro dettato.
LA CASTAGNA
C’è un frutto rotondetto,
di farina ne ha un sacchetto,
se lo mangi non si lagna:
questo frutto è la castagna.
La castagna è proprio buona,
è lucente, un po’ birbona:
giù dal riccio schizza via,
se ti punge, mamma mia!
La castagna in acqua cotta
prende il nome di ballotta;
arrostita e profumata
prende il nome di bruciata.
Se la macini è farina
dolce, fine, leggerina:
se la impasto cosa faccio?
Un fragrante castagnaccio!

4 - Queste tre leggende sulla castagna, oltre che esercizio di lettura, sono state analizzate con alcune domande e risposte, sia a livello contenutistico, che grammaticale.
Tre leggende sulla castagna
Tanto, tanto tempo fa, le castagne non avevano il riccio, ma erano appese ai rami come le mele. Un giorno tre di loro decisero che quell’inverno non volevano soffrire né il caldo né il freddo e quindi si rivolsero al castagno più vecchio.
L'albero consigliò loro di chiedere ai ricci del bosco di portare i loro amici morti. Le castagne così fecero, tolsero la pelliccia spinosa dai ricci morti e la avvolsero addosso. Da quel giorno, narra la leggenda, le castagne ebbero il riccio.  

Un’altra narra che moltissimi anni fa, in un bosco di montagna, viveva una famiglia di ricci: mamma, papà e i loro piccoli. Accanto ad essi, c’era un enorme albero pieno di castagne.
Ogni giorno, un gruppo di scoiattoli affamati si avvicinava all’albero per mangiarne i frutti. Un bel giorno, la famiglia dei ricci pensò di fare una passeggiata nel bosco. Sentì delle lamentele e si avvicinò curiosa all’albero per vedere chi fosse.
Salì sopra e rimase sorpresa nel vedere le tristi castagne che si lamentavano, e spiegarono loro degli scoiattoli che le mangiavano. Insieme, escogitarono un bel piano: al momento dell’arrivo degli scoiattoli, le castagne si sarebbero nascoste dentro i ricci.
Così fecero. Da quel giorno, gli scoiattoli si punsero e non vennero più a disturbare le castagne. Ecco perché, ancora oggi, le castagne mantengono il loro riccio per proteggersi dal nemico.

Infine, un’altra leggenda fa risalire a San Benedetto l’apertura dei ricci. Per ascoltare le preghiere delle popolazioni che volevano sfamarsi con le castagne, il santo le benedì. Queste si aprirono immediatamente, ricordando con la loro apertura il segno della Croce.

5 - Un approfondimento sulla castagna, preparato da noi partendo da Wikipedia ed altro materiale trovato in rete, e arricchito di tante immagini.
Castagna (Classe III)

6- Un problema matematico:  Problema
Il conte Attilio va a raccogliere castagne nella sua tenuta, assieme al suo servitore Gastone.
Insieme riempiono 23 sacchetti con 170 castagne ciascuno.
Alla fine della giornata, controllando le castagne raccolte, ne gettano via 73 marce.
Quante castagne restano al conte da arrostire?


7 -  Cornicette a quadretti, disegnate da Margherita, Camilla e Mariangela.

8 - Castagne ad acquerello!!! 
Margherita

Camilla

Mariangela

Giovanni

martedì 13 novembre 2012

Bosco d'autunno, tra funghi e castagne

Anche questo autunno, complici molte giornate di sole, ci ha offerto l'occasione per diverse gitarelle e scampagnate alla scoperta della natura.
Una delle più piacevoli è stata sicuramente quella nel bosco delle Betulle, nei pressi di Zocca (MO).
Ci eravamo già stati la scorsa estate, ripromettendoci di tornare in altri momenti dell'anno per osservare dal vivo i cambiamenti della natura nelle diverse stagioni. E così è stato.
Questa volta abbiamo percorso un lungo tratto di castagneto, entrando davvero nel vivo dei profumi e dei colori autunnali. 
Un bel pomeriggio limpido ci ha permesso di esplorare il bosco ammirando lo spuntare di una quantità enorme di funghi di diverse qualità...

E di entrare nel vivo di un argomento da approfondire, poi, nei giorni seguenti: la castagna.
I bambini si sono divertiti un mondo ed entusiasmati nella raccolta di questi doni d'autunno, tanto da protestare a più voci al momento di rincasare.
Siamo, comunque, tornati a casa con una gran quantità di castagne, tutte da gustare -con immensa soddisfazione - sia bollite che arrostite.


Il giorno dopo ogni bimbo si è ritratto intento nella raccolta delle castagne nel bosco...
Margherita

Camilla
Mariangela

Giovanni

Per altre attività didattiche a tema, rimando al prossimo post.

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