giovedì 17 novembre 2011

La torta dell'autunno: il porcospino Pino


Ecco qui la nostra torta dell'autunno, realizzata in un paio di pomeriggi dai bambini con il mio aiuto.
Torta d'autunno per l'utilizzo della frutta di stagione (le mandorle, nel nostro caso) e per il soggetto che rappresenta.
Abbiamo scelto come personaggio il porcospino Pino, che ci sta tenendo compagnia dall'inizio della stagione: dapprima comparendo sulla porta di casa, poi "infilandosi" nella storia d'autunno, come allegro aiutante delle piccole castagne...
Ora Pino si è trasformato in un delizioso zuccotto-tiramisù, tutto ornato di mandorle-aculei e farcito con crema al mascarpone su pan di spagna e savoiardi inzuppati di sciroppo al caffè e cacao...
Se ne stava accucciato su un prato di savoiardi verdini, prima di essere divorato da una famigliona di golosi...

La torta porcospino ha poi costituito un buon punto di partenza per attività didattiche varie: la stesura della ricetta punto per punto (Margherita-Parodina!), problemi matematici, disegni...

 











martedì 15 novembre 2011

Storia di cinque piccole castagne

Ecco qui la nostra "storia dell'autunno":  un piccolo racconto inventato dai bambini dopo una giornata al parco passata a raccogliere castagne selvatiche, ormai quasi due mesi fa.
Ognuno di loro ha personificato una castagna su di sè, compreso Tommaso, a cui i più grandi hanno dedicato la piccola castagna Luisetta.
Poi io ho illustrato il racconto e loro l'hanno colorato, una pagina al giorno.
Intanto, Margherita ha scritto la storia sotto dettatura, e poi ha lavorato un po' sul testo.
Alla fine, le cinque castagne sono state davvero decorate con occhietti e bocca, ed ora stanno al calduccio nel loro cestino...

(In fondo al post, lascio il link per scaricare testo ed immagini in pdf.)


STORIA DI CINQUE PICCOLE CASTAGNE
C’era una volta una piccola castagna chiamata Caterina .
Era marroncina, lucida, tondetta, un po’ cicciotta.
Viveva su un grande albero nel parco, ben chiusa e riparata dal suo riccio verdino e spinosetto.
Poi, in un fresco giorno d’ottobre, si staccò.
Cadde giù dal suo ramo ancora racchiusa dal suo amico riccetto che però, al momento dell’impatto al suolo, si ruppe.
Che paura! Cosa avrebbe fatto adesso?
Si guardò attorno.
Vicino a lei, sparse sul suolo, c’erano tante delle sue sorelline.
C’era la castagna Giorgetta: era bella, grande e forte.
E poi, c’era Gingerina, la castagna più simpatica e birichina.
E la castagna Anna, bella, elegante ed un po’ timida.
Ed anche la castagna Luisetta, la più piccolina e buffa.
Le castagne, ad un tratto, incontrarono una famiglia di porcospini.
Tra loro, c’era il porcospino Pino: era buffo, simpatico e molto giocherellone. Con lui si divertirono un sacco a ruzzolare tra le foglie secche, su e giù per il prato ormai ingiallito.
Poi, stanche ed un po’ infreddolite, iniziarono a preoccuparsi. Come avrebbero trascorso la notte?
Fortunatamente, si avvicinarono loro due scoiattolini. Erano Chicca e Gigetto, e le aiutarono a radunarsi sotto un grande albero. Poi, le coprirono con tante foglie rosse e profumate che le ripararono dolcemente dall’aria frizzante della sera.
Il mattino dopo le castagne videro arrivare tanti bimbi: erano cinque fratellini venuti a giocare nel parco con la loro mamma ed il loro papà.
Subito, i bambini più grandi si accorsero di quanto fossero belle quelle castagne, e decisero di  raccoglierle e di portarle a casa loro.
Là, le posero in un bel cestino di paglia, e le coprirono con una calda copertina imbottita.
Così, Caterina e le sue sorelle trascorsero un autunno ed un inverno bellissimi, al calduccio e in allegra compagnia.


















domenica 13 novembre 2011

La fiera di San Martino in Rio

Dato che la vicenda di San Martino aveva particolarmente affascinato i bambini, abbiamo organizzato una gitarella per domenica pomeriggio, per assistere alla rappresentazione della leggenda.
San Martino in Rio è un paesino in provincia di Reggio Emilia che ogni anno organizza la Fiera di San Martino dove, tra bancarelle, falconieri, giochi di fuoco, tiro con l'arco e Legio Romanica, tanti figuranti in costume d’epoca hanno dato vita alla rievocazione, rimettendo in scena le traversie del Santo Martino, che spezzò il suo nobile mantello per coprire un povero mendicante.
Tutto ciò ci e piaciuto così tanto, da convincerci a rimanere là per assistere ad una seconda rappresentazione, stavolta nel buio del tardo pomeriggio, dove torce e fiaccole hanno reso ancor più suggestivo il tutto.
Ciò che ha colpito ed entusiasmato di più i bimbi, comunque, è stata una piccola passeggiatina sui pony, che hanno voluto rappresentare, stamattina, nei loro disegni.


 

 




venerdì 11 novembre 2011

L'estate di San Martino

L'ultima settimana è stata caratterizzata da temperature miti, gradevoli, decisamente non autunnali. 
Qualche giorno fa, Giovanni ha persino raccolto nel prato -con immensa meraviglia e grande orgoglio- una tenera margheritina. 
Ecco l'occasione per spiegare l'estate di San Martino, collegando tra loro in maniera semplice e spontanea osservazione della natura, sentimento religioso popolare, lingua italiana, arte, disegno e piacere di stare a tavola.
Così  ho dapprima letto ai bambini la leggenda (nella bella versione di Menicucci postata da Lapappadolce).
Poi, ieri mattina, siamo andati tutti al mercato per acquistare le prime castagne dell'anno.
E stamattina Margherita ha scritto la poesia di Nano Giustino sotto dettatura e poi illustrato la leggenda, mentre i fratellini la coloravano (immagine tratta da midisegni.it), aiutati da diverse immagini sacre.
Nel pomeriggio ci siamo poi dedicati alla castrazione dei marroni, in attesa di gustare le caldarroste, questa sera...


San Martino

San Martino era un bel soldato, giovane e forte. Se ne andava, in un giorno di novembre, lungo una strada di campagna e si riparava dalla pioggia con un pesante martello che l’avvolgeva tutto.
“Che brutta stagione!” disse guardandosi attorno.
Gli alberi avevano perduto le loro foglie e alzavano i rami stecchiti e nudi verso il cielo grigio, tutto uguale, che prometteva pioggia per chissà quanto tempo. Non c’era un fiore nei prati; quella poca erba era tutta inzuppata d’acqua e in mezzo vi saltavano le rane e facevano gre gre.
La strada era deserta, tutti stavano riparati dentro le case. Soltanto un mendicante se ne stava seduto sopra un paracarro, al margine della strada e tremava sotto la pioggia, cercando di ripararsi sotto pochi cenci che ormai erano intrisi d’acqua e non servivano più a nulla.
“Poveretto!” disse Martino, fermandosi davanti a lui… “Vorrei tanto aiutarti, ma i soldati sono poveri e ti dico la verità che in tasca non ho neppure una moneta per farti bere qualcosa che ti scaldi”.
“Non importa” rispose il poveretto rannicchiato sotto l’acqua. “Mi hai detto una buona parola. Anche questa è carità. Non capita spesso…”
“Aspetta!” disse ad un tratto Martino “Qualcosa ce l’ho”. Trasse la spada e tagliò il mantello in due parti.
“Ecco qua” disse contento “Mezzo per uno e staremo abbastanza caldi tutti e due”. Posò il mantello sulle spalle del vecchio che lo guardava con riconoscenza e proseguì lietamente il suo cammino.
Poco dopo incontrò un altro mendicante, anche questi lacero e tremante sotto la pioggia gelida che veniva giù.
“Quanti poveri ci sono al mondo!” disse fra sè Martino e la sua bella contentezza era svanita. Lo spettacolo della miseria gli aveva rattristato il cuore. Senza neppure pensarci su un momento, si tolse la metà del mantello che si era gettato sulle spalle e lo regalò al mendicante.
Martino camminava e pregava Dio per la povera gente e si sentiva il cuore pieno di amore e di pietà. Era così assorto nei suoi pensieri che non si era neppure accorto che aveva smesso di piovere. Guardandosi attorno pensò di sognare. Il cielo si era schiarito e le pozzanghere erano piene di riflessi azzurri. All’orizzonte era apparso un bellissimo arcobaleno e il sole era caldo e luminoso. Le siepi erano tutte fiorite e gli uccellini, sugli alberi, cantavano lietamente. Non pareva più autunno, ma la dolce e tiepida primavera.
Dio aveva voluto ricompensare l’atto generoso di Martino e gli aveva mandato un segno della sua benevolenza.
Da allora, nel pieno dell’autunno, s’è sempre qualche giornata tiepida, il sole splende e i rami spogli provano anche a mettere qualche gemma. Gli uomini dicono che quella è l’estate di San Martino che il cielo, ogni anno, manda sulla terra per ricordare l’atto pietoso del Santo che regalò il suo mantello ai poveri.

M. Menicucci


Poesia
La leggenda di San Martino
Umido e freddo spunta il mattino,
ed a cavallo va San Martino.
Quand’ecco appare un mendicante,
lacero e scalzo, vecchio e tremante.
Il cavaliere mosso a pietà,
vorrebbe fargli la carità
Ma nella borsa non ha un quattrino,
e allora dice: “Oh, poverino!
Mi spiace, nulla io posso darti,
ma tieni questo per riscaldarti”.
Divide in due il suo mantello,
metà ne dona al poverello.
Il sole spunta e brilla in cielo,
caccia la nebbia con il suo velo
E San Martino continua il viaggio,
sempre allietato dal caldo raggio.
(Nano Giustino)





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